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Il Nord Stream 2: Il gasdotto della discordia e le aperture statunitensi

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Con la decisione del presidente americano Joe Biden di esonerare dalle sanzioni USA la Nord Stream 2 AG, società che gestisce la realizzazione del gasdotto, sembrano non esserci più ostacoli verso la conclusione della costruzione di quell’infrastruttura che, una volta terminata, porterà a 110 miliardi di metri cubi la quantità di gas russo che potrà essere trasportata annualmente verso la Germania.

Sin dalla presidenza di Barack Obama, infatti, le sanzioni americane hanno rappresentato la vera spada di Damocle sul raddoppio del gasdotto Nord Stream. Gli USA, negli ultimi anni, hanno compiuto numerosi sforzi, sia sul piano politico-diplomatico sia su quello economico, per bloccare la realizzazione del nuovo gasdotto: se da un lato, l’obiettivo principale era quello di impedire che l’Unione europea rafforzasse la propria dipendenza energetica dalla Russia, situazione che avrebbe potuto esporla ad eventuali “ricatti” da parte di Mosca, dall’altro lato gli Stati Uniti miravano a erodere, grazie alle importazioni del proprio gas naturale liquefatto, una quota di mercato russo nelle forniture di gas al vecchio continente. 

La posizione americana può essere ben riassunta da quanto scritto all’interno del “Protecting Europe’s Energy Security Act (PEESA)” del dicembre 2019, dove si legge che il Nord Stream 2 è “uno strumento che la Russia sta usando per supportare la sua aggressione continua contro l’Ucraina” e che “aiuterebbe anche a mantenere la significativa dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas naturale russo, che a sua volta crea delle vulnerabilità politiche ed economiche per i nostri alleati e partner europei”. Fu proprio sulla base di questo atto che il presidente Donald Trump introdusse un pacchetto di sanzioni contro le aziende coinvolte nella costruzione del gasdotto, portando ad un rallentamento dei lavori di realizzazione del Nord Stream 2. E le prime mosse della presidenza Biden lasciavano presagire una politica non molto dissimile da quella del suo predecessore, dal momento che il segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato più volte come il Nord Stream 2 sia un “cattivo affare, per la Germania, l’Ucraina e per i nostri alleati e partner dell’Europa centrale e orientale”, arrivando a descriverlo come un “progetto geopolitico russo”.  

Il cambio di atteggiamento da parte del presidente USA Biden è certamente frutto di considerazioni di realpolitik, dettate dalla necessità di rasserenare i rapporti con quello che è uno dei principali partner europei, soprattutto in un periodo particolarmente delicato come quello che la Germania, nel mezzo di una storica fase di transizione politica, sta vivendo. Proprio la situazione politica tedesca potrebbe, sulla carta, rappresentare l’ultimo ostacolo alla realizzazione del gasdotto. A settembre, infatti, si svolgeranno le elezioni federali per individuare il successore di Angela Merkel, con la candidata dei Verdi Annalena Baerbock seriamente in corsa per la vittoria finale. La possibile futura Cancelliera ha dichiarato ripetutamente che il gasdotto andrebbe ad indebolire la sicurezza energetica europea e nazionale. Ma se i tempi di costruzione del gasdotto dovessero essere rispettati, come sembra oramai probabile dopo il “via libera” del presidente Biden, le elezioni di settembre potrebbero coincidere con la fine dei lavori. 

Proprio in questi giorni, infatti, il presidente russo Vladimir Putin, nel corso del Forum Internazionale di San Pietroburgo, ha affermato che i lavori sulla prima linea sono stati conclusi mentre quelli sulla seconda linea saranno portati a compimento entro due mesi. 

Il raddoppio del Nord Stream segna un successo per la Russia, che può così attuare la propria strategia finalizzata ad aggirare il territorio ucraino per quanto riguarda le rotte del gas diretto in Europa: le crisi del 2006, 2009 e 2014, tutte legate a diatribe con Kiev per le forniture di gas, avevano scalfito l’immagine di Mosca quale fornitore affidabile e spinto, al contempo, l’Europa verso una strategia di diversificazione delle proprie fonti di approvvigionamento energetico che, ad oggi, ha portato alla realizzazione del Corridoio Meridionale del Gas in grado di trasportare nel vecchio continente 10 miliardi di metri cubi di gas provenienti dall’Azerbaijan. Ma è anche un successo per la Germania stessa, che ha a lungo difeso il gasdotto, definendolo un progetto “meramente commerciale”, e che potrà così beneficiare di prezzi del gas leggermente inferiori rispetto a quelli degli altri paesi europei. 

Ad uscire “sconfitta” da questa partita è l’Unione Europea e, in particolare, la Commissione europea che negli ultimi anni ha cercato di fermare in tutti i modi la realizzazione del gasdotto, sul piano politico (appellandosi, ancora recentemente, al “caso Navalny) e, soprattutto, su quello legale, applicando a Nord Stream 2 le disposizioni del terzo pacchetto energia. Ma è soprattutto il cd. blocco di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia), unitamente all’Ucraina, ad uscire “ammaccato” dallo scontro con la Russia: alcuni di questi paesi, infatti, qualora Mosca decidesse di convogliare su Nord Stream 2 buona parte del gas che oggi viene trasportato in Europa, perderebbero, in tutto o in parte, gli (elevati) introiti derivanti dai diritti di transito pagati da Gazprom. 

La decisione del presidente Biden ha quindi sostanzialmente eliminato l’unico vero e grande ostacolo alla realizzazione del gasdotto, il cui blocco comunque non avrebbe avuto oramai alcun senso sul piano puramente economico. Non si può però escludere, soprattutto nel caso in cui i Verdi dovessero vincere alle elezioni federali tedesche di settembre, che si arrivi nei prossimi mesi ad una soluzione di compromesso, che preveda ad esempio, a fronte della conclusione dei lavori di costruzione del gasdotto, l’introduzione di meccanismi automatici di interruzione delle forniture nel momento in cui la Russia non dovesse rispettare alcune condizioni legate, in particolare, al rispetto del diritto internazionale e dei diritti civili. 

Per approfondire il tema e allargare l’orizzonte di quanto trattato nell’approfondimento, consigliamo di leggere il Geopolitical Brief dedicato a Nord Stream 2, dello stesso autore, che potrete trovare a questo link

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