Il piano di aiuti di 1.900 miliardi da 628 pagine

Approvare un piano di investimenti così grande non è mai facile, specialmente in un sistema politico polarizzato come quello americano attuale. I Democratici hanno dovuto adoperare tutti gli espedienti politici e burocratici per riuscire ad ottenerne l’approvazione, inoltre la loro unità è stata più volte messa alla prova. Tuttavia, il partito di Biden ha dimostrato che si possono ottenere risultati importanti malgrado il feroce ostruzionismo repubblicano. 

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La scorsa settimana, il Congresso americano si è mosso per ultimare il processo di approvazione del piano di aiuti economici per il Coronavirus (American Rescue Plan). Il piano, che è a tutti gli effetti una legge di bilancio che riguarda anche finanziamenti più generali per il budget statunitense, prevede uno stanziamento di 1.900 miliardi, diluiti in 628 pagine di pacchetto di leggi.

I Repubblicani non hanno potuto praticare filibustering contro questo provvedimento – la forma più tradizionale di ostruzionismo del Senato americano, che consiste nel prolungare all’infinito il dibattito su una legge senza la maggioranza di ⅗ necessaria a chiuderlo – poiché il processo di budget reconciliation adottato da Sanders, può concludersi anche solo con una maggioranza semplice. E allora, per cercare di far desistere i Democratici, il senatore repubblicano del Wisconsin, Ron Johnson, ha richiesto la lettura dell’intero disegno di legge, procedimento che ha tenuto occupati degli impiegati del Congresso per un’intera notte – 10 ore e 43 minuti per la precisione – e a cui Johnson non ha neppure presenziato per la maggior parte del tempo.

A lettura finita, la mattina del 5 marzo il Senato si è preparato ad affrontare un’altra maratona, il cosiddetto vote-o-rama, ovvero una fila a raffica di voti su emendamenti al pacchetto, per poi rimandarlo alla Camera per l’approvazione finale. Dei 600 emendamenti presentati dai repubblicani ne sono stati dibattuti e votati 31, di cui 2 sono stati approvati, uno che è stato reso nullo da un successivo emendamento democratico e uno che restringe le regole per i finanziamenti per i college privati.
I Democratici hanno invece passato emendamenti, fra le altre cose, per abbassare la soglia di reddito massima per ottenere i 1400 dollari di aiuti per ogni cittadino e per diminuire da 400$ a 300$ a settimana i sussidi di disoccupazione. Il passaggio di ogni emendamento ha rappresentato una continua messa alla prova dei democratici: il consenso di ognuno dei 50 senatori dem era essenziale per arrivare alla maggioranza. Per esempio, per approvare l’allungamento dei sussidi di disoccupazione sono state impiegate 10 ore nelle quali il senatore Manchin, democratico moderato del West Virginia, uno stato tipicamente rosso, è stato chiamato sia da Chuck Schumer, Capo della Maggioranza al Senato che dal presidente Biden per raggiungere un compromesso. Questo voto ha rotto il precedente record di durata, diventando così la più lunga votazione mai tenuta al Senato americano. 

Nel presentare il pacchetto per l’ultima volta al Senato, inoltre, alcuni provvedimenti sono caduti vittima del cosiddetto “Byrd bath”: il nome deriva dalla legge Byrd, secondo la quale ogni norma che non sia strettamente inerente al budget debba essere eliminata dalle leggi di bilancio. I funzionari del Senato non hanno ritenuto convincenti, ad esempio, l’argomentazione di Sanders secondo cui l’aumento del salario minimo avrebbe causato deficit e fosse quindi pertinente al bilancio. Eliminato quindi dal testo ufficiale, il senatore del Vermont ha comunque provato a reintrodurre il provvedimento come emendamento, seppur in maniera simbolica, visto che per superare il parere tecnico sarebbero stati necessari 60 voti favorevoli. Ma, come nelle peggiori aspettative, i voti a favore sono stati solamente 42. I democratici contrari all’innalzamento del salario minimo sono stati 8, tra cui il già citato Manchin, la cui posizione era già nota, e Krysten Sinema. In questo senso, il voto contrario della senatrice dell’Arizona ha causato vari malumori nel Partito Democratico, dato che la senatrice ha scelto di esprimere il proprio voto col pollice verso.

La versione finale contiene quindi, oltre ad un pagamento diretto di 1400$ a tutti gli americani idonei, il prolungamento fino a settembre dei sussidi di disoccupazione di 300 dollari a settimana, un investimento di 130 miliardi per permettere il ritorno in sicurezza a scuola, 50 miliardi di aiuti per le piccole imprese, 25 per i proprietari di piccole proprietà in affitto e 5 di contributi per il pagamento delle bollette dell’acqua e dell’elettricità. Inoltre, è prevista un’estensione a fasce di reddito più ampie dell’Obamacare, il sistema di assicurazione sanitaria pubblica, per un costo di circa 35 miliardi, e un piano da 160 miliardi per potenziare la campagna vaccinale nel paese.

Nonostante tutto, lo scorso 10 marzo il pacchetto di aiuti è approdato alla Camera, che lo ha approvato in fase definitiva, spedendolo al presidente Biden che lo ha firmato lo stesso giorno. Tutti i parlamentari repubblicani, sia alla Camera che al Senato, hanno votato contro in maniera compatta a tutte le versioni di questo piano di aiuti. Quando a Chuck Schumer è stato chiesto perché non fosse stata cercata una soluzione bipartisan, magari approvata da repubblicani moderati come la Collins, il Capo Dem al Senato ha risposto: “Abbiamo fatto un grande errore nel 2009 e nel 2010. La Collins ne era parte. Abbiamo tagliato eccessivamente le misure di aiuto e siamo stati in recessione per 5 anni”.

Ruggero Marino Lazzaroni,
Geopolitica.info