Il GOP diviso, Trump sempre più lontano?

Quanto avvenuto ieri al Campidoglio ha probabilmente acuito la frattura – già esistente – tra i repubblicani e il progressivo allontanamento di Donald Trump dal Grand Old Party. Le parole del vicepresidente uscente Mike Pence e del capo della maggioranza al Senato Mitch McConnell, due dei più fedeli trumpiani, ne sono un chiaro esempio: l’ex governatore dell’Indiana, infatti, ha dichiarato di non avere il potere di ribaltare il risultato elettorale mentre il senatore repubblicano, alla ripresa della sessione del Congresso, ha chiaramente rimproverato il tentativo da parte del presidente uscente di rovesciare il voto attraverso “teorie del complotto”, affermando che l’annullamento della decisione degli elettori danneggerebbe fortemente la Repubblica. Quale sarà il futuro del GOP?

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Seppur in maniera tardiva, Pence e McConnell hanno reagito alle crescenti pressioni da parte del presidente uscente Trump. Infatti, tutti e due hanno preferito non mettere in discussione i voti dell’Electoral College un po’ perché in realtà non ne avevano il potere – nel caso di Pence – un po’ perché sarebbe stato un ulteriore colpo alla democrazia – nel caso di McConnell. Queste azioni da parte di due dei più fedeli trumpiani, insieme al rollback, durante la sessione congiunta del Congresso post invasione del Campidoglio, di alcuni senatori e deputati che si erano detti di voler portare avanti la causa del tycoon hanno probabilmente intensificato una frattura all’interno del Partito Repubblicano – presentatasi quando il senatore Romney si era espresso favorevole all’impeachment nei confronti di Trump ed evolutasi nel corso degli ultimi mesi tra una gestione ondivaga del Covid-19 e le dichiarazioni del tycoon riguardo a presunti brogli elettorali. 

La frattura del GOP e il 25esimo emendamento

Quello repubblicano è un partito inghiottito da una sorta di “guerra civile”, una scissione interna causata dai gradi di fedeltà al presidente in carica. Non c’è dubbio, è un momento cruciale per il futuro del partito: dovrà scegliere se stringersi ancora attorno a Trump o se perseguire un cambio di rotta che appare quantomai necessario se si vorrà sperare in una riconquista nel “breve termine” – 2024 – della Casa Bianca. In questo momento, Biden è il vero vincitore proprio perché la sua opposizione appare più lacerata più che mai, senza dimenticarsi che dopo i risultati di ieri avrà anche il Senato dalla sua parte.

Tuttavia, è da sottolineare quanto l’influenza di Trump all’interno del GOP sia ancora importante, nonostante il voto di ieri abbia dimostrato una flessione e quanto ancora la sua base elettorale sia forte. Alcuni lealisti, tra cui Ted Cruz senatore del Texas e Josh Hawley senatore del Missouri, infatti hanno deciso di portare avanti la causa del presidente uscente che però si è infranta dopo ore di discussioni. 

Nelle ultime ore poi si è parlato molto dell’invocazione del 25esimo emendamento secondo il quale il vicepresidente prenderebbe il posto del presidente perché rimosso dall’incarico. Tale soluzione appare improbabile anche se potrebbe significare un’ulteriore perdita di potere di Trump all’interno del partito, andandosi a sommare alle azioni e alle parole di Pence. Tuttavia, proprio nelle ultime ore il leader democratico al Senato Chuck Shumer ha chiesto al vicepresidente uscente di far scattare l’emendamento in questione o di procedere ad un nuovo impeachment. Alla luce di quanto accaduto ieri, è possibile che Pence riesca a scalare le gerarchie e che il Partito Repubblicano decida di riunirsi attorno a lui per una possibile ripartenza? Stando agli ultimi quattro anni, ma non solo, l’ex governatore dell’Indiana non ha dimostrato grandi doti di leadership, solo il tempo ci potrà dare ulteriori conferme. 

Quale leadership per i repubblicani?

Dal 20 gennaio, giorno in cui Biden entrerà ufficialmente in carica come 46esimo presidente degli Stati Uniti, per i repubblicani inizierà invece la corsa verso le midterm del 2022 e, ancora più importante, verso le presidenziali del 2024. Molte sono le figure che aspirano ad una posizione di leadership all’interno del GOP o che comunque hanno giocato un ruolo chiave tale da poter ambire alla guida dei repubblicani. Alcuni di loro però hanno sottolineato che se tra quattro anni il partito non si sarà liberato dal trumpismo, il GOP non avrà nessun tipo di speranza di ritornare alla Casa Bianca. I fatti di ieri probabilmente ne sono un’ulteriore prova. Tuttavia, sarebbe impossibile pensare che la sconfitta di Trump rappresenti la sconfitta del trumpismo. 

Oltre a Pence, che è possibile che dopo ieri abbia ottenuto anche il consenso di molti repubblicani più moderati, Cruz e Hawley godono di una certa popolarità dovuta dal fatto di essere fedeli al tycoon. Mentre le primarie passate hanno ruotato intorno a questioni scottanti come l’assistenza sanitaria o l’immigrazione, non è da escludere che il grado di fedeltà a Trump possa emergere come fattore decisivo per il futuro della leadership repubblicana.  

Non dimentichiamoci di Marco Rubio, senatore della Florida e sconfitto proprio dal tycoon alle primarie del 2016. Il politico di origine cubana, nonostante durante la presidenza Trump non si sia mai espresso contro di lui, a più riprese ha affermato che il GOP necessiti di un profondo cambiamento, a maggior ragione dopo i risultati del 3 novembre. A tal proposito, all’indomani del voto Rubio ha delineato la sua idea di partito repubblicano: “un partito costruito su una coalizione multietnica e multirazziale di lavoratori americani”, un’idea che differisce completamente dal partito che ha guidato Trump negli ultimi quattro anni. 

Inoltre, le ultime uscite del tycoon rischiano di bruciare l’ascesa di sua figlia Ivanka e del genero Jared Kushner, attuale Senior Advisor del presidente.

Ciononostante, il tycoon – con le dichiarazioni di stamattina – ha lasciato intendere che vorrà ricandidarsi nel 2024: “anche se questo rappresenta la fine del più grande primo mandato presidenziale della storia americana, si tratta solo dell’inizio della battaglia per rendere nuovamente grande l’America”. Che ciò possa accadere con l’istituzione di un nuovo partito? Al momento sembrerebbe altamente improbabile ma Trump e il GOP appaiono sempre più lontani. 

Alessandro Savini,
Centro Studi Geopolitica.info