Il nuovo governo Rouhani

Dopo l’investitura ufficiale da parte della Guida Suprema, Hassan Rouhani è Presidente per la seconda volta. I titolari dei Dicasteri sono stati ratificati dal Parlamento, ad eccezione del Ministro dell’energia affidato temporaneamente a Sattar Mahmoudi.

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Una breve analisi delle personalità designate per gli incarichi di maggiore rilevanza per i rapporti con l’Italia sarà strumento utile a comprendere le prospettive di successo nella politica iraniana del prossimo quadriennio e la sua effettiva aderenza ai programmi esternati in campagna elettorale.

Il Presidente Rouhani ha nominato cinque Vice Presidenti, due quali due donne: Masoumeh Ebtekar, agli affari femminili e familiari, Laya Joneidi agli affari giuridici. Shahindokht Molaverdi è stata nominata Consigliere per i Diritti civili. Eshad Jahangiri è stato riconfermato nella funzione di Primo Vicepresidente.

Jahangiri ha ottenuto vastissimo successo quando, candidato presidenziale e prima di ritirarsi a favore di Rouhani, ha brillantemente condotto confronti elettorali televisivi contro i candidati conservatori (particolarmente, Qalibaf e Reisi). Ex ministro nel governo Khatami, ha anche ricoperto la funzione di Governatore ad Isfahan ed è un ex parlamentare. Attiene alla corrente dei Quadri della Costruzione della frangia dei Riformisti, creata politicamente dalla cerchia dell’ex Presidente Hashemi Rafsanjani. E’ stato quindi un elemento di primo piano nella conduzione della policy riformista della Presidenza.

Mohammad Javad Zarif, riconfermato alla guida del Ministero degli Affari Esteri, è stato l’architetto del JCPOA stipulato con la Comunità internazionale. La sua è una figura di grande peso nel contesto dell’Esecutivo persiano. Zarif ha già avuto modo di sottolineare come la diplomazia economica sarà oggetto di particolare enfasi, data la convinzione che la politica estera debba essere al servizio della crescita economica. Gli sforzi effettuati dal ministro Zarif nel suo precedente mandato, per ricucire una linea di particolare durezza espressa dal precedente Governo Ahmadi-Nejad e soprattutto per riaprire il Paese all’integrazione internazionale, dal punto di vista tanto economico quanto politico, hanno portato al perfezionamento di un Accordo nel quale si situa tutta l’importanza del cambio di rotta voluto sin dal primo governo Rouhani (che nell’ Accordo stesso è stato capo negoziatore).

Biljan Namdar Zanganeh viene riconfermato nel suo ruolo di Ministro del petrolio. Zanganeh è stato più volte ministro in diversi Esecutivi, e nell’ultima esperienza di governo ha assunto la funzione di “traghettatore” del nuovo contratto petrolifero, uno strumento giuridico di straordinaria importanza dato il contesto dell’ordinamento persiano. Ha visto la luce a seguito di moltissimi emendamenti, dovuti a diverse criticità legate alla sua struttura, ovvero alla possibilità di concedere a Compagnie straniere un margine di operatività che si è ritenuto eccedesse i limiti imposti dalla Costituzione. La questione è di non poco momento, considerata la particolare rilevanza che all’uso del suolo pubblico e delle risorse naturali è riservata nell’ordinamento persiano e quanto, nella precedente Amministrazione, forse conservatrici ne avessero impedito lo sviluppo.

Amir Hatami, Ministro della difesa, è il primo esponente delle Forze armate iraniane a ricoprire l’incarico, finora esclusivo appannaggio del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione. L’evidente e notevole significato politico della sua nomina è illustrata dalla funzione e dal mandato che i Guardiani hanno nel contesto costituzionale persiano.

Abbas Akhoundi ricoprirà un ruolo di preminente importanza fra i Dicasteri impegnati nelle relazioni economiche con l’Occidente e l’Italia, data l’esposizione che il Ministero dei trasporti ha nei dossier Boeing e Airbus, quanto nella ristrutturazione del sistema ferroviario del Paese. Bisogna ricordare come lo scorso 12 luglio le Ferrovie dello Stato abbiano siglato tre Memorandum of Understanding con controparti persiane tanto nella costruzione della ferrovia ad alta velocità Qom – Arak quanto nella formazione e nell’aggiornamento del personale. L’ Iran necessita di ricostruire la sua infrastruttura ferroviaria e stradale per ottimizzare i vantaggi dati dalla sua posizione strategica, permettendo un più efficiente trasporto delle materie prime e sviluppare nuovi progetti autostradali per favorire lo sviluppo industriale, commerciale e sociale. L’Italia può giocare un ruolo di grande importanza nel campo tanto dei trasporti aerei (data la partecipazione nel consorzio ATR) quanto in quelli infrastrutturali (porti, aeroporti e strade di grande comunicazione).

La composizione del Governo, considerati anche quei soggetti dei quali non si è fatta ora menzione, è quindi la seguente: riformisti moderati, non nuovi ad esperienze nell’esecutivo risalenti all’epoca Rafsanjani – Khatami e personalità indipendenti che hanno rivestito ruoli di responsabilità nel sistema amministrativo iraniano ai tempi dell’Amministrazione Rafsanjani.

L’ Iran necessiterà, secondo quanto detto dal Ministro degli Affari Esteri Zarif e riportato dal quotidiano “Teheran Times”, di investimenti stranieri per 650 miliardi di Rial, circa 16 miliardi di Euro, al fine di centrare gli obiettivi del 6° Piano di sviluppo, che copre il quinquennio che 2017-2022.

Lo stesso Piano di Sviluppo pone come obiettivo una crescita del 6,8 %. Un risultato non molto divergente da quello ottenuto nell’ultimo anno, quando la crescita ha toccato il 6,4% (è stata dell’1% nel settore non petrolifero). Le stime di crescita per il 2017 si attestano, secondo la Banca mondiale, al 4%.

Indipendentemente dalla effettiva possibilità di raggiungere il risultato, è evidente come la policy economica governativa non potrà che basarsi sul raggiungimento degli obiettivo fissati dal Piano, fra i quali:

  • Miglioramento della situazione ambientale e delle acque,
  • Miglioramento dell’ambiente business
  • Riforma delle strutture burocratico-amministrative nazionali e locali
  • Rilancio dell’attività mineraria e delle industrie correlate
  • Riorganizzazione dei settori del turismo e dei trasporti
  • Riforma bancaria

Il nuovo Governo potrebbe anche essere il banco di prova per la realizzazione delle privatizzazioni, considerate necessarie per immettere liquidità nel sistema e tentare di arginare il fenomeno della corruzione.

Diversi analisti hanno identificato nel raggiunto accordo con la Total (dal valore di 5 miliardi di dollari, siglato con il nuovo contratto petrolifero) il primo tangibile segno della effettiva volontà occidentale di mettere in pratica il JCPOA siglato a Vienna nel 2015. Sta, infatti, delineandosi una linea di demarcazione fra le policy americane e quelle europee che potrebbe vedere queste ultime protagoniste nel reinserimento dell’economia iraniana nel circuito finanziario internazionale.

Il Sottosegretario agli affari esteri Amendola era presente alla cerimonia di insediamento del nuovo Governo, in occasione della quale ha preannunciato una prossima visita del Ministro degli Affari esteri in Iran.

In questo frangente, la posizione dell’Italia appare quella di un partner storico, che gode di simpatie moto forti ma al contempo che si trova a competere con concorrenti (Francia in testa) di grandi capacità e volontà d’intervento. E’ plausibile che i primi veri cambiamenti di rotta con conseguente apertura degli investimenti europei avvengano subito dopo l’estate da parte francese, a Governo persiano confermato. Sarà allora che l’Italia sarà chiamata a difendere la sua posizione con particolare energia.