Il Marocco: un nuovo protagonismo geopolitico, energetico e nella lotta al cambiamento climatico

Il Marocco è lo Stato più occidentale della costa meridionale del Mediterraneo. È bagnato ad ovest per centinaia di chilometri dall’Oceano Atlantico, e la sua posizione geografica rappresenta il lembo estremo di confine tra la sponda sud mediterranea e l’Europa (in particolare la Spagna), divisa dal braccio di mare dello Stretto di Gibilterra. Pur se caratterizzato dalla presenza di due gruppi etnici (berbero, maggioritario, e arabo), è forse uno dei pochi Stati africani con un’identità storica consolidata, con un’organizzazione statale radicata e con un ordinamento istituzionale ben delineato. Monarchia costituzionale, con il potere legislativo attribuito a un Parlamento composto da due Camere: la Camera dei Rappresentanti e la Camera dei Consiglieri, eletti dai cittadini maggiorenni.

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Pur in presenza di aree di dissenso politico maturate dalle diseguaglianze sociali, recentemente accentuate dalla corrente crisi pandemica, l’attuale situazione politica interna marocchina si presenta comunque stabile, garantita soprattutto dalla proattività del sovrano Mohammed VI, che ha supplito ad una scarsa incisività ed a un’eccessiva conflittualità delle forze politiche parlamentari. In politica estera, che rimane una prerogativa della Monarchia, il Marocco ha ripreso una sua centralità continentale, rientrando nell’Unione Africana nel 2017 dopo 33 anni di assenza, mantenendo poi il tradizionale rapporto con l’Unione Europea, ed in particolare con la Francia, ma intensificando anche le relazioni con la Cina. Rimangono aperti i principali elementi di preoccupazione come il sorgere di focolai di estremismo islamico (lo smantellamento di diverse cellule terroristiche nel 2015 sono stati gli episodi principali e l’assassinio di due turiste scandinave nel dicembre 2018) e l’irrisolta situazione del Sahara Occidentale, che rivendica l’indipendenza dal 1975, anno in cui la Spagna lasciò questo territorio, e che ha generato negli anni precedenti rapporti conflittuali con diversi Paesi africani ed in particolare tensioni tuttora presenti con la confinante Algeria.

Dal punto di vista economico, anche il Marocco, dopo anni di crescita costante, ha subito gli effetti della crisi derivante dalla pandemia: l’Alto Commissariato alla Pianificazione Economica del Regno Marocchino (HCP) prevede per il 2020 una contrazione del Pil del 5,8%, registrando la prima recessione dal 1996.

Infatti, l’economia marocchina ha compiuto notevoli passi avanti nei venti anni precedenti all’inizio della crisi da Covid 19: dal 2000 il PIL pro capite è aumentato del 70% in termini reali (la crescita nel 2019 è stata del 2,7% e con un inizio nel 2020 al 3,5%). Il Marocco rimane leader nella produzione di prodotti agricoli (che impiega ancora il 40% della forza lavoro) e fosfati; per evitare questa eccessiva esposizione merceologica sono state promosse riforme strutturali per diversificare l’economia incentivando lo sviluppo della produzione industriale, soprattutto nei settori trainati dall’esportazione (automobili, aeronautica ed elettronica), e, attraverso significative agevolazioni fiscali, per favorire gli investimenti. Un costo del lavoro mediamente basso e operazioni di svalutazione della moneta ne hanno favorito poi la competitività.

Da segnalare poi un nuovo protagonismo nel settore dell’energia; il Marocco, al contrario della maggioranza dei Paesi dell’area mediterranea meridionale, è sempre stato un importatore di petrolio e gas, mostrando una particolare vulnerabilità agli aumenti del prezzo del petrolio. La spesa per le importazioni di energia (dato 2017) è stata pari a 75 miliardi di MAD (69 miliardi di €; 1 Dirham, moneta marocchina, pari a 0,092 €). La produzione elettrica è ancora “assicurata per il 50% circa dal carbone, per il 30% da idroelettrico, per il restante 20% da Fonti di Energia Rinnovabile e dal gas algerino” (Politiche internazionali su energia e cambiamenti climatici – Maurizio Melani). Il settore degli idrocarburi invece raggiunge nel 2019 una produzione interna ancora molto insufficiente pari a circa 90 milioni di metri cubi di gas naturale annui e di 160 barili di petrolio al giorno (Fonte CIA World Factbook). Il sistema energetico è organizzato attraverso due Agenzie Pubbliche, dotate di personalità giuridica finanziaria:

  • L’Ufficio Nazionale per gli Idrocarburi e le Miniere (ONHYM), a cui è demandata la programmazione della ricerca, esplorazione e sviluppo degli idrocarburi.
  • L’Ufficio Nazionale per l’energia elettrica e l’acqua (ONEE), che ha la responsabilità della produzione, trasmissione e distribuzione elettrica, oltre che la gestione del sistema idrico.

Da citare anche l’unica holding privata marocchina, l’AKWA Group, Gruppo operante nel downstream degli idrocarburi, attraverso una serie di aziende controllate nei vari settori del ciclo produttivo. Da qualche anno, sono state potenziate le ricerche e le esplorazioni off shore, che vedono coinvolte le maggiori Oil Company a livello internazionale (tra cui la nostra ENI in partecipazione con la Qatar Petroleum, con una licenza di esplorazione dell’area Tarfaya Offshore Shallow, per un totale di 23.900 chilometri quadrati, sul margine Atlantico e al largo delle città di Sidi Ifni, Tan Tan e Tarfaya), che potrebbero fare del Marocco un nuovo produttore di petrolio e soprattutto di gas; infatti sfruttando anche la sua posizione geografica di vicinanza con il continente europeo, lo Stato marocchino potrà assumere un ruolo geopolitico baricentrico nell’area mediterranea nel rapporto con l’Africa Occidentale, così come si evince  in un recente articolo di Giuseppe Gagliano sul sito specializzato Startmag: “attraverso il progetto del gasdotto Marocco-Nigeria (che unisce la Nigeria al Marocco attraverso 14 paesi), infrastruttura questa che collegherebbe le risorse di gas nigeriane ai paesi dell’Africa occidentale e del Marocco per servire poi l’Europa in un secondo momento”. Un’opera della lunghezza di 5.660 km, dal costo preventivato di 20-25 mld di dollari, i cui accordi per la realizzazione sono stati siglati a Rabat nel giugno 2018.

L’infrastruttura, dovrebbe completare una rete dell’Africa dell’Ovest, integrando i “due gasdotti già operativi nella zona nord-occidentale dell’Africa, il “gasdotto dell’Africa occidentale”, che collega la Nigeria al Ghana, passando per il Benin e il Togo, e il gasdotto Maghreb-Europa (chiamato anche “Pedro Duran Farell ”) che collega l’Algeria all’Europa attraverso la Spagna (Cordova) e lo stretto di Gibilterra” (Giuseppe Gagliano, Tutte le novità sul risiko geopolitico del gas fra Israele, Egitto e Marocco – giugno 2020, www.starmag.it).

Per il Marocco questo nuovo gasdotto rappresenterà una via integrativa di approvvigionamento e di minore dipendenza dalle importazioni di gas algerino.

Infine, un ruolo particolarmente importante, se non principale, il Marocco lo sta assumendo nel settore delle Fonti di Energia Rinnovabile. La strategia decennale del Marocco in questo settore è iniziata nel 2009, quando il governo ha affrontato una crisi energetica particolarmente significativa, attraverso la programmazione dell’ONEE (l’Ufficio Nazionale per l’energia elettrica e l’acqua). I progetti di elettrificazione di massa promossi negli anni ’90, hanno permesso l’erogazione del servizio dell’elettricità in quasi tutte le case, facendo salire esponenzialmente la domanda di energia elettrica; obiettivo fondamentale considerando che attualmente 650 milioni di africani, oltre i due terzi della popolazione del continente, non hanno ancora accesso a elettricità affidabile.

Nel febbraio 2010 con un’apposita legge fu istituita l’Agenzia pubblica MASEN, con responsabilità diretta sullo sviluppo delle energie rinnovabili.

La già indicata dipendenza dai fossili, pur in presenza di nuovi sviluppi, ha fatto investire risorse importanti in questi programmi, facendo assumere nuova autonomia e una regressione della dipendenza energetica al Paese e un modello di sviluppo sostenibile nell’area dell’energia.  Il governo ha previsto di incrementare notevolmente la produzione elettrica da energie rinnovabili entro il 2030. Un investimento di 1 miliardo di dollari è stato fatto per costruire 16 progetti eolici. Il Marocco ha già otto progetti idroelettrici, il primo dei quali risale al 1953, comprese le dighe originariamente costruite per i bacini idrici che sono stati convertiti per la generazione idroelettrica. Ma sono soprattutto gli investimenti nel solare che hanno fatto del Marocco, un Paese protagonista a livello internazionale.  Queste strategie hanno già portato alla produzione del 35% del fabbisogno nazionale di energia elettrica con l’obiettivo di arrivare al 52% entro il 2030, soprattutto per effetto delle mega giant struttura “green” come quella del Noor Complex (la più grande centrale di energia solare concentrata del mondo), costruita nel deserto nei pressi di Ouarzazate a sud di Marrakech, avviata a febbraio del 2016, con un finanziamento di 485 milioni di dollari garantito dall’African Development Bank (AfDB).

L’ONEE ha raggiunto 34.519.399 GWhdi produzione elettrica netta (dato 2018) per 6.328.239 utenti (dati 2019) su tutto il territorio nazionale (dati tratti dal sito ufficiale www.one.org.ma), sviluppando al meglio la sua missione di servizio pubblico.  Il programma del governo marocchino prevede il raggiungimento entro il 2020 (probabilmente slitterà nel 2021 per l’impegno di fondi pubblici per il contrasto al Corona Virus) di allacciare alla rete:

  • 2 GW di solare termodinamico (Concentrated Solar Power) e fotovoltaico
  • 2 GW di eolico (3,5 miliardi)
  • 2 GW da 200 centrali idroelettriche di piccola dimensione (l’idroelettrico costituisce il terzo pilastro della strategia).

Il Marocco si pone pertanto al centro della transizione energetica, non tralasciando le potenzialità immediate di produzioni di fossili off shore. È uno dei pochi Stati africani che sta decisamente riducendo il deficit infrastrutturale energetico e nel contempo, insieme al Gambia, è uno dei due paesi al mondo, che sta raggiungendo il limite di riduzione di 1,5°C sollecitato dall’accordo di Parigi e Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).

Questa possibile progressiva autonomia energetica e anche la crescente leadership nello sviluppo delle Fonti Rinnovabili e di lotta al cambiamento climatico, potrebbe rivelarsi utile sia per il consolidamento degli assetti democratici sia per il già richiamato ruolo internazionale dello Stato marocchino.

                                                                                                Antonello Assogna,
                                                                                          Fondazione Ezio Tarantelli