Il GPV-2020 e la modernizzazione militare russa (2011-2020)

Il 31 dicembre 2010 il Presidente Medvedev firmò il nuovo Programma Statale di Armamenti per la decade successiva. Si trattava del più importante programma russo di modernizzazione militare dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Estremamente ambizioso negli obiettivi, il programma è considerato un successo malgrado alcune inefficienze nella sua implementazione. Sebbene non siano ancora in grado di competere con gli standard tecnologici NATO, le forze russe hanno subito un profondo rinnovamento testimoniato dal successo militare siriano. Lo stimolo per questa trasformazione venne da un’altra guerra, quella con la Georgia del 2008, che rese evidente l’arretratezza dell’esercito russo.

Il GPV-2020 e la modernizzazione militare russa (2011-2020) - Geopolitica.info Photo credit: Jurij Smitjuk/TASS

Un rinnovamento necessario 

La necessità di una profonda ristrutturazione delle forze armate russe venne progressivamente messa in luce da una serie di elementi. In primis, la consapevolezza della superiorità tecnologica e convenzionale NATO dimostrata in Kosovo, Afghanistan e Iraq, che aveva fatto prendere coscienza ai  circoli strategici russi della profonda arretratezza delle proprie forze armate. Inoltre, il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato ABM nel giugno 2002, con l’intenzione dell’Amministrazione Bush di sviluppare nuovi sistemi di difesa missilistica in Europa, aveva ulteriormente allarmato gli ambienti militari russi. Infine, occupata nella gestione del collasso economico e sociale del Paese, la Presidenza El’tsin aveva trascurato sempre più la manutenzione delle forze armate ad eccezione dell’arsenale nucleare. 

Per una potenza determinata a ripristinare il suo status di grande potenza come annunciato da Putin a Monaco nel 2007, tali debolezze erano inammissibili. Così, nello stesso anno Putin nominò, a sorpresa di tutti, Anatolij Serdjukov a capo del Ministero della Difesa. Serdjukov non era un militare, bensì un civile con esperienza manageriale nella regolamentazione fiscale. La missione che gli venne affidata fu quella di razionalizzare le forze armate per aumentarne l’efficienza. Il “New Look” di Serdjukov puntava a trovare una soluzione che permettesse di mantenere le strutture ereditate dall’Unione Sovietica  – organizzate in vista di una mobilizzazione generale – adattandole al contempo a un nuovo panorama geopolitico nel quale una guerra totale con l‘Occidente appariva anacronistica e improbabile, ma che al tempo stesso preannunciava continui conflitti locali nei territori periferici dell’ex impero sovietico. Conflitti che richiedevano una prontezza di reazione che alle forze russe sembrava mancare. 

La guerra con la Georgia dell’agosto 2008 evidenziò l’arretratezza dell’esercito russo. Benché gli obiettivi politici fossero stati raggiunti, le difficoltà incontrate a livello operativo mostrarono numerosi guasti e carenze nella catena di comando e controllo, nell’equipaggiamento e nell’addestramento delle truppe. Grazie a questa conferma definitiva della necessità di una ristrutturazione generale Serdjukov riuscì a vincere le resistenze interne agli ambienti militari. Ad ufficializzare tale necessità subentrò nel 2010 il Programma Statale di Armamenti (in russo Gosudarstvennaja Programma Vooruženii 2020, GPV-2020) che prescriveva una completa modernizzazione delle forze del Paese entro il 2020. 

Il GPV-2020

Con un budget iniziale di 20.7 trilioni di rubli l’equivalente di quasi 700 miliardi di dollari nel 2011 il programma decennale prevedeva piani estremamente ambiziosi al fine di conseguire un duplice obiettivo. Da una parte, bisognava risolvere le carenze tecniche dei sistemi d’arma che la Georgia aveva evidenziato e, dall’altra, rendere il dispiegamento delle forze armate più flessibile, rapido ed efficiente. Occorreva ristrutturare il processo di acquisizione, rifornimento, ricerca e sviluppo dei sistemi d’arma, razionalizzare la catena di comando e controllo e puntare a una professionalizzazione del personale. L’obiettivo finale prevedeva di aumentare la percentuale di armamenti considerati moderni dal 15% nel 2010 al 70% entro il 2020. 

La modernizzazione militare è data dalla combinazione dello sviluppo di nuovi sistemi d’arma con il rinnovamento di quelli esistenti prolungandone la capacità di durata del servizio. Tenendo conto della più o meno marcata necessità di intervento in ciascun settore, il GPV-2020 ha dato priorità a quello  navale ed aerospaziale. A seguire, hanno beneficiato del programma le forze di terra e i sistemi di comunicazione, comando e controllo. La logica di fondo che ha guidato l’implementazione del GPV-2020 mirava ad abbandonare l’approccio sovietico basato sulla produzione di massa per adottarne uno capace di prediligere la qualità rispetto alla quantità. Grande spazio è stato dato, per esempio, alla tecnologia dual-use dei missili ad alta precisione Iskander-M o al nuovo sistema di difesa aerea a lungo raggio S-400, oggi considerato uno dei migliori al mondo. 

L’implementazione del programma ha subito in alcuni casi dei rallentamenti senza tuttavia mai arrestarsi. Gli obiettivi iniziali di trasformazione delle forze armate sono stati raggiunti portando a considerare il programma un successo, riconosciuto anche dagli osservatori internazionali. La soglia prefissata del 70% di modernizzazione dei sistemi d’arma è stata infatti raggiunta, seppure con valori diversi nei vari settori. Al momento, l’arsenale nucleare strategico continua a essere ampiamente più avanzato rispetto alle forze convenzionali. I principali rallentamenti si sono avuti nel settore della ricerca e sviluppo dove gli obiettivi sono stati riconosciuti come troppo ottimistici dallo stesso Dmitrij Rogozin, vice primo ministro tra il 2011 e 2018. Anche il deterioramento delle relazioni con l’Ucraina ha influito negativamente dal momento che molte componenti, soprattutto navali, venivano prodotte da imprese ucraine. 

Relativamente all’organizzazione e all’addestramento delle truppe, si è puntato a una razionalizzazione dei distretti militari e del personale al fine di ridurne il numero ma aumentandone la professionalizzazione. L’obiettivo consiste nel disporre di truppe più qualificate e meglio equipaggiate all’interno di brigate più piccole, indipendenti e flessibili, che meglio si adattano a situazioni che richiedono un’alta rapidità di dispiegamento. Tuttavia, le resistenze interne a questi tagli hanno fatto sì che per il momento si sia giunti a una soluzione ibrida che prevede ancora il servizio militare obbligatorio di un anno e l’impiego di contractors nei teatri di guerra. Al momento, i coscritti costituiscono ancora la larga maggioranza del personale militare russo (che ammonta a poco più di un milione di uomini) mentre l’obiettivo iniziale di giungere a 425 000 soldati professionisti entro il 2017 è stato portato a 476 000 entro il 2025.

Allo scopo di migliorare l’addestramento delle truppe le grandi esercitazioni strategiche come Zapad-2017, Vostok-2018 e Kavakz-2020 sono aumentate in scala e condotte insieme a potenze straniere. Nel 2013 sono poi state reintrodotte le esercitazioni a sorpresa, tipiche dei tempi sovietici, per monitorare la prontezza di reazione delle truppe, per verificare la catena di comando e controllo e per consolidare lo spirito di corpo. Anche l’aspetto ideologico ha infatti ricevuto nuova attenzione. Dopo la perdita di status che l’esercito subì durante gli anni Novanta, a partire dalla terza Presidenza Putin e in concomitanza con il rinnovato sentimento patriottico innescato dalla crisi ucraina, si è ravvivata in seno alla popolazione russa una certa affezione per il simbolo militare. Infine, per migliorare l’efficienza della catena di comando e controllo fra il centro e la periferia, nel 2014 è stato istituito il Centro Nazionale di gestione della Difesa dotato di un referente in ciascuno dei distretti militari del Paese. 


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Bilancio strategico e sviluppi futuri

Il GPV-2020 si inserisce all’interno di una più ampia cerchia di documenti ed avvenimenti che attribuiscono una dimensione più politica e strategica al programma. In primo luogo, la pubblicazione di un insieme di documenti strategici come l’intervento del 2013 del generale Gerasimov sul New Generation Warfare, la nuova dottrina militare del 2014, e il Foreign Policy Concept del 2016 forniscono al GPV-2020 una più ampia cornice interpretativa non rendendolo così una mera operazione di amministrazione militare. Inoltre, i teatri di combattimento ucraino e siriano hanno permesso di testare in tempo reale l’implementazione del programma nonché di acquisire nuove lezioni da sviluppare nel GPV successivo. Infine, l’azione del programma è stata amplificata dalla decisione di Mosca di potenziare la sua presenza militare in punti ritenuti strategici quali Kaliningrad, la Crimea nel Mar Nero, il Mare di Barents, il Caucaso e il Mediterraneo orientale. Per rispondere alla tradizionale ossessione di vulnerabilità dei confini, Mosca ha così trasformato posizioni potenzialmente vulnerabili in avamposti che le permettono se non proprio di proiettare ulteriormente la propria potenza almeno di consolidarla. Allo stesso tempo, questa rinnovata presenza militare le permette di mettere in allarme i Paesi Baltici o la Polonia fomentando così le divisioni in seno alla NATO.

Nel dicembre 2017 Putin ha firmato il GPV-2027 attribuendogli un budget di 19 trilioni di rubli. Considerata la ristrutturazione generale operata dal GPV-2020, il nuovo programma si prefigge per il 2027 obiettivi più precisi che tengono conto in particolare delle lezioni ucraina e siriana. Mosca si impegnerà per migliorare ulteriormente la reattività delle truppe e dei reparti speciali e la catena di comando e controllo; ma si perseguirà anche e soprattutto lo sviluppo di nuove armi strategiche ad alta precisione come il missile ipersonico Avangard. La fattibilità di tale programma dipenderà certamente dalla tenuta dell’economia russa già provata da prima dell’epidemia di COVID-19. 

In conclusione, Mosca, pur non riuscendo ad eguagliare lo sviluppo tecnologico delle forze NATO, sta progressivamente modernizzando le proprie forze militari adattandole alle nuove sfide del XXI secolo. Il GPV-2020 ha ridato una capacità operativo alla Russia che verrà ulteriormente ampliata dal GPV-2027 fornendo un contributo fondamentale al perseguimento dell’obiettivo sommo della grand strategy russa: riacquisire lo status di grande potenza sulla scena internazionale. La modernizzazione militare ha restituito sicurezza a Mosca facendole adottare una postura estremamene più assertiva laddove essa valuti che i propri interessi siano in pericolo. Dispiegando sistemi difensivi e offensivi in questi punti strategici Mosca è determinata a dissuadere qualsiasi offensiva della NATO contro gli interessi russi o qualsiasi sua interferenza in azioni che il Cremlino dovesse decidere di intraprendere. Dati i successi militari e politici ottenuti non è da escludere che Mosca possa ricorrere in futuro a questo tipo di “heavy metal diplomacy”. Allo stesso tempo, sarebbe tuttavia azzardato ritenere che la Russia intenda iniziare una nuova corsa agli armamenti poiché la consapevolezza del peso che questa ebbe nel determinare il collasso sovietico è ancora troppo  viva in seno a Putin e agli altri rappresentanti delle agenzie militari e di intelligence.