Il nuovo giro d’affari dei Narcos messicani: dalla polvere bianca all’oro nero

Nonostante la feroce “lotta alla droga” dei governi di Washington e Città del Messico, il narcotraffico negli ultimi 40 anni ha continuato ad espandersi e ha recentemente assunto un’altra faccia, quella del furto di petrolio. Come funziona il mercato nero di benzina? E perché in Messico è così difficile combattere il crimine organizzato?

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Nel 2017 il Paese ha tristemente raggiunto un nuovo record: sono stati commessi più di 37.000 omicidi che, in altri termini, significa un delitto ogni 16 minuti. Oltre la metà delle morti violente è attribuibile alla malavita organizzata, anche se questa stima non tiene conto delle migliaia di desaparecidos. Nel 98% dei casi, infatti, le autorità sospendono la ricerca dei corpi e dei responsabili, quindi non si dispone di dati aggiornati e precisi.

La maggior parte degli studi che affronta il problema pone l’accento sulla spregiudicatezza dei narcos, sulla corruzione delle autorità governative e militari, oltre che sulla lentezza del sistema giuridico messicano. Come sottolinea Julien Mercille, professoressa all’università di Dublino, soltanto una minoranza di esperti fa notare che anche il consumo statunitense di droga e il contrabbando di armi, al di là della frontiera, è parte del problema. Secondo la docente, la versione mainstream sembra voler dipingere il quadro di uno Stato senza legge, dove regna il caos e in cui il coinvolgimento americano è auspicabile, soprattutto con programmi come “l’iniziativa Mérida” (un accordo bilaterale firmato nel 2007 dai governi Bush e Calderòn per un maggiore coinvolgimento americano nella “drugs war”).

Secondo un’inchiesta di Animal Politico, rassegna messicana nota per il caso “La Estafa Maestra” (uno dei più gravi episodi recenti di corruzione in Messico), con l’intensificarsi della lotta agli stupefacenti, dagli anni ’80 ad oggi, si è ottenuto paradossalmente l’effetto opposto a quello desiderato: l’aggravarsi della violenza e l’espansione dei cartelli nel territorio messicano. Questo perché il narcotraffico ha sempre trovato il modo di sopravvivere e rafforzarsi, estendendo gli affari ad altre attività come il sequestro di civili, l’estorsione e il furto di benzina.

Chi gestisce la rete del furto di gasolio e come funziona?

Gli huachicoleros, ossia i ladri di petrolio, sono prevalentemente narcotrafficanti e appartenenti a bande criminali locali che, proprio con il rafforzarsi della lotta al commercio di droga, hanno cominciato a dedicarsi a questa occupazione, apparentemente meno pericolosa e altamente redditizia. Quando si parla di  huachicoleros, dunque, ci si riferisce a coloro che perforano gli oleodotti della Pemex, compagnia petrolifera statale, e prelevano illegalmente carburante accompagnati da sicari e sentinelle.

Dalle indagini è emerso che durante il Governo Nieto, predecessore dell’attuale Presidente Obrador e uno dei più feroci nella guerra ai narcos, si è avuto il proliferare di zone illegali di estrazione per un totale di 12.000 siti. Quello che è interessante notare è la differenza tra alcuni fori, praticati da professionisti in punti strategici e altri, improvvisati e causa di incidenti, denominati “tomas calientes”. Nel primo caso la precisione delle perforazioni è indice della collaborazione dei funzionari della società petrolifera con i cartelli, in primis quello dei “Los Zetas” (uno dei più colpiti dalla pressione militare e governativa). Il personale della Pemex avrebbe in particolare acconsentito, in più occasioni, ad un’estrazione del condensato di gas direttamente dai pozzi petroliferi. In seguito sarebbero stati falsificati i certificati e consentito il passaggio della merce oltre la frontiera con gli Stati Uniti, nelle autocisterne della società o nelle navi in partenza dal Golfo del Messico.

Come afferma l’ex direttore del Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale (Cisen) Guillermo Castellanos: “il mercato della droga in Messico ha solo cambiato gestione e resiste, perché il business sta dall’altro lato della frontiera”. Anche nel caso del furto di combustibile è proprio la vicinanza al territorio statunitense a rendere ancora più proficui gli affari. Dal 2010 sarebbero decine le aziende private americane, soprattutto texane, denunciate per aver beneficiato del giro illecito. Mentre alcune compagnie sono state giudicate negligenti, dalla Corte federale di Houston, per non aver verificato l’origine delle spedizioni, altre avrebbero avuto un coinvolgimento diretto. Nello specifico gli affiliati dei colossi Shell, Conoco-Phillips e Sunoco, sono stati accusati di aver inviato taniche piene d’acqua (etichettate come “gas naturale”), per farle arrivare in territorio messicano, dove sarebbero state riempite con gas naturale condensato –rubato- e poi rispedite indietro.

La situazione sembrerebbe essere degenerata quando anche gruppi armati della popolazione hanno cominciato a dedicarsi all’attività, costruendo case in prossimità dei fori e praticando l’estrazione alla luce del sole e addirittura in luoghi pubblici, come ad esempio nei cimiteri. L’aumento degli attori coinvolti ha causato vere e proprie lotte territoriali tra bande rivali, desiderose di accaparrarsi una fetta dei cospicui ricavi. Nello specifico, secondo i dati del 2016, questa prassi avrebbe procurato allo Stato una perdita di circa 60 mila barili di benzina al giorno, per un valore stimato superiore ai 7 miliardi di $ in un anno.  Il Messico, essendo il 6° mercato mondiale di carburante per motori, ha un’elevata domanda interna di combustibile, che tuttavia non riesce a soddisfare. Questo non perché sia sprovvisto di risorse naturali, anzi; secondo le stime dell’EIA-ente statistico statunitense in tema energetico- il Paese sarebbe al 6° e 8° posto al mondo come riserve di “shale gas” e di “shale oil”. La ragione, invece, è da rintracciare nelle inefficienze gestionali della Pemex, che fanno sì che, da quasi 15 anni, l’output petrolifero sia in costante calo e continui la forte dipendenza energetica dagli Usa.

Per questi motivi il Presidente Andrés Manuel López Obrador (AMLO) a partire dal suo insediamento, il 1º dicembre 2018, si è posto l’obiettivo di combattere il furto illegale di combustibile. Si tratta di un piano ambizioso perché, a ben vedere, interseca due aspetti centrali per il Messico: la conquista dell’indipendenza energetica e, sul piano della sicurezza interna, la creazione di un clima di pace e giustizia nel Paese.

Per concludere AMLO, nonostante le critiche e le preoccupazioni da parte dell’opinione pubblica, vuole sperimentare un nuovo approccio per contrastare il crimine organizzato. Secondo lui si deve partire dall’assioma che “non si può contrastare la violenza con la violenza” e una prova ineluttabile è data dal fallimento, dei precedenti Governi, nella lotta alla droga.