Il futuro dell’America Latina passa per la Cina?

L’America Latina sta affrontando una delle più gravi crisi che sia stata mai registrata. Gli sviluppi incerti del nuovo coronavirus e il timore per le ripercussioni economiche future non fanno presagire nulla di buono. Un supporto per ripartire potrebbe arrivare dalla Cina, dai primi anni duemila sempre più presente nell’area e pronta a scalzare definitivamente gli Stati Uniti dall’egemonia economica e commerciale che ancora vantano nella regione.

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L’accelerazione del COVID-19 in America Latina sta mettendo in seria difficoltà la stabilità dei Paesi della regione, evidenziandone le lacune strutturali. La strada per superare la crisi sanitaria per il momento non è ancora stata trovata, nonostante molti Paesi abbiano adottato le consuete misure di contenimento. Le condizioni economiche non sono migliori; infatti stando a quanto riferito lo scorso aprile dalla Commissione Economia per l’America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite (CEPAL), in un report sugli effetti economici e sociali della crisi sanitaria sulla regione, il PIL nel 2020 subirà un calo del 5,3%. La situazione risulta ancor più negativa secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale che, a giugno, segnano un -9,4% per l’anno corrente.

La risposta dei Paesi latinoamericani deve essere rapida e ben strutturata, oltre che supportata da una potenza mondiale che possa garantire slancio e investimenti. Gli Stati Uniti, storicamente dominanti nell’area e che, dall’enunciazione della Dottrina Monroe (1823), definiscono i territori a sud del Rio Grande come “il cortile di casa”, non sembrano in grado di poter soddisfare le necessità latinoamericane, a causa del progressivo disimpegno dell’amministrazione Trump dalla regione e di un contagio interno ancora non controllato. In questo spazio potrebbe inserirsi invece la Cina, già presente in America Latina e desiderosa di mostrare la qualità della propria leadership in ambito internazionale, accrescendo ulteriormente il suo peso commerciale e la sua influenza politica.

La rincorsa cinese alla supremazia americana è iniziata nei primi anni Duemila, quando il Neopresidente George W. Bush, dopo l’attentato dell’11 settembre, decise di alleggerire il controllo sull’area latinoamericana per concentrarsi sul Grande Medio Oriente. L’avanzata cinese è stata caratterizzata da investimenti e prestiti; dal 2000 al 2017, infatti, Pechino ha investito in America Latina 109 miliardi di dollari. Ancor più alta è la cifra dei prestiti erogati dal 2005 dalla China Development Bank e dalla Export-Import Bank of China, pari a 141 miliardi di dollari, di cui l’87% destinati a progetti infrastrutturali ed energetici. Per capire la portata dello sforzo cinese basti pensare che i fondi erogati da Pechino hanno superato quelli emessi dalla Banca interamericana di sviluppo, dalla Banca Mondiale e dalla Banca di sviluppo dell’America Latina.

Oltre al supporto economico-finanziario, la Cina ha trovato nell’America Latina un partner commerciale. L’interscambio tra le due aree è passato da un giro di affaridi 17 miliardi di dollari nel 2002 ai 307 miliardi del 2018. Questo rapido sviluppo è stato agevolato dall’estensione della Belt and Road Initiative verso il Centro e Sud America; in pochi anni sono stati siglati accordi con 18 Paesi dell’area e il prossimo obiettivo è quello di includere all’interno del programma, nonostante tutte le difficoltà del caso, almeno uno tra i Paesi più grandi della regione (Argentina, Brasile, Messico).

La corsa alla supremazia, soprattutto in un periodo come questo, passa necessariamente anche dai progetti di assistenza sanitaria. Come riportato dallo studio del Wilson Centre, istituto di ricerca indipendente americano, il supporto di forniture mediche ai Paesi dell’America Latina è stato, ed è ancora adesso, principalmente garantito da Pechino. A ricevere dispositivi di protezione individuale (DPI), ventilatori e kit diagnostici sono stati soprattutto Brasile (911mila DPI, 29.600 kit e 94 tra ventilatori e altri strumenti), Messico (250.000 DPI, 100.000 KIT e 1.280 ventilatori), Colombia (970.000 DPI, 30.000 kit e 500 ventilatori), Argentina (650.000 DPI, 53.000 kit e 723 ventilatori) e Perù (616.000 DPI, 60.000 kit e 636 ventilatori).

In un periodo di instabilità e incertezze, gli Stati Uniti non sembrano pronti a supportare in modo risolutivo la vicina America Latina. Proprio per questo e a causa di una recessione che metterebbe in discussione gli equilibri sociali, in alcuni casi precari, i Paesi latinoamericani potrebbero avvicinarsi autonomamente alla potenza asiatica, pronta ad assumere il ruolo di guida regionale e a proiettarsi verso una leadership internazionale mai come oggi incerta.

Stefano Di Giambattista
Geopolitica.info