Il dominio spaziale nel futuro della difesa missilistica statunitense

Con un programma che ha mosso i suoi primi passi concreti nel 2019, gli Stati Uniti hanno preso atto che la difesa del loro perimetro di sicurezza da minacce missilistiche avanzate passa per l’exploit delle tecnologie space-based.

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I contratti con L3Harris Technologies

Nell’ottobre 2020 la società statunitense L3Harris Technologies ha annunciato la firma di un contratto da 193 milioni di dollari con la Space Development Agency per lo sviluppo di una rete di sistemi satellitari end-to-end. L’azienda selezionata è un attore industriale con circa 50 mila dipendenti e 18 miliardi di dollari di fatturato annuo fondata a metà del 2019 dall’unione della L3 Technologies e della Harris Corporation (un processo già visto per la Raytheon Technologies Corporation). La L3Harris Technologies opera nel settore dell’aerospazio e della difesa come “technology innovator” fornendo soluzioni end-to-end che soddisfino i requisiti di missione dei committenti. Oltre al settore aerospaziale, le tecnologie sviluppate e fornite dall’azienda sono destinate anche al dominio terreste e a quello marittimo cui si sommano soluzioni sviluppate in ambito cyber.

Il contratto stipulato per il programma Tracking Layer (cui prenderà parte anche SpaceX) prevede lo sviluppo di soluzioni innovative destinate alla protezione degli Stati Uniti da tecnologie missilistiche avanzate, con chiaro ed espresso riferimento soprattutto a quelle ipersoniche. Nello specifico, il contratto prevede quattro “space vehicles” pronti al lancio entro i prossimi due anni per estendere la durata dello stesso sino al 2025. Altri quattro saranno forniti da SpaceX per un totale di otto satelliti.

La L3Harris Technologies in questo processo si occuperà dello sviluppo di diverse soluzioni tecnologiche legate principalmente ai sistemi sensoristici, tecnologie IT e sistemi essenziali per i battle network moderni. Tra i sistemi in programma per lo sviluppo vi sono sensori ad ampio spettro, diverse soluzioni per le reti comunicative ed informative e l’installazione sulle piattaforme satellitari di link ottici per lo scambio di pacchetti dati tra i satelliti stessi (inter-satellite optical links) oltre allo sviluppo di sistemi elettro-ottici e SBIRS (infrarossi).

Il 14 gennaio 2021 la Missile Defense Agency ha annunciato un ulteriore passo in avanti fatto con L3Harris Technologies grazie alla firma di un contratto da 121 milioni di dollari per il procurement di una piattaforma satellitare destinata al “tracking” dei sistemi d’arma ipersonici. Il contratto prevede la costruzione di un dimostratore da lanciare in orbita e la successiva creazione di una vera e propria costellazione di satelliti in orbita bassa con funzioni ISR per contrastare le tecnologie missilistiche avanzate dei competitor. La commessa per l’agenzia statunitense è stata acquisita insieme a Northropp Grumman e prevede il primo prototipo in orbita entro il 2023.

Finalità del programma

Le future costellazioni di satelliti sono programmate per colmare il gap capacitivo nell’architettura difensiva statunitense che si è venuto progressivamente a creare con l’innovazione nel campo delle tecnologie ipersoniche ed il loro utilizzo nell’ambito missilistico (soprattutto da parte di Russia e Cina). Per la loro elevata velocità, i vettori ipersonici sono infatti molto più elusivi rispetto a quelli tradizionali redendo meno efficienti gli attuali sistemi di rilevamento ad infrarossi space-based.

Nell’idea dell’Agenzia, le piattaforme HBTSS (Hypersonic and Ballistic Tracking Space Sensor) sono designate per rispondere ai processi di innovazione tecnologica avviati dai competitor statunitensi. Rispetto alle piattaforme in orbita geosincrona (con periodo di rotazione uguale a quello terrestre e situate ad un’altitudine costante di 35 786 chilometri), i satelliti HBTSS operano ad una quota più bassa rendendo più facile l’individuazione delle minacce in quanto i sensori si trovano più vicini alla superficie terrestre. Questi sono definiti come “medium-field-of-view sensors” e sono in grado di fornire i dati necessari alle operazioni di “fire control” per il lancio dell’intercettore verso il vettore avversario. Il problema che pone un’orbita più bassa è tuttavia la riduzione del campo visivo del sensore che, sebbene in grado di individuare e tracciare più facilmente i bersagli, non è in grado di coprire un’area sufficientemente vasta. Questo aspetto ha quindi portato alla decisione di costituire una vera e propria costellazione diffusa di satelliti HBTSS in grado di coprire l’intera superficie terrestre.

Nelle intenzioni degli Stati Uniti i programmi HBTSS e Tracking Layer sono componenti essenziali della futura architettura sensoristica spaziale, questa si andrà a comporre di almeno due diversi “strati”: il primo in orbita bassa composto dalla costellazione HBTSS ed il secondo in un’orbita più lontana grazie al programma Tracking Layer. Le capacità delle due costellazioni di satelliti andranno quindi a sommarsi, anche se potrebbe essere più corretto affermare che l’una fungerà da moltiplicatore di forza dell’altra, permettendo la costante presenza di un network di early warning in caso di lancio missilistico e quindi fornire dati più precisi sul vettore in volo attraverso un tracking costante. I dati forniranno le informazioni necessarie ai sistemi di fire control dell’intercettore designato all’abbattimento della minaccia per una migliore precisione e tempi ridotti di reazione.


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Alcune considerazioni finali

I programmi di difesa e traking spaziale, ad oggi, non si discostano in maniera sostanziale da quanto in parte visto nel processo di innovazione militare degli ultimi anni. La logica che guida il futuro uso operativo delle due costellazioni sopra citate è analogo a quanto è stato ampiamente visto nelle operazioni di Precision Strike. I concetti che hanno guidato l’utilizzo di munizionamento di precisione e il suo processo di sviluppo ricalcano quanto emerge dalle prime considerazioni sulle nuove piattaforme spaziali:

  • Advanced Situational Awareness: ovvero un’avanzata consapevolezza e conoscenza delle condizioni del teatro operativo e della sua evoluzione permessa dal costante rilevamento di dati e loro processamento in informazioni rilevanti.
  • Responsiveness: la capacità di reazione all’evolvere delle condizioni di teatro in tempi adeguati.

Questi due elementi, che sommati ad altre capacità (come ad esempio la precisione) definiscono il concetto di Precision Strike Complex, in questa sede sono sufficienti a dimostrare, seppur parzialmente, come ad oggi il dominio spaziale stia portando ancora più avanti un processo di innovazione iniziato decenni addietro.

Ad oggi uno dei programmi che potrebbe essere visto come una punta di diamante per la difesa statunitense non può essere considerato come game changer in quanto non andrebbe ad alterare in maniera significativa la condotta complessiva delle operazioni in tutti i domini interessati. La tecnologia ipersonica in questo senso non viene infatti sconfessata nella sua validità ma trova contromisure che vanno a ridurne l’efficacia. Questo ragionamento potrebbe essere un analogo a quanto è emerso da anni di ricerca e sviluppo nel campo delle armi ad energia diretta (EDW) che, seppur rivoluzionarie nella loro concezione, non cambiano l’approccio alle operazioni in ambito marittimo. Queste infatti portano ad uno step successivo di sistemi point defense dei vascelli ma non alterano l’approccio alle operazioni né il modo in cui queste vengono concepite.

Si può quindi affermare che nel medio periodo il dominio spaziale (e le dinamiche tattico/operative annesse) sarà interessato da un processo evolutivo iniziato da almeno un decennio e che solo nel lungo termine potranno essere portati in auge programmi in grado di cambiare completamente il volto delle operazioni spaziali e la loro ripercussione su gli altri domini.

Emanuele Appolloni,
Geopolitica.info