Il governo di Orban continua, e la democrazia?

Dopo la legge contro le ONG che aiutano i migranti, il governo ungherese lancia una battaglia contro le poche istituzioni che ancora fanno cultura e ricerca in modo indipendente.

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È difatti la prima volta, dopo vent’anni di democrazia, che il Teatro dell’Opera di Budapest decide di cancellare uno spettacolo, il musical Billy Elliot, solo perché un giornale di partito l’ha giudicato troppo effeminato. Ispirato al film del registra britannico Stephen Daldry del 2000, il musical è ambientato in una città del nord dell’Inghilterra negli anni ’80 e racconta la storia di un adolescente di estrazione sociale modesta che sceglie di dedicarsi alla danza classica anziché alla boxe, diventando una stella.

Nella lettera indirizzata alla compagnia, il direttore dell’Opera Szilveszter Okovàcs spiega che a causa della cattiva pubblicità sui giornali “la vendita dei biglietti è crollata” e dunque il teatro è stato costretto a cancellare le 15 repliche previste dello spettacolo, motivazioni fasulle ed inconsistenti.

La polemica, innescata da un giornale vicino a Viktor Orbàn (che ha vinto nuovamente le elezioni lo scorso 8 aprile), sostiene che “promuovere l’omosessualità non può essere un affare di stato”; affermando anche che il musical rischiava di trasformare i piccoli ungheresi in “omosessuali”.

Il giornale, MagyarIdok, è solo una delle molte testate che negli ultimi mesi sta facendo propaganda contro l’omosessualità;  recentemente il settimanale Figyelo, anche questo vicino a Orban, ha pubblicato una lista di nomi dei ricercatori dell’Accademia ungherese delle scienze accusati di lavorare sui diritti degli omosessuali. O ancora da ricordare, è il caso della piccola cittadina di Asotthalom, il quale Sindaco, nel febbraio del 2017, aveva fatto affiggere per le vie della Città cartelli che vietavano la fede musulmana e l’amore omosessuale.

È però evidente che alla politica non interessa cosa succede all’Opera o nei musei; i politici di oggi, a differenza dei leader comunisti dell’epoca di Kàdàr, non credono che il teatro debba svolgere funzioni educative. Per l’attuale  governo infatti, è fondamentale continuare a mantenere  un clima di guerra permanente. Per questo è necessario puntare il dito contro i migranti, gli omosessuali, l’Unione Europea, le istituzioni indipendenti come l’Università dell’Europa centrale, e di recente anche i senza tetto e i magistrati “traditori”. È la guerra contro l’opposizione interna, una vecchia conoscenza ungherese.

Se comunque questo episodio non cancella del tutto quello che rimane della democrazia ungherese, fa ben capire la direzione che questa sta prendendo.