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TematicheItalia ed EuropaIl MES e l'Italia: alcuni necessari chiarimenti

Il MES e l’Italia: alcuni necessari chiarimenti

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La pandemia da Covid-19 sta avendo ed avrà un impatto significativo sull’economia mondiale. Chi è in grado di stabilire con assoluta certezza quando ogni paese raggiungerà il suo picco di contagi? Di conseguenza, al momento è pressoché impossibile valutare l’impatto economico e finanziario generato dell’emergenza, nonché stabilire con assoluta certezza l’efficacia di una politica economica e fiscale.

Tuttavia, il dibattito è aperto. E così, anche a livello europeo si è iniziato a discutere su come sostenere le economie dei singoli Stati membri. Uno degli strumenti proposti per fronteggiare l’emergenza, sicuramente il più discusso (non solo in Italia sia ben chiaro) è il Meccanismo europeo di stabilità (MES). Al di là delle valutazioni politiche sull’opportunità di accedere o meno agli aiuti del MES, occorre prima riassumere brevemente (attualmente) cos’è e come opera.

Il MES ha sostituito il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) e il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF), strumenti transitori di stabilizzazione finanziaria ed operativi fino al 30 giugno 2013.

Il MES è un’organizzazione intergovernativa. Il suo Trattato istitutivo è entrato in vigore nell’ottobre del 2012, a seguito della ratifica iniziale, dei 17 paesi membri dell’area euro che inizialmente aderirono al Trattato. Il capitale totale è di circa 704 miliardi di euro. L’Italia è il terzo Paese per contributo al capitale del MES (125,3 miliardi di euro), dopo la Germania (190 miliardi di euro) e la Francia (142 miliardi di euro).

Si accede all’assistenza finanziaria previa richiesta da parte di uno Stato membro. Il contributo (è bene chiarire anche questo) viene concesso solo nel caso in cui la situazione economica e/o finanziaria metta a repentaglio la stabilità dell’intera zona euro. Qualora concesso, le condizioni richieste sono molto rigorose: come ad esempio importanti politiche di aggiustamento di bilancio, ponderate sulla base della valutazione della sostenibilità del debito pubblico dello Stato interessato.

In merito alle polemiche sollevate in queste ore, occorre anche qui qualche chiarimento:

  • l’Eurogruppo era chiamato a formulare proposte da portare all’attenzione del prossimo Consiglio europeo;
  • Quattro gli strumenti proposti: a) MES senza condizionalità per le spese sanitarie, con la possibilità, per ogni Stato membro di richiedere fino al 2 per cento del PIL; b) programma Sure della Commissione Europea, strumento che serve a salvaguardare l’occupazione nei Paesi colpiti dal Covid-19; c) un nuovo programma della Banca Europea degli Investimenti; d) un fondo in grado di preparare e sostenere la ripresa, fornendo finanziamenti attraverso il bilancio dell’Unione europea a programmi progettati per rilanciare l’economia;
  • la decisione definitiva su tutti gli strumenti da utilizzare (che saranno scelti su base volontaria da ogni Stato membro) sarà decisa dal Consiglio europeo del prossimo 23 aprile;
  • la decisione degli strumenti  messi in campo dall’Unione europea per fronteggiare l’emergenza non è quindi definitiva e potrà subire modifiche;
  • l’Italia non ha richiesto al momento l’attivazione del MES.

Attualmente quindi nessun allarmismo. Indubbiamente lo spettacolo offerto dalle istituzioni europee e da alcuni Stati membri non è certo qual che ci si aspettava in una situazione del genere. L’attuale governo italiano ha escluso categoricamente l’adesione ad un pacchetto di aiuti che comprenda il MES. Speriamo continui così. Tuttavia, c’è bisogno di fare di più.

Se l’Unione europea non si dimostrerà all’altezza tanto vale a questo punto assumere decisioni autonomamente. La pandemia continua a mietere vittime, a generare incertezza sociale ed economica, mentre i leader europei continuano, come troppo spesso accade, a tergiversare su numeri e virgole. Ecco questo dovrebbe farci pensare, spingerci ad immaginare quale futuro vogliamo per l’Italia, di quali politiche dotarci per risollevare, non solo economicamente, il nostro paese. Il dibattito politico nazionale su questo tace. Confusione o inettitudine? Tanto si sa, purtroppo anche noi cadiamo troppo spesso nel tranello…

Piero De Luca,
Sapienza Università di Roma

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