Il nuovo Califfo dello Stato Islamico non è stato catturato

La notizia riportata dalle principali testate giornalistiche italiane, secondo la quale il successore di Abu Bakr al-Baghdadi, defunto leader dell’ISIS, fosse stato catturato, è stata da poco smentita. Non solo la notizia non è corretta, ma l’intera questione sembra piuttosto confusa.

Il nuovo Califfo dello Stato Islamico non è stato catturato - Geopolitica.info Ph Alessia Piccinini. Monastero cristiano, Ninive, Iraq

La non notizia che fa notizia

L’intelligence irachena aveva inizialmente riferito di aver catturato il “possible successor” del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, notizia confermata poi anche da Al Arabiya e Sky News Arabia. In realtà la persona in custodia è Abdul Nasser Qardash, figura di spicco dell’organizzazione terroristica, conosciuta dall’intelligence americana, ma non il nuovo Califfo, proclamato e riconosciuto dall’ISIS nell’ottobre del 2019, ovvero Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi. Di quest’ultimo non si conosce molto: non è mai stato diffuso alcun video e la sua proclamazione fu annunciata soltanto tramite un audio. Il Presidente Americano Trump, in seguito alla diffusione della nuova proclamazione, scrisse un tweet sostenendo che gli Stati Uniti sapevano “esattamente” chi fosse veramente il leader dell’ISIS, ma alla dichiarazione non sono poi seguiti ulteriori dettagli.

La biografia stessa del prigioniero riportata dalle principali testate giornalistiche, inoltre, bastava ad evidenziare come fosse altamente improbabile che Abdul Nasser Qardash fosse l’attuale Califfo: per prima cosa Qardash è di origini turkmene, il che complicherebbe la sua pretesa di appartenere alla stessa tribù del Profeta, dalla quale dipenderebbe la sua legittimazione alla posizione di Califfo. Inoltre, i due cognomi che il vero successore di al-Baghdadi, Abu Ibrahim, ha adottato, “al-Hashimi” e “al-Qurayshi”, hanno ciascuno un significato che rimanda alla sua legittimità alla successione di Maometto: il nome “al-Hashimi” suggerisce che sta sostenendo di essere un hashemita, un clan con discendenza diretta dal profeta. Aggiungendo poi “al-Qurayshi”, sta affermando di essere un membro della tribù Quraysh, il clan del profeta Maometto, requisito, come detto, per qualsiasi Califfo.

Alcune considerazioni

La confusione dietro queste notizie fa emergere alcune considerazioni:

  • I servizi segreti iracheni potrebbero aver sfruttato la notizia a favore del nuovo Governo, il cui Premier, eletto un mese fa, è Mustafa al-Kadhimi, ex capo dell’intelligence irachena. L’Iraq da diversi mesi infatti è al centro di una grave instabilità politica.
  • L’arresto di Abdul Nasser Qardash sarebbe avvenuto già lo scorso anno per mano delle Forze democratiche siriane, coalizione curdo-araba, le quali avrebbero soltanto consegnato il detenuto alle forze irachene. L’operazione, quindi, sarebbe stata enfatizzata ora principalmente per scopi propagandistici.
  • La confusione sulla figura a capo dell’organizzazione terroristica più famosa al mondo palesa l’impreparazione e la perdita di interesse dei media occidentali verso il terrorismo islamico in Medio Oriente, legato alla sconfitta territoriale dell’ISIS. In realtà la minaccia, seppur meno percepita, si struttura solo in diverse dimensioni e luoghi, come il web o in piccole cellule clandestine, ma non per questo deve risultare meno pericolosa.
  • L’enfasi sulla notizia non rispetta la reale portata del successo in termini di lotta al terrorismo jihadista. Per quanto si tenda spesso a pensare ad una natura verticistica del potere nelle organizzazioni terroristiche, in realtà i musulmani sunniti si rifanno ad una teoria di legittimazione del potere che va oltre le capacità organizzative del leader. Sicuramente colpire i leader al vertice frena temporaneamente la portata di azione di quella cellula, ma il tipo di lotta armata che persegue il terrorismo jihadista ha avuto negli ultimi anni uno sviluppo che prescinde dal vertice. Diverse cellule sparse per il mondo, che in realtà poco o niente hanno a che fare con la base, o i cosiddetti lone wolfs, riescono a mettere in atto attentati in modo autonomo, anche se di quelli definiti “a bassa intensità”.
  • La conoscenza dei media occidentali del nuovo Califfo è scarsa, confusa e nettamente inferiore rispetto alla notorietà che si era conquistato Abu Bakr al-Baghdadi, grazie alle sue conquiste territoriali e alla spettacolarizzazione di atti atroci. Questo dato sottolinea come un certo tipo di narrativa contribuisca ad accrescere la notorietà dei gruppi terroristi stessi.

Il detenuto (di vecchia data) e il settarismo iracheno

Il terrorismo islamico rimane una delle sfide principali alla sicurezza europea e mondiale, nonostante la percezione sia nettamente cambiata in seguito alla morte di al-Baghdadi e alla caduta dell’ultima roccaforte territoriale dell’ISIS, la città di Baghouz.  Sicuramente la cattura di Qardash è un duro colpo per lo Stato Islamico, in quanto era considerato tra i più influenti ideologi rimasti nell’organizzazione, ma, come già detto, non ne esaurisce la portata di azione. Nato in Iraq, nella città di Tal Afar, Abdul Nasser Qardash era noto all’intelligence americana in quanto molto vicino all’ex Califfo, conosciuto nella prigione di Camp Bucca ed in seguito membro prima di al Qaeda in Iraq (AQI) e poi dello Stato Islamico.  Prima dell’intervento americano in Iraq, Abdul Nasser Qardash era un ufficiale dell’esercito iracheno sotto il regime di Saddam Hussein. Come molti altri soldati ex baathisti, ha messo a disposizione le sue competenze nelle mani di organizzazioni terroristiche volte alla liberazione del paese dall’esercito americano. Rispetto a questo c’è da fare un’ulteriore considerazione: in seguito alla caduta del regime iracheno nel 2003, gli americani appoggiarono e sostennero la comunità sciita nel paese.  Nel 2004 al-Zarqawi fonda al-Qaeda in Iraq, offrendo il suo impegno di fedeltà ad Osama Bin Laden, che poi sarebbe diventato lo Stato Islamico dell’Iraq. Quando l’organizzazione iniziò a crescere, sia in termini di fama sia territorialmente, molti sunniti nel paese videro di buon occhio la loro ascesa, poiché speravano che avrebbero riportato i sunniti al potere in Iraq. Questo settarismo è stato esasperato ed è cresciuto su due fronti paralleli e a volte convergenti: dal punto di vista ideologico lo stesso al-Zarqawi era fortemente ostile ai musulmani sciiti, e la sua organizzazione è cresciuta ideologicamente su questo odio verso la minoranza musulmana. Dall’altro lato le potenze regionali, quali Arabia Saudita e Iran, rispettivamente una monarchia sunnita e una Repubblica Islamica sciita, hanno approfittato del caos iracheno per estendere la loro influenza nella regione, finanziando milizie e quindi incentivando le divisioni interne irachene e non solo.  Quella che apparentemente viene descritta come una guerra settaria di religione – un mero scontro tra sciiti e sunniti – in realtà cela come la punta di un iceberg una ben più grande e profonda strategia geopolitica.

Al momento non è chiaro se l’errore riportato da gran parte dei media sia stato il frutto di una mala informazione da parte della stessa intelligence irachena, intenzionale o meno, o se derivi da una pur vaga somiglianza dei nomi – ipotesi, questa, piuttosto irrealistica. Quello che è chiaro è che al-Qardash era un personaggio fin troppo conosciuto dalle intelligence occidentali e irachene sin dai tempi del primo Califfo, e che quindi sarebbe stato un bersaglio troppo facile se fosse stato designato come nuovo Califfo.

AlessiaPiccinini
Geopolitica.info