Il coronavirus si abbatte sul GOP

Venerdì mattina Donald Trump e la First Lady Melania Trump sono risultati positivi al coronavirus. La notizia è arrivata direttamente dal presidente attraverso il suo profilo Twitter. La linea di successione parla chiaro, adesso tocca al vicepresidente Mike Pence che, oltre a dover affrontare il dibattito con Kamala Harris tra qualche giorno, si dovrà far carico della campagna elettorale in un momento così cruciale. Nel frattempo, lo staff della campagna di Joe Biden ha annunciato la sospensione di ogni spot pubblicitario contro la figura del tycoon.

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È improbabile che l’aver contratto il coronavirus si trasformi per Donald Trump in un’arma in suo favore nella corsa per la riconferma alla Casa Bianca, anche se questo non significa darne per spacciato l’attuale inquilino, il cui destino probabilmente sarà più segnato dai dati economici del prossimo mese. Dopo aver subito limitazioni ai propri contenuti sui principali social network (Facebook, Twitter) e avendo contro la maggior parte dei grandi media americani, ora Trump vede saltare anche la possibilità di incontrare persone per almeno due settimane. Situazione non proprio ideale per un candidato che deve recuperare terreno al suo avversario e che nell’empatia con le folle aveva trovato la carta vincente nella corsa presidenziale 2016. L’aver contratto il coronavirus, inoltre, impedisce a Trump di presentarsi come un candidato vigoroso e in salute, immagine che aveva sfruttato contro Hillary Clinton e che stava riproponendo nei confronti di Joe Biden.

Molto dubbia, d’altro canto, è l’ipotesi secondo cui la malattia potrebbe avere su Trump un effetto “umanizzante”, facendogli conquistare le simpatie di una parte di elettorato indeciso o di quella comunità afroamericana – la più colpita dal coronavirus – che sembra essere la riserva di voti a cui ha l’accesso più difficile. Sia l’estrema polarizzazione dello spettro politico, che la diffusa percezione di aver sottostimato la portata del virus, infatti, rischiano di trasformare quest’ultimo in una sorta di contrappasso per il presidente agli occhi di una buona parte dell’opinione pubblica (e i numerosi auguri di morte che sta ricevendo sui social media sembrano confermarlo). Dunque, oltre a dover recuperare il gap con Biden per i repubblicani si prospettano dei problemi anche al Senato.

I problemi al Senato

Dopo la morte di Ruth Ginsburg, il presidente Trump ha individuato in Amy Barrett la sostituta della giudice nominata da Bill Clinton nel 1993. Nelle ultime settimane infatti si è aperto un dibattito sulla nomina dell’attuale giudice della Corte d’appello per il settimo distretto a Chicago: i democratici sostengono che si debba aspettare il risultato delle elezioni mentre i repubblicani condividono la posizione del tycoon, ossia procedere con la nomina prima del 3 novembre. I giudici della Corte Suprema però necessitano del consenso del Senato per entrare in carica e i repubblicani, avendo la maggioranza, non dovrebbero avere problemi ad eleggere Barrett. L’ufficialità della 44enne sarebbe un enorme vantaggio per il GOP perché riuscirebbe ad avere 3 giudici in più rispetto ai democratici (6 a 3).

Negli ultimi giorni però il coronavirus si è abbattuto sul Partito Repubblicano. Ai contagi di Mike Lee – senatore dello Utah – e Thom Tillis – senatore del North Carolina – si è aggiunto quello di Ron Johnson del Wisconsin. Questa notizia apre ad uno scenario impensabile fino a qualche giorno fa: visti i contagi dei tre senatori e il rifiuto di voto se dovesse avvenire prima delle elezioni da parte di due senatrici dell’Alaska, attualmente i repubblicani non hanno la maggioranza in Senato. Inoltre, il Comitato giudiziario – l’organo che deve condurre le udienze e valutare le candidature dei giudici – è diviso tra 12 repubblicani e 10 democratici e con il contagio dei due membri del GOP adesso il rischio di veder sfumare la nomina c’è.

L’inizio delle udienze è ancora previsto per il 12 ottobre e i repubblicani si stanno mobilitando per far partecipare i senatori in remoto. È chiaro che una netta maggioranza alla Corte Suprema sarebbe un elemento fondamentale per Trump soprattutto se si dovesse manifestare lo scenario, già annunciato, di un ricorso in seno alla Corte causa “brogli” dovuti al voto per posta. Infatti, è molto probabile che la sera del 3 novembre la mappa degli Stati Uniti sia completamente rossa ma che, a distanza di qualche giorno, il blu possa diventare il colore principale. In quel caso, appunto, entrerebbe in gioco la netta maggioranza alla Corte Suprema. Dunque, non è un caso che il GOP si voglia sbrigare sulla nomina di Barrett.


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Le prossime due settimane di campagna elettorale, quindi, saranno nelle mani di Mike Pence, che in passato è stato utilissimo per conquistare quella parte di elettorato repubblicano fortemente religiosa che difficilmente si sarebbe identificata in Trump, ma che gode di poco appeal al di fuori di tale recinto. Lo stop del presidente, tuttavia, potrebbe aprire definitivamente le porte al “fattore Ivanka”. In altre parole, potrebbe accelerare la definitiva discesa in campo di sua figlia e del marito Jared Kushner. Che l’assenza del presidente in queste settimane possa essere la loro definitiva consacrazione? Il 2024 non è poi così lontano.

Gabriele Natalizia,
Sapienza Unversità di Roma – Geopolitica.info

Alessandro Savini,
Geopolitica.info