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Il cammino verso un’Europa federale: impressioni e riflessioni dal Festival d’Europa

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Dal 7 al 12 maggio si è svolto a Firenze il secondo “Festival d’Europa”. Una settimana di workshop, convegni, spettacoli, concerti, conferenze e mostre che, grazie alla partecipazione di istituzioni accademiche, centri di ricerca, osservatori politici e associazioni culturali del panorama nazionale e internazionale, hanno ridato impulso al dibattito italiano sull’Unione Europea.  
Partendo dalle parole chiave dell’anno europeo 2013: cittadinanza, partecipazione, lavoro, giovani, cultura, pace, democrazia e futuro si sono svolti incontri e convegni che hanno visto la presenza di importanti figure politico-istituzionale sia di rilievo nazionale che internazionale. Il festival ha visto gli interventi di circa 200 relatori e l’organizzazione di 150 eventi: suddivisi in aree tematiche che spaziando dalla cultura alla didattica, dall’economia alle istituzioni, dalla partecipazione all’università avevano come obiettivo principale quello di avvicinare i cittadini alle istituzioni e ampliare il dibattito su argomenti che sono sempre più al centro della riflessione europea. Proprio nell’anno europeo dei cittadini si è voluta sottolineare in maniera decisa la necessità di avere una partecipazione sempre più ampia dei cittadini ai processi decisionali europei. 

Grande centralità è stata data ai giovani e alle donne e al loro ruolo che si prevede sempre più attivo nella costruzione di un’Europa più unita, più democratica, efficiente e solidale. Si è voluto, inoltre, dare un importante impulso al tema degli “Stati Uniti d’Europa”. Ormai la necessità di un’Unione non solo monetaria ed economica, ma anche politica e culturale è evidente. L’importanza, soprattutto in periodi di crisi come quello attuale, di ampliare la discussione su un’Europa più politica è stato messo in risalto, soprattutto da parte del Movimento Federalista Europeo che, con la presentazione di commissioni e progetti in sede europea si sta ponendo come importante interlocutore tra società civile, istituzioni nazionali e comunitarie. Al giorno d’oggi la creazione degli Stati Uniti d’Europa è un progetto la cui realizzazione sembra ancora lontana, ma la necessità di un’Europa politica ha posto ormai in primo piano il dibattito su un’eventuale Costituzione Europea.

Di grande rilievo il convegno “The state of Union” svoltosi il 9 maggio (il giorno dell’anniversario della “dichiarazione Schuman”) nel prestigioso Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Questo conferenza, organizzata dall’European University Institute, ormai alla terza edizione, è divenuta l’appuntamento annuale per discutere del presente e del futuro dell’Unione Europea. Erano presenti importanti figure politiche di spicco nazionale e internazionale come il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso, la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, il Ministro degli esteri Emma Bonino, il Commissario Europeo Cecilia Malmström, il Senatore a vita Mario Monti e il Sindaco di Firenze Matteo Renzi. Il convegno si è concentrato su istituzioni, governance, democrazia, partecipazione politica nell’Europa della crisi economica, migrazioni e cittadinanza europea ponendosi come riferimento fondamentale nel dibattito sulle prospettive dell’Unione Europea. Sempre più importanza assume in questo momento di crisi la creazione di un’Europa più vicina ai bisogni dei cittadini e sempre più capace di affrontare al meglio sfide non solo economiche. Di questo avviso il Presidente Barroso che nel suo intervento ha concluso sottolineando la necessità di comprendere che “L’Unione europea non vuol dire una presa di poteri ma una condivisione di poteri. La sussidiarietà è quindi un concetto democratico essenziale e dovrebbe essere praticata. Dovremmo concentrare l’azione europea sulle materie reali che sono importanti e che possono meglio essere trattate al livello europeo. E questo è precisamente quello che stiamo facendo.
Più Europa significa approfondire l’integrazione economica, riconoscendo che un approccio intergovernativo alle politiche economiche e fiscali non è adatto all’esistenza di una moneta unica”. La settimana di incontri si è conclusa con la manifestazione “Gli Stati Uniti d’Europa per uscire dalla crisi”. Manifestazione che ha voluto mettere in primo piano la necessità di un’Europa federalista, capace di dotarsi di strumenti idonei per risolvere problemi comuni. Nell’ultimo periodo, infatti, il tema degli Stati Uniti d’Europa è diventato cruciale nel panorama europeo ed internazionale.

L’idea di un’Europa federale ha radici profonde. Il primo a coniare questo termine fu addirittura Victor Hugo al congresso internazionale di pace tenutosi a Parigi nel 1849. Nella prima metà del XX secolo quest’idea fu accantonata a causa delle due guerre mondiali e delle scelte molto diverse che vennero prese dal punto di vista politico dalle diverse potenze europee. Si può dire però che fin dalla nascita della CECA si è avviato un processo che dovrebbe portare ad un’unione non solo economica, ma anche politica. Attualmente l’Unione Europea è una libera associazione di Stati sovrani che condividono obiettivi comuni e formano una delle aree di libero scambio più importanti nella storia dell’umanità, ma con la crisi economica è tornata in primo piano la questione più prettamente politica. La crisi dei mercati e la necessità di un controllo maggiore sui flussi finanziari e sulle decisioni di micro e macro economia spingono sempre di più verso un’unione più prettamente politica.

Si è molto dibattuto sulla necessità di una Costituzione unica, ma le incertezze dei singoli Stati nel cedere parti importanti di sovranità e la diffidenza dei cittadini che sentono l’Europa ancora distante dalla loro vita quotidiana, hanno rallentato per poi bloccare questo processo. La necessità di una rappresentanza europea, di istituzioni funzionanti con un peso maggiore nella vita delle singole nazioni, un controllo unitario sul rispetto delle regole e, perché no, una prima Costituzione unitaria potrebbero aiutare il vecchio continente a fare quel passo in più che lo porterebbe ad essere un fondamentale attore internazionale con una posizione sempre più preminente nell’arena internazionale. Probabilmente la strada migliore da seguire è quella delineata dall’ex primo ministro Belga GuyVerhofstadt che nel novembre del 2005 scrisse un libro (“Stati Uniti d’Europa”) in cui si sosteneva che un’Europa federale dovrebbe essere creata dagli Stati che desiderano un’Europa federale. In altre parole si prevedeva un nucleo federale europeo esistente all’interno dell’attuale Unione Europea con lo scopo di “federalizzare” questioni come la politica economico-sociale, la cooperazione tecnologica, la giustizia e la sicurezza comune, la diplomazia e, infine, un Esercito Europeo. Questa ulteriore evoluzione potrebbe portare alla realizzazione del più ambizioso progetto intrapreso nel corso della storia moderna sul nostro continente. 
 

 

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