Il processo di integrazione europea: a che punto siamo con Albania e Macedonia del Nord?

A sei mesi dall’apertura dei negoziati (aprile 2020) il dibattito sulla strategia da adottare nei confronti di Albania e Macedonia del Nord è stato ripreso dal commissario per il Vicinato e l’Allargamento Olivér Várhelyi in occasione di una visita presso la Commissione Affari Esteri ed Europei della Camera dei Deputati Italiana. In tale contesto, il commissario ha delineato una linea guida per il processo di adesione indicando “tre pilastri” da sviluppare parallelamente. Tuttavia, gli esperti restano critici sul modus operandi dell’UE, a causa dei problemi irrisolti nel sistema elettorale e politico dei due Paesi.

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Il discorso di Olivér Várhelyi: un focus su Albania e Macedonia del Nord.

Il 10 settembre, il Commissario Olivér Várhelyi nel suo discorso a Roma ha constatato come il processo di allargamento ai Balcani stia procedendo lungo tre linee parallele ma sovrapposte che hanno già portato ad un primo successo con l’apertura dei negoziati per Albania e Macedonia del Nord.

Ma questo Nuovo Meccanismo di Allargamento su quali basi poggia le fondamenta?

Il primo pilastro riguarda l’implementazione di una nuova metodologia su quattro principi fondamentali: una maggiore credibilità delle istituzioni europee, una precisa linea politica (political steer) e un maggiore coinvolgimento degli Stati Membri, la “prevedibilità” dei programmi, cioè la chiarezza  di intenti ed obiettivi ed infine un maggiore dinamismo e dialogo per i negoziati da entrambe le parti. Secondo il commissario, la traduzione nella pratica di questo approccio è constatabile attraverso la realizzazione del “secondo pilastro”, ovvero attraverso un dialogo strutturato (e quindi un miglioramento dei rapporti) tra UE e Albania e Macedonia del Nord.

Il commissario ha concluso il suo intervento ricordando come l’UE si aspetti un avanzamento nell’ambito delle riforme, in linea con gli standard europei, soprattutto in materia di stato di diritto, della lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione (Capitoli 23 e 24 dell’acquis communautaire), e per le riforme nel sistema giudiziario. In riferimento alle elezioni parlamentari del luglio scorso in Macedonia del Nord e quelle attese in Albania per il 2021, Olivér Várhelyi sottolinea come è stata posta la massima attenzione sul corretto svolgimento delle elezioni in osservanza delle raccomandazioni dell’OSCE/ODIHR e di come ci si attende lo stesso per le future. La vittoria di Zoran Zaev e del suo partito Unione Socialdemocratica di Macedonia (SDSM) sono state accolte con favore dall’UE che confida in un ulteriore ispessimento delle relazioni con il paese balcanico.

Il terzo ed ultimo pilastro introduce la necessità di una pianificazione economica e di investimenti per l’area balcanica da parte delle istituzioni europee. Essa dovrà prevedere un sostegno alla crescita di un’economia di mercato, il supporto a una transizione “verde” e digitale – ribadito anche il primo ottobre nell’ambito dell Tirana Connectivity Forum – e l’ammodernamento delle infrastrutture dei trasporti locali.

Le criticità riscontrate in Macedonia del Nord

Sebbene siano stati fatti numerosi passi avanti in materia di stato di diritto, tra i quali ricordiamo la risoluzione della disputa con la Grecia sulla nomenclatura dello Stato (Macedonia del Nord), sancita mediante gli Accordi di Prespa del 12 giugno 2018, la magra vittoria che ha portato il partito del Primo Ministro Zoran Zaev a conquistare 46 seggi su un totale di 120 ha posto dubbi sulla stabilità politica del Paese. L’europarlamentare Andreas Schieder ha riscontrato una tangibile polarizzazione presso l’elettorato, ne è un chiaro esempio il fatto che ben 44 seggi siano stati attribuiti al partito nazionalista di Hristijan Mickoski: il Partito Democratico per l’Unità Nazionale Macedone (VMRO-DPMNE).

Inoltre, Il Parlamento è stato sciolto il 12 febbraio e il potere e decisionale è rimasto nelle mani di un governo tecnico, che ha potuto governare in totale autonomia durante lo stato di emergenza sanitaria e nel contempo ha dovuto indire nuove elezioni senza alcun coinvolgimento del Parlamento.  Tale situazione avrebbe potuto facilmente indurre il governo ad attuare una svolta autoritaria, ciò nonostante, sembra che le istituzioni costruite negli ultimi anni siano state abbastanza forti da garantire libere elezioni. Il Paese ha ora un governo socialdemocratico, in coalizione con il partito della minoranza albanese DU e i prossimi mesi saranno decisivi per testare la tenuta democratica e la forza dell’opposizione nazionalista.

I problemi irrisolti in Albania in vista delle prossime elezioni

Sul versante albanese sebbene le relazioni con l’Unione Europea e in particolare con l’Italia siano migliorate (si ricorda l’invio di personale sanitario durante la prima ondata di Covid-19), la riforma elettorale voluta dal primo ministro Edi Rama è in controtendenza rispetto alle indicazioni dell’UE. Durante la sessione plenaria di luglio il partito di Rama ha proposto considerevoli cambiamenti con l’obiettivo di eliminare le coalizioni pre-elettorali tra i partiti e ad innalzare la soglia di sbarramento dal 3 al 5% in vista delle elezioni parlamentari dell’aprile 2021. Il Partito Socialista di Rama aveva precedentemente sottoscritto un accordo formale sulla riforma elettorale, il cosiddetto Accordo del 5 giugno, con il Partito Democratico e il Movimento Socialista di Integrazione (LSI), ma sembra intenzionato a non perseguirlo.


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L’opposizione, l’UE e le gli organismi internazionali quali l’OSCE/ODIHR hanno espresso i loro dubbi in merito alla questione. Nello specifico, il PPE (Partito Popolare Europeo)  ha rilasciato il 30 settembre una dichiarazione sugli ultimi sviluppi politici in Albania in cui si chiede l’attuazione di modifiche alla riforma elettorale, come concordato tra i partiti politici nell’Accordo del 5 giugno, poiché tali cambiamenti se presi senza interpellare gli altri partiti sono contrari alle raccomandazioni dell’OSCE-ODIHR. Nella postilla finale della dichiarazione, il PPE ribadisce come “Elezioni libere ed eque nel 2021 saranno una condizione preliminare per l’integrazione dell’Albania nell’UE.”

In conclusione, se è vero che sulla base del Nuovo Meccanismo di Allargamento descritto precedentemente, la Commissione è in grado di revisionare o addirittura sospendere i negoziati, è altrettanto vero che è necessario porre maggiore attenzione e chiarezza  sui capitoli dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. In tal caso, la capacità dell’Unione Europea di direzionare il processo democratico (la Condizionalità) di Paesi quali Albania e Macedonia del Nord verrebbe rafforzata. Lo strumento di adesione, declinato nei “tre pilastri” non sarebbe considerato solo come una formalità burocratica, bensì diventerebbe il punto di partenza per una effettiva (ed efficace) condivisione dei valori europei.