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NotizieIl Parlamento italiano e l’escalation tra Israele e Hamas

Il Parlamento italiano e l’escalation tra Israele e Hamas

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L’escalation tra Israele e Hamas è entrata nell’agenda politica e mediatica del nostro Paese. I rappresentanti di tutti i principali partiti dell’arco parlamentare (esclusi quelli più a sinistra dell’emiciclo) hanno partecipato alla manifestazione organizzata dalla Comunità ebraica di Roma al Portico d’Ottavia, il 12 maggio. Clima disteso e di unità tra i leader politici presenti al sit-in di solidarietà, mentre un vero e proprio dibattito parlamentare, che ha palesato le diverse posizioni tra i partiti italiani, si è svolto una settimana dopo alla Camera e al Senato, il 19 maggio, a seguito dell’informativa urgente del Ministro Di Maio sulla sicurezza del Mediterraneo.

Le tematiche della politica estera all’interno del Parlamento trovano sviluppo in diverse forme, e piena applicazione soprattutto nella commissione di riferimento, la terza. È però sempre molto interessante assistere al lungo dibattito parlamentare che segue le informative del Ministro degli esteri – anch’esse utili per conoscere la visione della Farnesina e del Governo su uno specifico argomento di portata internazionale – perché esplicita la posizione dei gruppi parlamentari e dei partiti italiani, che portano le proprie istanze al Ministro e costruiscono l’architettura della politica estera del nostro Paese.

Il 19 maggio, come detto, prima alla Camera e poi al Senato, ha tenuto luogo “l’informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sulla sicurezza nel Mediterraneo alla luce degli ultimi sviluppi”. Nel lungo e approfondito intervento, il Ministro Di Maio ha parlato della situazione relativa al Mediterraneo orientale, dello scenario libico e chiaramente dell’escalation tra Hamas e Israele.

Sull’ultima questione, il Ministro ha sintetizzato l’azione italiana in sei punti:

  1. Richiesta di un cessate il fuoco per fermare immediatamente il conflitto e prevenire la perdita di ulteriori vite umane;
  2. Ferma condanna del lancio di razzi di parte di Hamas. Il Ministro ha inoltre ricordato che l’Italia e l’Unione Europea considerano Hamas un’organizzazione terroristica. Il lancio di razzi da parte di Gaza, come ribadito dal Ministro, è considerato inaccettabile e ingiustificabile dal Governo italiano;
  3. Il riconoscimento al diritto alla sicurezza di Israele. Di Maio ha sottolineato l’importanza per Israele di proteggere la propria popolazione civile, ma al contempo ha ricordato come sia il Segretario Generale delle Nazioni Unite, sia l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, hanno evidenziato la necessità che la risposta di Israele debba essere proporzionata nel pieno rispetto del diritto umanitario ed internazionale;
  4. Avviare misure di de-escalation. Di Maio ha evidenziato che vanno profusi gli sforzi necessari sul campo affinché un’escalation del genere non si ripeta: da una parte rispettando lo status quo dei luoghi santi di Gerusalemme, dall’altra affrontando con urgenza la situazione umanitaria e socio-economica di Gaza;
  5. 5)Sostenere il Quartetto per il Medio Oriente come unica piattaforma internazionalmente riconosciuta per la mediazione del conflitto israelo-palestinese;
  6. Rilanciare il processo di pace, condannando fermamente le annessioni, gli sfratti e le demolizioni da parte israeliana, e riportando l’intera questione all’interno di un processo politico che tenga ben a mente le cause profonde del conflitto.

Sempre nella sua informativa, il Ministro Di Maio ha ribadito che la convinzione del Governo italiano è che l’unica via per una stabilizzazione duratura è la soluzione a due Stati, in linea con i parametri stabiliti dal diritto internazionale e dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con Gerusalemme “capitale di entrambi i popoli”. Il Ministro ha inoltre ricordato come gli Accordi di Abramo rappresentino un importantissimo percorso di normalizzazione che avvicina Israele al mondo arabo, ma che tali accordi non possano in alcun modo sostituirsi al processo di pace.

Infine, ha ribadito come la posizione italiana è pragmatica, e che l’azione del nostro paese sarà concentrata su due fronti: da una parte, come detto, preservare la fattibilità della soluzione a due Stati, scongiurando ulteriori annessioni, dall’altra rilanciando il processo elettorale e la riconciliazione palestinese, per un rafforzamento della legittimità e credibilità internazionale anche in vista di futuri negoziati con Israele.

Un’informativa che ha certamente ribadito la posizione italiana vicina a Israele, nel proprio diritto a difendersi e nella ferma condanna alle azioni di Hamas, ma che d’altra parte rilancia un potenziale ruolo di intermediazione europeo, e ribadisce la necessità che il governo israeliano attui misure di de-escalation interrompendo il processo di sfratti e di annessione tra Gerusalemme est e Cisgiordania.

Le posizioni dei diversi gruppi parlamentari

Partiamo dal principale gruppo parlamentare per numero di rappresentanti nelle Camere, il Movimento 5 Stelle. Originariamente tale attore politico aveva un indirizzo politico molto netto sulla questione israelo-palestinese. Durante la scorsa legislatura il Movimento si era reso protagonista di alcune iniziative di forte condanna all’operazione militare israeliana “Margine di Protezione” del luglio del 2014. Una mozione a prima firma dell’ex deputato Bernini, co-firmata anche da importanti esponenti attuali del M5S come Di Stefano, Marta Grande e Carlo Sibilia, chiedeva al governo l’interruzione della vendita di armi a Israele a seguito dell’operazione militare del 2014. Inoltre, in risposta all’informativa dell’ex Ministro degli esteri Federica Mogherini sui fatti citati, il deputato Di Stefano chiedeva il ritiro dell’Ambasciatore italiano in Israele.

Oggi va riscontrata un’evoluzione del pensiero politico del Gruppo, che mantiene un approccio maggiormente neutrale, alla luce degli interventi svolti in seguito all’informativa del Ministro Di Maio in analisi: la Deputata Iolanda Di Stasio, presente alla manifestazione al Porto d’Ottavia, esprime sdegno e disappunto per le azioni di Hamas, ma allo stesso tempo cita l’evidente sproporzione nell’ordine di grandezza della risposta armata di Israele. Pone l’accento sul rischio derivante dalle azioni di sfratto a Gerusalemme Est quale causa di inizio delle proteste, e ribadisce l’importanza di procedere verso la soluzione a due Stati. Anche il Senatore Andrea Cioffi evidenzia la sproporzione delle forze in campo, e sottolinea come il cambio della politica americana durante l’amministrazione Trump abbia esaltato le contrapposizioni nell’area. Inoltre, citando una mozione presentata nel 2019 dal Senatore del Movimento Gianluca Ferrara, chiede che il Parlamento italiano, in vista della Presidenza del G20, si esprima chiedendo il riconoscimento dello Stato palestinese.

Posizione intermedia anche quella espressa dal Partito Democratico, che con il Senatore Alfieri condanna le azioni di Hamas, parlando di lancio indiscriminato di razzi che colpiscono indifferentemente cittadini ebrei e arabi, e sottolinea al contempo la necessità del nostro governo di ricordare ad un paese amico come Israele che la sproporzione di forze in campo non deve andare a danno della popolazione palestinese e dei civili. Cita inoltre le responsabilità politiche di Netanyahu sugli eventi in esame, ma d’altra parte non de-responsabilizza la politica palestinese: cita Hamas e Netanyahu definendoli “due estremismi” che mettono in crisi il processo di pace. Sempre per il PD, il deputato Piero Fassino (attuale Presidente della Commissione esteri della Camera), chiede a Israele di interrompere il processo di annessione tramite insediamenti di colonie in Cisgiordania, di revocare la decisione dell’annessione della Valle del Giordano e di non frapporre ostacoli allo svolgimento delle elezioni indette dall’ANP. Contemporaneamente, riferendosi alla controparte palestinese, chiede il riconoscimento dei diritti di Israele sottolineando come Abu Mazen e l’ANP lo abbiano fatto da tempo, mentre Hamas ha ancora scritto nello statuto che l’obiettivo finale è la cancellazione dal Medio Oriente di Israele. Sempre in riferimento ad Hamas, il Presidente Fassino spiega l’importanza di interloquire con fermezza con Iran e Turchia al fine di far abbandonare definitivamente ogni progetto di distruzione di Israele alle milizie presenti a Gaza.

Il Senatore Pier Ferdinando Casini (Gruppo Per le Autonomie), già Presidente della Camera, pone l’accento sullo sviluppo dell’arsenale missilistico di Hamas, e del sostegno che tale milizia riceve dal Qatar e dalla Turchia. Inoltre, cita con estrema preoccupazione gli scontri avvenuti tra arabi e israeliani nelle città israeliani, considerandolo come un simbolo supplementare della discordia oramai giunto all’interno dello stesso Stato d’Israele.

Rimanendo nella cornice del centro-sinistra, è da registrare l’intervento del Senatore Errani (LeU), che chiede che la politica italiana non parli solamente di cessate il fuoco, ma torni a parlare di “questione palestinese”, spesso sottovalutata nel corso degli ultimi anni a giudizio del Senatore. Inoltre, evidenza come punto di rottura drammatico sia stato il riconoscimento da parte di Trump di Gerusalemme capitale di Israele, e cita come causa del rafforzamento di Hamas la colonizzazione dei territori palestinesi da parte dei governi di Netanyahu.  

Italia Viva alla Camera, con l’intervento dell’Onorevole Migliore, sottolinea il ruolo della Turchia e dell’Iran, e i vantaggi che tali paesi possano ricevere da una situazione di conflitto permanente. Come Casini, anche Migliore sottolinea l’enorme balzo in avanti dal punto di vista balistico da parte di Hamas, grazie al sostegno dell’Iran, e cita con preoccupazione le parole di Erdogan che definisce lo Stato di Israele come uno “Stato terrorista”. Sempre per Italia Viva, la Senatrice Garavini, pone l’accento sul governo Netanyahu, considerato prigioniero dell’estrema destra integralista, che espande le proprie colonie a danno di una progressiva emarginazione dei palestinesi, e in tal modo rischia di minare le relazioni tra Israele e alcuni Stati arabi inseriti nella cornice degli Accordi di Abramo.

Passando all’area di centro-destra, l’intervento dell’Onorevole Formentini (Lega) alla Camera ribadisce la linea politica netta a difesa di Israele presa dal segretario del partito Matteo Salvini. Formentini si dichiara soddisfatto per l’appoggio del Ministro al diritto di Israele di difendersi, e sottolinea l’importanza che il paese ha nell’area, essendo l’”unica democrazia del Medio Oriente”. Evidenzia come la volontà di Hamas sia quella di minare le basi degli Accordi di Abramo, che l’Onorevole ritiene essere l’alba di un nuovo Medio Oriente, che anche la leadership palestinese deve cogliere. Conclude, infine, dichiarando che per la Lega Gerusalemme è la capitale di Israele, e rimarca la connessione tra lo Stato israeliano e il mondo occidentale. Anche al Senato la Lega, con l’intervento del Senatore Stefano Lucidi, condanna duramente le azioni di Hamas, e sottolinea l’importanza simbolica della manifestazione al Portico d’Ottavia che ha visto la partecipazione dei principali partiti italiani. Cita inoltre l’incontro tra il Ministro Di Maio e l’omologo iraniano Zarif, evidenziando come atteggiamenti di tolleranza e dialogo – in questo momento – con governi come quello iraniano non siano da approvare. Infine, conclude sottolineando l’importanza, in politica estera, di scegliere da che parte stare, ed esprime soddisfazione per il fatto che in questo caso il governo italiano lo abbia dimostrato con la vicinanza ad Israele.

Per Forza Italia, come si evince dalle parole del Senatore Cangini, il rischio che si vede all’orizzonte è quello di una recrudescenza dell’antisemitismo travestito da antisionismo: l’accusa è che le élite occidentali si mobilitino in massa solo nella condanna alle azioni dello stato israeliano nei territori palestinesi, non curandosi degli altri scenari di crisi nel mondo, a dimostrazione che il problema principale per diversi esponenti politici o intellettuali sia proprio la natura stessa dello Stato d’Israele. Il Deputato Andra Orsini, sempre di Forza Italia, riporta il conflitto tra Israele ed Hamas sotto una matrice culturale, sottolineando come da una parte ci sia un paese democratico, libero ed amico dell’Italia, dall’altra un’organizzazione terroristica – Hamas – sostenuta da uno Stato teocratico, l’Iran. Evidenzia, inoltre, che le richieste di moderazione al diritto di difesa israeliano possono essere poste solo dopo che la comunità internazionale avrà dimostrato di esercitare un’azione diplomatica convincente nei confronti delle autorità palestinesi e degli Stati più minacciosi, al fine di garantire una reale sicurezza per il mondo ebraico.

Fratelli d’Italia, con l’intervento del Deputato Delmastro Delle Vedove, si concentra sul ruolo di Erdogan, che ha invocato una lezione forte e deterrente nei confronti di Israele, con il fine di sabotare gli Accordi di Abramo per alimentare uno scontro di civiltà, e per rendere impossibile la pacificazione dell’area sotto un sistema di due popoli e due paesi. Per Delle Vedove Erdogan è il principale fattore di instabilità nell’arco mediterraneo. Inoltre, si pone l’attenzione sull’importanza di rafforzare gli Accordi di Abramo come strumento per una de-escalation e pacificazione dell’area. Anche al Senato l’intervento di Fratelli d’Italia, affidato al Senatore D’Urso, si concentra sul ruolo che la Turchia ha nell’alimentare lo scontro a Gaza. Il Senatore D’Urso si concentra, nelle sue conclusioni, sul cambiamento in atto negli equilibri di poteri internazionali: post Guerra Fredda, persa la dicotomia tra grandi potenze che regolavano l’equilibrio mondiale, il nuovo conflitto in atto è tra chi calpesta i diritti umani, come la Cina, e chi a tali diritti non vuole rinunciare, cioè l’Occidente.

Dopo il dibattito

L’avvenuto cessate il fuoco sul campo ha affievolito la concentrazione della politica italiana sugli eventi: al momento il Parlamento italiano, nelle sue commissioni competenti, non si è ancora espresso con un atto di indirizzo. Un’occasione utile può essere certamente la fine dell’Affare assegnato il 3° Commissione Senato che riguarda il quadrante del Mediterraneo Allargato, o in seduta plenaria durante le Comunicazioni del Presidente del Consiglio che precederanno il Consiglio europeo del 24 e 25 giugno, se all’ordine del giorno dell’appuntamento europeo vi saranno riferimenti alla delicata situazione israelo-palestinese. Al netto di atti formali di indirizzo, le informative del Ministro degli esteri rappresentano comunque un importante strumento per portare la politica estera all’interno delle aule parlamentari italiane, e per fornire una fotografia delle posizioni dei partiti del nostro Paese sui principali scenari geopolitici contemporanei. 

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