Il Coronavirus non blocca il contenimento cinese nel Pacifico

Mentre Washington sta affrontando una pesante crisi sanitaria per via del Covid-19, la strategia di contenimento nei confronti della Cina per la regione dell’Indo Pacifico continua.

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Nei giorni scorsi un membro influente della House Armed Services Committee (Commissione del Senato USA che si occupa delle spese militari e dello stanziamento dei fondi per il Pentagono), il senatore repubblicano William McClellan “Mac” Thornberry, ha depositato una proposta di legge che mira a potenziare ulteriormente il Comando militare statunitense del Pacifico. Nella proposta (denominata Indo-Pacific Deterrence Initiative) il senatore chiede alla commissione di stanziare circa 6 miliardi di dollari per il dipartimento della Difesa al fine di rafforzare il comando militare di Washington del Pacifico, al fine di ultimare nuove strutture militari statunitensi dispiegate nel Pacifico e sostenere ’addestramento delle forze alleate dei paesi della regione. Nella bozza si propone anche di consolidare il dispiegamento a rotazione delle forze militari statunitensi, rafforzare le strutture militari americane di Guam e realizzare una nuova stazione radar nelle Hawaii.

La proposta di legge del senatore repubblicano si inserisce bene nella strategia di Washington, lanciata dall’insediamento dell’amministrazione di Donald Trump, di contenere una possibile espansione geostrategica e geoeconomica di Pechino nella regione del Pacifico, che Washington continua a valutare come strategicamente importante per garantire la propria supremazia e proiezione di potenza.

Se è vero che in questo periodo è difficile fare previsioni certe su come le due maggiori potenze usciranno dalla pandemia, è pur vero che la questione del Coronavirus sembra aver acuito lo scontro sino-statunitense. In questo senso, il mondo cambierà dopo l’epidemia, ma le grandi potenze si stanno già muovendo per ottenere vantaggi significativi Lo scontro egemonico quindi ha coinvolto, dopo la guerra commerciale e tecnologica, anche l’ambito sanitario.

La Regione dell’Indo-Pacifico resterà la priorità per Washington

Per i vertici militari statunitensi il Pacifico sarà il principale fronte caldo della futura disputa egemonica tra gli Stati Uniti e la Cina. Sin dai tempi dell’Amministrazione di Barack Obama, che approntò verso la regione indo-Pacifica la politica del Pivot to Asia, Washington ha tentato di evitare che la Cina iniziasse una espansione aggressiva, cercando al contrario di incanalare le ambizioni. Con l’avvento di Xi Jinping, il lancio del progetto delle nuove vie della Seta, e l’avvento dell’amministrazione di Donald Trump le relazioni bilaterali hanno subito una evoluzione (o, meglio, un’involuzione). 

Da una parte la Cina ha tentato di “estirpare” gli Stati Uniti dalla regione principalmente tramite strumenti geo-economici, dall’altra Washington con Trump ha tentato di frenare l’espansione di Pechino. Con Trump alla Casa Bianca ad esempio si sono intensificati anche i rapporti informali con Taiwan, la piccola isola che resta il principale obiettivo strategico di Pechino e che la RPC mirerebbe a riportare sotto il proprio controllo entro il 2049. 

Molti analisti si domandano se le politiche dell’Amministrazione Trump siano da considerare un unicum, una parentesi quasi patologica della condotta americana. Tuttavia, gli esperti tendono a concordare che il modus operandi di Washington nei confronti della Cina non cambierà direzione se il tycoon dovesse perdere le elezioni 2020. Tutta la classe dirigente di Washington, infatti, ora vede Pechino come il principale competitor degli Stati Uniti. Se da un lato, Pechino ha infatti più volte dichiarato di non avere alcuna intenzione di espandere la propria proiezione politico-militare, anche per via del gap che la divide dagli USA, dall’altro ha significativamente aumentato gli strumenti geoeconomici a disposizione con il progetto delle nuove vie della Seta e ha consolidato la sua presenza nelle organizzazioni internazionali.

Difficilmente, in caso di vittoria del candidato in pectore dei Dem Joe Biden (ex VicePresidente di Obama), i democratici allenteranno la pressione nei confronti della Cina. Il Pacifico, pertanto,rimarrà il fronte principale nella competizione tra Stati Uniti e Cina.