Il Caspio non è né un mare né un lago

Dopo 22 anni di negoziazioni si è decisa la natura del Mar Caspio: non è né un lago né un mare. Il 12 agosto 2018, infatti, Federazione Russa, Iran, Kazakistan, Turkmenistan e Azerbaigian hanno firmato la Convenzione sullo stato legale del Mar Caspio definendolo un bacino idrico intercontinentale.

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La convenzione segna un importante inizio per nuove dinamiche nella regione. Con la nascita delle nuove Repubbliche post-sovietiche, saltarono gli accordi del 1940 di codominio tra Unione Sovietica e Iran. Da allora, Kazakistan, Turkmenistan e Azerbaigian iniziarono dispute per i diritti di sviluppo e sfruttamento del mare. Dunque, il documento può essere considerato la “costituzione della regione”, stabilisce infatti i principi fondamentali per l’interazione e la cooperazione tra gli Stati, i meccanismi di sicurezza e le strutture per la risoluzione dei conflitti. La convenzione sviluppa un sistema di sicurezza regionale chiuso, fortemente sostenuto della Russia e dall’Iran. L’obiettivo è duplice: da una parte, consentire lo sfruttamento delle risorse naturali solo ai Paesi costieri e dall’altra, impedire attività militari di Stati terzi.

Ciò che ha reso possibile questo risultato è stato il cambio di approccio concettuale verso lo status del Caspio. Il processo che ha portato a questa epocale conclusione è stato caratterizzato da una ricerca di compromessi tra i diversi interessi e ambizioni degli Stati costieri. L’Iran, ad esempio, avendo il litorale ridotto, sosteneva la definizione di lago che avrebbe imposto legalmente una divisione in cinque parti uguali tenendo conto della superficie, del fondale e della profondità delle acque. Se invece si fosse considerato il Caspio come un mare, sarebbe entrata in vigore la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (UNICLOS) del 1982. In questo caso, l’ampiezza delle acque territoriali di ciascuno Stato sarebbe stata di 12 miglia nautiche. Dal momento che il Mar Caspio è connesso al Mar Nero attraverso il canale del fiume Volga, poteva essere definito anche in lago transfrontaliero. Inoltre, un ultimo approccio, sostenuto da Azerbaigian e Kazakistan, è stato preso in considerazione. Entrambi insistevano sul principio basato sul diritto consuetudinario della linea mediana, equidistante dalle coste di ciascuno dei cinque Stati. Inoltre, Astana promuoveva anche un uso congiunto della superficie. La proposta suscitava non poche problematiche tra Azerbaigian e Turkmenistan riguardo ai diritti su alcuni giacimenti di petrolio nel mezzo del Caspio.

Considerate tutte queste differenti posizioni, il nuovo regime prevede una sovranità territoriale per 15 miglia nautiche dalla costa e una zona di pesca di 10 miglia nautiche aggiuntive.

Per tutte queste ragioni, l’esito delle negoziazioni quindi si può considerare rivoluzionario.

Gli interessi miliari russi nel Caspio

Tuttavia, paradossalmente, la convenzione gioca un ruolo importante nella militarizzazione dell’area. Infatti, l’articolo 10, fortemente voluto dalla Russia, consente l’uso delle parti comuni del bacino caspico per attività militari. Inoltre, esclude la presenza di forze navali che non apparentano agli stati costieri, così da garantire a Mosca il predominio navale sul Caspio.

La flotta russa nel Caspio, infatti, è la più potente tra gli stati costieri.  Nel 2005 in occasione della Conferenza dei rappresentanti delle Flotte degli Stati del Caspio, la Russia propose un’operazione congiunta “KASFOR” inserendola in un quadro più ampio di cooperazione operativa navale con gli Stati caspici. Tuttavia, essi si opposero al progetto russo. Di conseguenza, la Federazione Russa cambiò i suoi obiettivi navali militari nell’area: accrescere la propria presenza militare nel Caspio attraverso il potenziamento della Caspian Flottilla. Con moderne navi da guerra, nuovi armamenti e unità della Marina potenziate, la Russia si confermò la potenza navale dominante nella Regione.

La presenza militare russa nel bacino ha una rilevanza strategica che va oltre i confini costieri del Caspio. Il 7 ottobre 2015 infatti, la CaspianFlottilla lanciò un attacco missilistico in Siria, colpendo le città diRaqqa, Idlib e Aleppo. L’operazione fu condotta dal mar Caspio attraverso armi di precisione capaci di colpire obiettivi a 1500 km di distanza. Oltre a riaffermare la sua posizione militare di primo piano, la Russia ha così dimostrato di esser in grado di estendere la sua potenza anche in scenari extra-regionali.

Gli interessi energetici russi nel Caspio

Nell’articolo 14 della Convenzione si permette la costruzione di oleodotti e gasdotti sul fondo del Mar Caspio; a tal proposito, attualmente il progetto principale è il gasdotto transcaspico (TCP) attraverso il quale il gas turkmeno e azero raggiunge l’Europa, passando per il Caucaso e la Turchia e quindi evitando la Russia. Questo progetto è fortemente voluto sia all’Europa che da Turkmenistan e Azerbaigian che mirano rispettivamente a diversificare i fornitori energetici e le rotte commerciale di esportazione.

Dal momento che la Convenzione stabilisce precisi settori territoriali nazionali e garantisce anche agli Stati costieri il diritto di investire in progetti energetici e di aprire rotte commerciali attraverso il proprio territorio, la Russia non ha la facoltà di impedire la costruzione di TCP nella zona azera e turkmena.

Nella regione del Caspio, il progetto del TCP consiste in due parti principali: la costruzione di un gasdotto da Türkmenbaşy (Turkmenistan) a Shah Deniz (Azerbaigian) e lo sviluppo del giacimento petrolifero di Tengiz in Kazakistan. Il primo è finanziato dall’Unione Europea che ha investito 40 miliardi di dollari nel South Caucaus Pipeline (SCP). Il secondo, invece, è gestito da Chevron che ha contribuito con 37 miliardi di dollari con l’obiettivo di aumentare la produzione fino a 300000 barili per esportarli verso l’Europa. Tuttavia, la Convenzione stessa può costituire un ostacolo per questi progetti. Infatti, sempre nell’articolo 14 si mette ben in chiaro il diritto degli Stati costieri a fermare qualsiasi tipo di attività per ragioni ambientali riferendosi ad una precedente Convenzione per la protezione dell’ambiente marino del mar caspio del 2003. Inoltre, anche lo sconfinamento nel settore territoriale di un altro stato costiero può costituire un motivo per bloccare ogni tipo di progetto.

La Russia ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione di queste clausole come risultato dell’aumento dei competitor nel settore della produzione di gas naturale. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, infatti, la Russia costituiva il principale e il solo Stato per il transito del gas, in quanto le nuove Repubbliche facevano uso degli oleodotti e gasdotti costruiti in epoca sovietica. Tuttavia, sia la Russia che l’Iran sollecitarono lo sviluppo e l’estrazione delle risorse naturali nel Caspio, stimate di 48 miliardi di barili di petrolio e 9 bilioni di metri cubi di gas naturale. Di conseguenza, nuove e alterative rotte furono inaugurate come gli oleodotti Baku–Supsa e Baku–Tbilisi-Ceyhan e il gasdotto Baku–Tbilisi–Erzerum. Dunque, nonostante rimanga uno Stato di transito per il petrolio dal Kazakistan (non avendo sbocchi sul mare), la Russia ha definitivamente perso il suo monopolio.

Ora con la TAP la questione del TCP può tornare alla luce, in un’ottica di potenziamento e futura espansione del gasdotto adriatico. Tuttavia, la Russia riesce ad esercitare una forte influenza nell’area. Un esempio è stato il ruolo che si è ritagliata nella mediazione del conflitto in Nagorno Karabakh. Mosca ha intenzione di rafforzare il suo ruolo centrale nella regione.


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In conclusione, la Convenzione sullo Stato Legale del Mar Caspio del 2018 è il risultato di numerosi e diversi geopolitici e non costituisce un punto finale. Infatti, esso è l’esito di un allineamento di esigenze interne ed esterne agli stati costieri ma comunque ha creato uno spazio di dialogo senza precedenti e che potrà essere usato per discutere le questioni irrisolte ereditate dal crollo dell’Unione Sovietica. Assumendo un ruolo di primo piano nelle negoziazioni, la Russia ha cercato di consolidare la sua influenza nelle questioni di sicurezza in Asia Centrale. In questo senso, firmando la Convenzione, Mosca guarda al Caspio per consolidare il suo ruolo in Eurasia.