Il lungo viaggio della democrazia in America Latina e la teoria del pendolo

Il processo di democratizzazione dell’America Latina non è stato facile ed immediato, in quanto ha incontrato nel suo percorso marcate oscillazioni tra regimi militari e regimi democratici che ne hanno rallentato il processo. Queste oscillazioni hanno ricoperto un range di anni che va dal ’45 al ’89 ed è proprio grazie all’ultimo cambio di regime se, in campo politico, dal post-89 si parla di consolidamento democratico in America Latina.

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Dalle istituzioni economiche liberiste alle istituzioni economiche protezioniste in America Latina

Prima degli anni ’30, a livello di istituzioni politiche, le oligarchie competitive dell’America Latina iniziarono ad applicare regole minimali della democrazia attraverso l’introduzione del suffragio universale. Al contempo, dal punto di vista economico, le istituzioni erano ancora liberiste poiché orientate alle esportazioni applicate nella fase coloniale e post/coloniale (materie prime agricole e del sottosuolo). Tuttavia, questi possono essere definiti dei sistemi economici oligarchici basati su livelli insoddisfacenti di tutela dell’equità distributiva, infatti l’incapacità che hanno avuto i governi nel promuovere la giustizia sociale e la crescita economica è palpabile (non a caso l’indice Gini oscillava tra 40 e 50, quindi le disuguaglianze erano rilevanti).

Tuttavia, la crisi del ’29 e la Seconda Guerra Mondiale hanno spinto l’America Latina a sviluppare delle istituzioni economiche volte al protezionismo, in quanto questi due eventi storici hanno fortemente limitato le importazioni dai paesi europei e dagli Usa. Questo protezionismo era basato sull’Isi (industrializzazione sostitutiva delle importazioni), quindi lo Stato da un lato dava protezione all’industria locale attraverso l’introduzione di dazi doganali al fine di scoraggiare le importazioni dai paesi più industrializzati e, dall’altro lato, finanziava l’industria con dei sussidi (ad esempio in Argentina ciò avvenne grazie alla tassa sui prodotti agricoli). 

È però importante capire cosa accade ai regimi politici con il protezionismo. Questo è l’elemento più anomalo dell’America Latina e la teoria di Hirschman spiega il perché: il paese dell’America Latina sarebbe una sorta di late late comers dei processi di modernizzazione che vede nelle istituzioni economiche dell’Isi l’opzione più consona. Tali politiche vedono una facile applicazione in un contesto prettamente autoritario, ma è proprio qui che si inserisce un’anomalia perché, come dice lo stesso Hirschman, l’America Latina è stata caratterizzata dalla “teoria del pendolo” (1945-1989). La teoria del pendolo è stata elaborata dal sociologo italo-argentino Gino Germani, il quale ha messo in evidenza una sorta di dondolamento collettivo dei processi politici latinoamericani, spostando gli stati verso il quadrante della democrazia e poi verso il quadrante della dittatura militare. La spinta che faceva mutare questo pendolo era segnata dalle occasioni elettorali che davano l’opportunità ai singoli Stati di realizzare progetti politici in cui il ruolo dei poteri economici, militari e sociali poteva trovare una sistemazione adeguata alla capacità di ciascun potere di influenzare la società nazionale. 

L’origine della “teoria del pendolo”

Per comprendere quale sia l’origine di questo pendolo si deve partire dal 1945. In America Latina, dopo il ’45, si assiste alla diffusione dei regimi militari, la cui origine non è legata alle istituzioni economiche, questo perché tutti i regimi militari hanno applicato il protezionismo. Di conseguenza avendo sempre applicato la medesima istituzione economica, il cambiamento scandito da queste oscillazioni riguardava un ambito prettamente politico. Tuttavia, i regimi militari erano già precedentemente diffusi in America Latina. Infatti, nei primi decenni del ‘900 le oligarchie competitive iniziarono ad applicare il suffragio universale facendo un primo passo verso delle istituzioni più democratiche (e questo è da considerarsi come il primo tocco del pendolo), ma la Rivoluzione di Lenin in Russia, che avvenne nello stesso arco temporale, rischiò di esportare il comunismo in tutto il mondo. Ecco allora che gli USA, attraverso i propri presidenti, decisero di applicare la diplomazia del male minore, ottenendo regimi militari in funzione anticomunista. 

Eppure, questa non è da considerarsi l’unica motivazione che spinse i militari a prendere il potere. Questo pendolo è anche il risultato del fatto che le democrazie populiste erano così esagerate da distruggere l’economia, infatti con un’economia completamente spezzata i militari intervennero per porre fine al populismo, mettere un freno alla spesa pubblica e introdurre rigore economico. Ciò ha portato i militari ad optare per un secondo ritocco del pendolo verso la metà degli anni ’60 nel tentativo di abbandonare il populismo (ma non il protezionismo). Queste dictablandas hanno continuato ad applicare le istituzioni dell’Isi con un atteggiamento poco ostile nei confronti delle multinazionali. Ciononostante, non è stata rilevata alcuna crescita economica optando per una versione moderata del protezionismo, infatti verso gli anni ’70 ci fu un terzo ritocco del pendolo a favore delle democrazie. 

A questo punto si arriva ad un quarto ritocco del pendolo, dove, a causa di questo caos economico e politico, in tre paesi del “Cono sud”, intervennero i militari delle dictaduras che rappresentavano i regimi militari più repressivi dell’America Latina (Argentina, Cile e Uruguay). Questi regimi reprimevano i diritti umani usando l’arma del terrorismo di Stato e la violenza, sempre con lo stesso obiettivo: estirpare il comunismo in quelle società. 

Considerando poi l’esistenza di tre principali ondate di democratizzazione è possibile inserire l’America Latina nell’ultima ondata. Questo perché la prima ondata si sviluppa lungo tutto l’800 e arriva fino alla Prima Guerra Mondiale, auspicando ad una combinazione tra democrazia e mercato nei paesi dell’Europa occidentale. La seconda ondata parte con la fine della Seconda Guerra Mondiale (1945) e coinvolge i seguenti paesi: Italia, Germania Ovest, Grecia. Tuttavia, rimangono fuori dalla seconda ondata Spagna e Portogallo, che si democratizzeranno negli anni ‘70 in quella che viene chiamata “terza ondata di democratizzazione” che ha favorito un processo di transizioni politiche anche in America Latina. In tale ondata c’è stata solo una democratizzazione e non una liberalizzazione in senso economico, in quanto si è mantenuto l’ambito protezionista. Negli anni ’80, dopo una situazione di austerità senza alcuna riforma liberista strutturale come la privatizzazione, c’è stato il quinto ritocco del pendolo a favore della democrazia, ma c’era ancora un gran timore nei confronti di un ritorno militare sulla scena politica a causa della crisi del debito estero del 1982 e in seguito al tentativo di incriminare i militari con l’accusa di violazione dei diritti umani (come Alfonsin in Argentina).

Conclusioni

Prima dell’89 solo un paese in America Latina ha applicato un autoritarismo liberista, ovvero il Cile di Pinochet. Dopo il crollo del comunismo nell’89 è iniziata però una nuova ondata di democratizzazioni e liberalizzazioni economiche, sulla base del caso cileno in campo economico. Questa quarta ondata va a toccare Paesi in via di sviluppo come Africa e Asia che sono tanto nuovi alla democratizzazione quanto nuovi alla liberalizzazione economica. Quindi, l’89 ha rappresentato un ripristino delle politiche liberiste in America Latina da accoppiare alla transizione democratica degli anni ’80. 

Dopo l’89, però, si è aperto un dibattito per comprendere se i regimi dell’America Latina siano o meno passati alla fase del consolidamento democratico. Per dare una risposta è necessario suddividere il processo di democratizzazione in due fasi: una prima fase di transizione e una seconda di consolidamento. La transizione comincia quando un regime autoritario fa un primo passo verso un’instaurazione democratica con le prime elezioni libere, mentre il consolidamento riguarda la stipulazione del compromesso democratico fra i principali attori sulle “regole del gioco”. In questo dibattito iniziale piuttosto accesso, ci sono stati studiosi come Przeworski che hanno sostenuto un impedimento del consolidamento a causa del liberismo, poiché la trasformazione economica avrebbe penalizzato molti gruppi del passato legati al protezionismo, provocando così uno shock iniziale che poi avrebbe portato ad un blocco delle riforme e del consolidamento democratico stesso. Altri studiosi post-marxisti hanno invece ipotizzato che il liberismo favoriva i regimi ibridi o le democrazie illiberali. 


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In realtà, si può affermare che la fine della teoria del pendolo in ambito politico abbia portato all’inizio del consolidamento democratico in America Latina dopo l’89 e tale mutamento lo si può accostare proprio alle riforme strutturali liberiste post ‘89, le quali hanno interrotto le viziose oscillazioni scandite dalla teoria del pendolo. Questo è il motivo per cui oggi i maggiori paesi dell’America Latina applicano democrazia e mercato (Cile, Argentina, Brasile, Messico, Perù).