Il fondamentalismo islamico in Pakistan dagli albori ad oggi

Sin dalla sua creazione nel 1947 il Pakistan fece del nazionalismo islamista una ragione di unità di stato. Questa attitudine venne sempre più rafforzata nel corso del tempo e raggiunse il suo apogeo durante il regime del presidente Muhammad Zia ul-Haq, che governò il Pakistan dal 1977 al 1988. Il generale Zia, con il benestare di Washington e l’appoggio dei sauditi cominciò a costruire armi atomiche e a portare avanti un programma di radicale islamizzazione della società pakistana.

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Alle origini del Jihad

Il governo pakistano decise inoltre di servirsi dei militanti islamici per osteggiare il nemico indiano utilizzando atti di guerriglia oltre che l’azione dell’esercito convenzionale e, a tal fine, sostenne la nascita e le attività di gruppi di estremisti islamici durante il corso degli anni. Con il passare del tempo i movimenti radicali iniziarono a svolgere le proprie azioni in modo sempre più indipendente, nonostante continuassero a intrattenere stretti rapporti con l’Inter-Services-Intelligence.

Lo scoppio della violenza tra sciiti e sunniti portò il successivo presidente Nawaz Sharif a cambiare politica, ma il suo successore Musharraf tornò a fare ampio uso degli estremisti per conseguire i propri obiettivi, effettuando però una selezione dei gruppi, privilegiandone solo alcuni come il movimento Lashkar-i-Taiba attivo in Kashmir e Afghanistan. I movimenti radicali pakistani condividono la caratteristica di essere formati da individui che hanno sperimentato personalmente il jihad “armato” in Kashmir o in Afghanistan contro i sovietici, e di essere stati strettamente controllati dai servizi segreti, i quali si servivano e continuano a servirsi di alcuni di essi contro l’India o contro la minoranza sciita interna al Paese accusata di essere quinta colonna dell’Iran. Tutt’ora il governo di Islamabad non riesce a staccarsi dalla collaborazione con tali soggetti distinguendo nella sua lotta contro di essi tra gruppi di guerriglieri “buoni” il cui obiettivo è combattere nemici esterni al Pakistan come l’India o di appoggiare movimenti islamisti di tendenza radicale in Afghanistan, con lo scopo di assicurarsi un possibile alleato o stato cuscinetto sul quale poter contare in caso di un conflitto aperto con l’India e guerriglieri “cattivi”, ovvero quei soggetti che lottano contro le istituzioni dello stato.

Questo comportamento ha però portato il Paese a un costante pericolo di collassare poiché gli stessi servizi segreti che hanno gestito la nascita e la crescita di tali movimenti hanno ora perso il controllo di molti di essi, in particolar modo del movimento dei Talebani Pakistani e dei gruppi a loro affiliati. Lo scrittore ed esperto del Pakistan Ahmed Rashid ha affermato che attualmente esistono circa 40 gruppi di guerriglieri all’interno del Paese, rendendone impossibile il controllo, considerato che ogni gruppo persegue interessi propri e può essere internamente diviso in fazioni che combattono per raggiungere obiettivi differenti. Oltre al finanziamento diretto o indiretto di tali soggetti politici, il Pakistan contribuisce anche in un altro modo a foraggiare l’estremismo islamista: attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione.

Sin dal principio l’istituzione più forte e stabile del Paese è stato l’esercito, che possiede una forte influenza sui mass media, i quali continuano ad affermare che le cause del continuo stato di emergenza del Pakistan sono dovute all’intrusione nelle sue decisioni politiche di soggetti esterni come gli Stati Uniti o della costante minaccia dell’India, negando in questo modo ogni responsabilità interna.

I drammatici anni Ottanta

Per riuscire veramente a capire come un movimento così radicale abbia avuto la possibilità di nascere nel Paese è tuttavia necessario fare riferimento agli anni ottanta del novecento, quando ancora non esistevano i mujaheddin, per seguire gli sviluppi inaspettati di decisioni troppo avventate da parte di centri di potere pakistani e statunitensi. Il primo fattore che ha contribuito alla nascita dei talebani in entrambi i Paesi è la presenza di popolazione di etnia pashtun (gruppo etnico a cui appartengono i talebani) sia in Pakistan che in Afghanistan, e i legami che questi due popoli hanno intessuto nel corso degli anni. Durante l’invasione sovietica infatti venne calcolato che entrassero nella North-West Frontier Province 90.000 afghani al mese e di questi la maggior parte rimase nei campi profughi delle aree tribali dove poterono godere dell’ospitalità tipica del Pashtunwali. Poiché la maggioranza della popolazione afghana è costituita da pashtun, una gran parte di questa si riversò nella regione di confine con il Pakistan, e, durante tutto il periodo dell’invasione dell’URSS i rapporti tra i rifugiati afghani e la popolazione pakistana diventarono sempre più forti. Fu proprio in quest’area di confine che si formarono i mujaheddin finanziati dagli Stati Uniti e dall’Inter-Services-Intelligence.

Un altro aspetto della realtà della North-west Frontier Province che cambiò radicalmente la vita e il futuro di tale regione, contribuendo a creare terreno fertile per la nascita del TTP, fu l’arrivo di centinaia di militanti arabi che presero parte al jihad “armato” contro i sovietici, individui giunti nelle FederallyAdministeredTribalAreas con il supporto dell’Inter-Services-Intelligencee della CIA, i quali strinsero a loro volta legami con le popolazioni pashtun delle zone tramite matrimoni tra donne afghane o pakistane e uomini arabi, elemento collegato alla formazione di al Qaeda. Quando gli Usa decisero che anche i loro rivali avrebbero dovuto vivere un’esperienza simile a quella che loro avevano sperimentato in Vietnam,alimentarono il trasferimento di combattenti islamici in Afghanistan, con l’accordo del ministro saudita dell’informazione Prince Turki, dell’Inter-Services-Intelligencee della CIA.

L’operazione venne guidata da Abdullah Azzam, un profugo palestinese proveniente da Jenin, dottorando in Shari’ah all’università Abdul Aziz di Jedda dove ebbe come suo studente Osama Bin Laden. Nel 1984 questi si stabilì a Peshawar dove fondò il Maktabul-Khadamat ovvero il Services Office per i mujaheddin per cui riceveva finanziamenti direttamente da Osama Bin Laden che lavorava per colui che considerava il suo maestro. La fondazione di al Qaeda viene fatta risalire al 1989 circa, anno in cui Azzam venne assassinato a Peshawar. I combattenti islamici entrarono tuttavia a far parte della realtà pakistana in maniera incisiva solo dopo gli attentati dell’11 settembre, dopo il rifiuto dei talebani di consegnare Bin Laden a Washington per mancanza di prove, e in seguito all’attacco del 7 ottobre, quando Bin Laden e i suoi combattenti trovarono rifugio nelle zone delle FederallyAdministeredTribalAreas, dove la conformazione geologica del territorio e la facilità con cui potevano mescolarsi alla popolazione delle tribù pashtun permisero loro di trovare un nascondiglio sicuro.

Il movimento talebano

Fu in questo clima di confusione e continue interferenze da parte di soggetti politici esterni che il Pakistan non perse l’occasione di rafforzare la sua collaborazione con i militanti islamici, servendosenein chiave anti-indiana e, più in generale, per perseguire i propri interessi e fini politici. La collaborazione esercito-militanti permetteva a questo di controllarli e dirigerne più o meno indirettamente le azioni. Dopo il 2004 però le cose cambiarono drasticamente perché nacque il movimento talebano pakistano, e con esso scoppiò una sanguinosa guerra civile. I militanti si ribellarono ai vecchi capi tribù o ai loro leader fedeli all’esercito e decisero di cominciare una lotta indipendente. Questo evento ne portò con sé un altro inevitabile: lo scoppio di una guerra civile.

I nuovi militanti, non potendo permettersi infiltrazioni o tradimenti, cominciarono una sorta di epurazione, entrarono nelle aree tribali e uccisero circa un migliaio di uomini (gli stessi uomini che qualche mese prima erano stati loro capi clan o gli anziani che li guidavano). Da quel momento in poi i miliziani cominciarono a conquistare terreno e ad imporre la legge islamica nelle zone da loro controllate. Uno dei movimenti che il Pakistan e l’Inter-Services-Intelligence avevano assistito e finanziato si rivoltò contro di loro. Il 12 dicembre del 2007 tale movimento diventò ufficiale e nacque il Tehrik-e-Taliban Pakistan, il movimento dei Talebani pakistani.