Il fascino delle piramidi, oppure no

La notizia è trapelata (in sordina) lo scorso 16 Febbraio dal settimanale panarabo The Arab Weekly. Il 14 Gennaio, il Presidente Egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ricevuto presso il Palazzo presidenziale il Primo Ministro Italiano Giuseppe Conte. Incontro che (fanno trapelare le fonti) si è rivelato ‘abbastanza soddisfacente’ per due paesi, e che ha visto un significativo avanzamento nelle relazioni (commerciali) tra i due paesi.

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A livello politico tra Roma ed Il Cairo rimangono (oramai smorzate) tensioni derivanti dai casi Zaky e Regeni, vera ferita aperta nell’opinione pubblica e nel dibattito politico italiano. Italia che ha ufficialmente additato l’Egitto come diretto responsabile della morte dello studente. Tutt’altra storia riguardo i rispettivi rapporti commerciali, che sembrano invece godere di ottima e piena salute. Ad un mese di distanza dall’incontro tra i due leader, sono infatti iniziate a trapelare notizie riguardo ad un (allora possibile, ma ormai dato quasi per certo) accordo quadro tra i due paesi circa la fornitura di importanti volumi di ‘assets’ militari. Accordo che per l’Italia (di fatto) costituirebbe la più grande commessa (estera) di armamenti militari che si sia mai trovata a dover gestire, e per l’appunto rinominata ‘L’affare del secolo’.

Secondo le stime, ll volume di affari si aggirerebbe intorno ai 10 miliardi di dollari: 10.7 $  per quelle più accurate. La commessa prevedrebbe la fornitura di 6 Fregate Multi-missione classe FREMM. In quest’ottica, l’accordo tra i due paesi segna un primo importante avanzamento. Fincantieri sarebbe infatti in procinto di ricevere l’autorizzazione dal Parlamento italiano per la consegna di un primo lotto di due unità navali. Si tratta delle FREMM Spartaco Schergat ed Emilio Bianchi già costruite per la Marina Militare Italiana (rispettivamente nona e decima FREMM del programma italiano di acquisizione), che verranno quindi “girate” (una volta riadattate agli standard richiesti dalla Marina Egiziana) al governo del Cairo per sostituire (sembra) le due, ormai obsolete, fregate classe-Knox per un valore totale stimato di 1.2 miliardi di dollari. Le due FREMM (ex MM) farebbero da apripista alla fornitura delle successive 4 che (sempre secondo le indiscrezioni) sostituiranno le (anch’esse ormai vetuste) quattro fregate classe-Oliver H. Perry. La commessa navale vede però un secondo importante filone. Ovvero la fornitura di 20 pattugliatori d’altura classe Falaj-2. Tipologia di assetti che Fincantieri fornisce (anche in configurazione “stealth”) alla marina degli Emirati Arabi Uniti.

In campo aerospaziale l’accordo non è certo da meno. Il Cairo ha infatti manifestato l’interesse per l’acquisizione di 24 caccia intercettori Eurofighter-Typhoon. Questi non è ancora chiaro se siano di nuova costruzione o se vengano tratti dalla linea di volo dell’Aeronautica Militare Italiana. Nel primo caso (anche qui) si seguirebbe l’approccio della commessa di 24 macchine all’aeronautica del Qatar. Commessa a guida inglese (il cui valore complessivo sfiora i 7 miliardi di dollari) che prevede la fornitura di 24 esemplari (stesso numero) della versione più avanzata del Typhoon, quella della Tranche 3-A, attualmente in fase finale di consegna anche presso i reparti della nostra AM. Nel secondo caso invece, il lotto di 24 macchine potrebbe derivare dai velivoli della Tranche-1 già retro-fittati al Block-5, e quindi con piene capacità operative ‘air-to-air’ e (soprattutto) ‘air-to-ground’,  già in servizio presso la nostra aeronautica militare. Anch’essi quindi verrebbero “rigirati” all’aviazione egiziana. La commessa parrebbe però non terminare qui per il segmento aereo. Il governo italiano ha infatti messo sul piatto anche un altro pezzo forte del ‘made in Italy’: l’addestratore avanzato di Leonardo M-346. L’aeronautica Egiziana anche qui sembrerebbe interessata ad impegnarsi fino ad un numero massimo di 24 unità, le fonti a riguardo parlano di “negoziazioni avanzate” tra le parti. Si mette in evidenza come, negli scorsi mesi, su questo velivolo, Leonardo abbia dato notizia di aver confermato una commessa (lancio) di 6 esemplari di M-346 nella più recente ed avanzata versione “Fighter Attack” (con capacità “dual-role”). Accordo su cui però l’azienda mantiene al momento il più stretto riserbo sull’identità del cliente. Staremo quindi a vedere. Infine, l’accordo per la fornitura di assetti militari si estenderebbe anche alla sfera spaziale. L’Egitto ha infatti manifestato l’interesse di dotarsi anche di un satellite (radar) per l’osservazione terrestre. Su quest’ultimo aspetto non sono trapelati ulteriori dettagli.

Conti alla mano, il volume totale della maxi-commessa potrebbe lievitare fino alla vertiginosa cifra di 15/16 miliardi di dollari se si considerano i successivi (e potenziali) accordi per la vendita dei necessari armamenti (missili per la maggior parte) per i sopra citati assetti navali ed aerei. Un volume di affari pari al triplo dell’intero export militare italiano del 2019 di 5 miliardi di euro (non dollari), inclusi gli 870 (e più) milioni di euro di un’altra commessa italiana all’Egitto, quella relativa alla fornitura di 32 elicotteri (24 AW149 ed 8 AW189).


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Risulta quindi (a dir poco) sorprendente il cambio di passo siglato (almeno in ambito commerciale) tra i due paesi, entrambi attori protagonisti (l’Egitto determinato ad esserlo ancor di più) nel Mediterraneo. Quello che però rende ancor più sorprendente è la posizione italiana, e di come e quali possano essere gli effetti di tali accordi sui nostri (più che pallidi) interessi nazionali in Libia, terreno di scontro (almeno sulla carta) tra Roma ed il Cairo. Il fascino delle piramidi appare per la ‘realpolitik’ di Roma un richiamo irresistibile. La più stretta collaborazione nel campo delle Difesa (che ci proietterebbe al primo posto, sbalzando fuori in un solo colpo USA, Russia e Francia) apre a nuovi e possibili equilibri tra i due paesi non solo nel controllo dei flussi migratori verso le coste italiane ed in campo energetico (ENI estrae il 40% del gas e del petrolio egiziano, percentuale di sfruttamento destinata ad aumentare nei prossimi anni), ma anche (e soprattutto) sulla crisi libica e sulla stabilizzazione del Mediterraneo centro-orientale. Forse Roma, nei suoi più profondi pensieri, non è ancora pronta a rinunciare totalmente al “bel suol d’amore”. Sembra quindi voglia mandare un chiaro segnale a quello che però (almeno ad oggi) è il suo principale alleato a Tripoli.

Andrea D’Ottavio,
Geopolitica.info