Il Malgoverno. Un caso di Studio: il Sud Africa

Emerso abilmente dall’oscuro periodo dell’apartheid, il Sud Africa di Nelson Mandela vide dispiegarsi innanzi a sé un futuro prospero dove il 1994, anno di insediamento di Mandela, andava considerato come l’anno zero di una nuova epoca.

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Il settore primario venne affiancato da uno sviluppato e ramificato terziario. I grandi capitali stranieri colsero l’occasione e il Sud Africa divenne in breve il primo paese africano per produzione economica. Con una rapidità notevole il Sud Africa si ritrovò ad assurgere al ruolo di Alfiere della regione, per quanto con notevoli riserve. Le sfide da affrontare erano la redistribuzione della ricchezza dalla minoranza bianca alla popolazione nera, il problema della diffusa disoccupazione e il recupero delle aree depresse del paese.

I primi problemi arrivarono con il successore di Mandela, Thabo Mbeki, in carica dal 1999 al 2008. Mbeki adottò fin da subito una politica ultra-liberale, che se da una parte fu vista molto positivamente dalle nazioni straniere in quanto permise l’afflusso verso il Sud Africa di investimenti esteri, dall’altra parte portò ad una sospensione di fatto di quelle politiche sociali di cui il Sud Africa ancora necessitava e di cui non ci si poteva così celermente liberare. In ogni caso, sorvolando sugli scandali che lo videro travolto in relazione alle sue posizioni sull’AIDS, Mbeki diede vita ad un governo di transizione sperimentale, come c’era da aspettarsi dal dopo Mandela, molto apprezzato dall’Occidente ed in parte da esso sostenuto. I veri problemi si concretizzarono con il successivo governo a guida Zuma.

In questo caso si può serenamente parlare di malgoverno. Zuma ha accumulato 700 accuse per corruzione, e numerosi scandali per l’uso improprio e personale di denaro pubblico.  Si è trovato al centro della crisi di governo che ha posto in luce il controllo de facto esercitato dalla potente famiglia indiana Gupta sul governo Sud Africano. In generale, volendo anche considerare che parte delle sue sfortune politiche furono dovute anche alla sua posizione spiccatamente antiamericana, in ogni caso il governo Zuma si macchiò di una colpa ben più grave: l’inefficienza.

Il risultato è stato il totale crollo del sogno di una potenza africana. Il Sud Africa ha bruscamente interrotto il suo percorso. La stessa nazione che appena dieci anni fa veniva considerata una potenza in ascesa (probabilmente esagerando) oggi è un Pedone in balia di una crisi di governo non del tuttosuperata ed una economia che colleziona sconfitte: dal fallimento della linea aerea nazionale, alla sostanziale instabilità fiscale che attraversa il paese,  fino ad un devastante allargamento della forbice fra ricchi e poveri. La cartina al tornasole dell’allontanamento del paese dalle logiche economiche e politiche dell’occidente è rappresentato, come sempre in occidente, dai rapporti ufficiali intrattenuti con Israele. Come la Turchia di Erdogan ci ha insegnato, anche se i rapporti economici fra Ankara e Tel Aviv non sono mai stati così saldi, nel momento in cui è necessario mandare un messaggio agli Stati Uniti, basta tuonare contro lo stato di Israele. Allo stesso modo il Sud Africa, assolutamente marginale rispetto alle complesse dinamiche che vedono interessate la regione del levante in questi mesi, ha tenuto a mostrare il suo distacco nei confronti del governo di Netanyahu ritirando il suo ambasciatore a seguito delle violenze avvenute nella striscia di Gaza. L’atto specifico è duplice: rappresenta da una parte un messaggio importante all’occidente come si è già detto, dall’altra parte un tentativo del Sud Africa di riconquistare quel ruolo di garante internazionale dei diritti umani assunto con Mandela nel 1994 e che lo pone in evidente contrasto con le politiche di segregazione etnica in vigore in Israele.

Da Alfiere a Pedone: il dominio cinese

Tornando però all’economia e al ruolo geopolitico del Sud Africa, verrebbe da chiedersi questo Pedone in quale orbita rientri. Nonostante lo scandalo Gupta, anzi potremmo per meglio dire grazie alla rete intessuta dalla famiglia Gupta, i rapporti fra India e Sud Africa sono alquanto saldi con un traffico bilaterale che è passato dai 3 miliardi di dollari del 1992 a 12 miliardi di dollari nel 2010. Ma che si tratti di un rapporto che nel tempo si sia codificato più di sudditanza che di pura alleanza da pari è testimoniato dai vari accordi militari, e conseguenti esercitazioni congiunte, che definiscono tali rapporti come garanti dell’egemonia di Delhi sull’Oceano Indiano. Il 2010 però è stato l’anno della svolta, ed in concomitanza con i numerosi errori del governo Zuma, il Sud Africa è entrato completamente e sussidiariamente nell’orbita cinese. Ufficialmente attraverso il primo atto nel corso della Dichiarazione di Pechino dello stesso anno, con cui Cape Town è stata innalzata allo status di “Partner Comprensivo e Strategico”. Nel dicembre dello stesso anno la Cina invita il Sud Africa ad entrare nell’organizzazione delle economie emergenti, la BRICS, chiudendo accordi in taluni punti in conflitto con quanto stabilito dai precedenti accordi India-Sud Africa-Brasile sanciti dall’IBSA Dialogue Forum. Da qui in poi possiamo assistere un dominio incontrollato della Cina sul mercato Sud Africano che surclassa completamente le mire indiane: nel solo 2015 i due paesi chiudono accordi commerciali per un valore complessivo di 16,5 miliardi di dollari e solo l’anno dopo sono attive 140 aziende medio grandi cinesi sul territorio sud africano, per un valore comprensivo di 13 miliardi di dollari e con la capacità di dare lavoro a 30000 africani. Del resto, se Israele è lo strumento di affermazione politica in occidente, dall’altra parte dell’orizzonte è il Tibet il nodo da sciogliere (oltre che Taiwan che però il Sud Africa ha già disconosciuto fin dal 1996 ) e non è un caso se, appellandosi ai più variegati interessi nazionali, al Dalai Lama sia sempre stato impedito di accedere al paese africano.

Il quadro ora è piuttosto definito: un paese florido, lanciato verso un progresso economico e sociale che poteva garantirgli il ruolo di potenza locale e di indipendenza nella gestione dei rapporti internazionali, ha visto a causa di un decennio di governo debole e altri dieci anni di vero e proprio malgoverno ridurre il proprio ruolo a Pedone sussidiario della Cina e garante degli interessi di Pechino in quella zona del mondo.