Il Quad procede con l’Exercise Malabar: la prima mossa per contenere la Cina nelle acque dell’Indo Pacifico

Il 17 Novembre, le navi da guerra di quattro democrazie, Stati Uniti, India, Giappone e Australia hanno dato il via alle strategie e all’esercitazione nel mare di Goa. L’“Exercise Malabar”, si ripresenta dopo 13 anni dal suo primo appuntamento tra i quattro paesi sotto forma di un’alleanza informale, soprannominata “Quad”.

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The Quadrilateral Security dialogue (QSD, Quad), che viene percepita come una sorte di “NATO asiatica”, ha formalmente il ruolo di assicurare la collaborazione militare e politica di questi quattro alleati, ognuno dei quali ha interessi strategici nel mare dell’Indo-Pacifico. Ufficiosamente è un forum che cerca di contrastare l’aggressione, l’espansione e il potere cinese nel mar Cinese Meridionale e Indo-Pacifico da dove passa più del 60% del traffico marittimo mondiale. Il fondatore dell’alleanza Quad nel 2007 è attribuita a Shinzo Abe, l’ex Premier Giapponese. La creazione dell’alleanza 2+2 è stata poi seguita da diverse esercitazioni navali collaterali a Malabar. Con l’istituzione del Quad, Abe si è distinto dagli altri leader giapponesi per la sua iniziativa diplomatica, presentando inoltre la sua dottrina “Confluenza dei due mari” che presentò al parlamento indiano nell’agosto 2007. La dottrina di Abe ha continuato a prendere forma con l’obbiettivo strategico di rafforzare la sicurezza giapponese dell’Indo-pacifico ed utilizzare il Quad per intensificare i rapporti economici congiunti con gli altri membri dell’alleanza. L’obbiettivo era anche quello di attrarvi i piccoli paesi della zona Indo-pacifica stanchi della dominanza cinese. 

La dottrina di Abe ha trovato un notevole riscontro in India, prima con il governo di Manmohan Singh e successivamente con Modi. L’India da anni subiva progetti e iniziative che nascondevano i complotti cinesi e pakistani come il China Pakistan Economic Corridor e la Belt and Road Initiative, usati come pretesto per circondare via terra l’India da nord. L’establishment indiano inoltre si è rivelato attento anche nell’osservazione della strategia marittima cinese, chiamata “la stringa di perle”, che ha sviluppato una catena di porti civili, cargo e militari dall’ Est Africa all’Indo Pacifico, circondando l’India via mare.Con il passare del tempo e il susseguirsi dei governi nei quattro paesi, il Quad si è trasformato in un summit tri-laterale tra India, Stati Uniti e Giappone. Mentre l’Australia si era ritirata dal gruppo, per poi ritornare a farne parte nel 2017.Il recente cambiamento di scenario nel Sud Asia, gli scontri tra India e Cina di quest’estate, la tensione con il Nepal maoista per le frontiere e le imminenti elezioni Presidenziali negli Stati Uniti, hanno velocizzato le dinamiche tra i 2+2. Il Segretario di Stato Americano Pompeo, con la firma della Basic Exchange and Cooperation Agreement (BECA) tra lui e il Presidente Modi, ha iniziato da Nuova Delhi in ottobre il suo tour de force in Asia, consolidando il fronte contro il nemico cinese.

La BECA mette dati militari satellitari, il Geospatial intelligence americana, a disposizione dell’India, migliorando le prestazioni della marina militare e dell’aviazione indiana nell’Indo-Pacifico. Subito dopo Pompeo si è spostato in Sri Lanka, dove ha continuato il pressing su i fratelli Rajapaksha. Dopo la visita di Pompeo, Jayanath Colombage, il segretario degli Esteri Sri Lankese, ha chiarito che il Presidente Rajapaksha ha assicurato a Pompeo che lo Sri Lanka rimarrà un paese neutrale, mantenendo il suo posto sotto l’ala aereo-marittima indiana senza mai mettere in pericolo la sicurezza strategica dell’India. Inoltre Stati Uniti e l’India proseguono nel sostenere la strategica necessità di concedere i diritti per lo sviluppo dell’Eastern Container Terminal del porto commerciale di Colombo ad un consorzio Indo-Giapponese. Non è un caso che la visita di Pompeo avvenga dopo quella del Vicepremier Cinese Yang Jieci, avvenuta due settimane prima, per assicurare gli interessi cinesi.

Il 6 Novembre, il summit virtuale bilaterale tra i due presidenti di Italia e India, ha prodotto un condiviso piano strategico per i prossimi cinque anni che si basa sulla cooperazione in vari settori, tra la quale difesa, energia, cinema, tecnologia ed investimenti. Entrambi i Presidenti hanno condannato ogni forma di estremismo e si sono accordati per raffinare al meglio la continuità nella presidenza del G20 dei 24 mesi di Presidenza del G20 tra Italia (2021) e India (2022) e rafforzare la loro cooperazione.

Quando si tratta di cooperazione regionale, l’Italia è consapevole dell’importanza strategica dell’Indo-pacifico, da dove passa la maggior parte del commercio internazionale e della fornitura energetica. Come scrive l’Ambasciatore Vincenzo De Luca in un saggio del 12 novembre dell’importante quotidiano indiano Hindustan Times: “Riconoscendo l’importanza strategica dell’Indo-pacifico, l’Italia si impegna con l’India ed altri partner per assicurare che le infrastrutture costruite siano fatte nello spirito della trasparenza e siano basate sull’ordine, leggi ed accordi internazionali e libertà di navigazione”. In ottobre, poche settimane prima del summit, Fincantieri ha firmato un accordo strategico con la Cochin shipyards Ltd. (il suo equipollente indiano) per lo sviluppo, la costruzione e la formazione nel settore navale.

Subito dopo il summit Conte-Modi, il segretario degli esteri Indiano, Harsh Vardhan Shringla ha visitato il Regno Unito, la Francia e la Germania per portare a termine diverse discussioni bilaterali e multilaterali ma anche per essere certo di un supporto europeo sulla strategia indiana nell’Indo-Pacifico. Sembra che l’eredità di Abe, ora sia diventata un vero e proprio ombrello per contenere il drago cinese in mare. 

Il 15 Novembre la Cina ha risposto con la firma della Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) che stipula un accordo regionale del commercio con 15 paesi dell’ASEAN inclusa l’Australia. Se ratificato da almeno 6 paesi ASEAN e 3 membri non ASEAN, la RCEP potrà creare una vera e propria Free Trade Area con 15 paesi, che rappresentano il 28% del PIL mondiale ovvero $28 triliardi di dollari. La Cina ha anche invitato l’India a farne parte nella rassegna stampa ufficiale. Senza il coinvolgimento indiano, la Cina rischia che il nuovo presidente americano Biden appena eletto inizi a promuovere il Trans-pacific partnership, appoggiato precedentemente dal Governo Obama, poi cancellato da Trump, cercando di pressare i firmatari della RCEP a non rettificare l’accordo.  I paesi firmatari dell’accordo sono il Brunei, la Cambodia, l’Indonesia, il Laos, la Malaysia, il Myanmar, le Filippine, Singapore, la Tailandia ed il Vietnam – l’Australia, la Cina, il Giappone, la Corea e la Nuova Zelanda. 


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È necessario inoltre riflettere sulla stretta relazione tra lo scenario Indo-Pacifico e quello europeo mediterraneo africano. L’espansione militare cinese non si è fermata all’Indo-Pacifico. La Cina, con il Gilgit Baltistan, China Pakistan Economic Corridor e le sue autostrade, ora collega le sue provincie di Xinjiang con Islamabad via terra, creando un collegamento terrestre sino a Istanbul. La strategia cinese “Stringa di perle” nata per controllare i porti da est africa fino all’indo pacifico per circondare l’India nell’ambito marittimo, ora si è (l’appetito vien mangiando, quando il gatto è distratto i topi ballano) spinta sino al mediterraneo con il controllo cinese dei porti di Venezia e Taranto e il porto in costruzione in Algeria, congiuntamente all’espansivo controllo turco dei mari libici e al suo aggressivo calpestare i diritti mediterranei della Grecia. La Cina ha utilizzato la sua alleanza con Pakistan-Iran-Turchia e Qatar per rafforzare il suo fronte mediterraneo, alimentando il sospetto che le vere decisioni prese dal Erdogan in Mali, Somalia, Libia siano state sostenute da Pechino. Per il mondo colpito dalla pandemia, con una NATO debole, condizionata al suo interno dalla presenza turca, che continua considerare la Cina come un partner, con l’estremismo Islamico turco e il comunismo capitalistico Cinese si profila un  serio e pericoloso problema reale per l’Occidente democratico da affrontare quanto prima da un mare all’altro.