Il Brasile subirà un nuovo golpe militare?

Il Brasile si trova nel mezzo di una crisi sanitaria, economica e politica. La gestione disastrosa della pandemia da parte del governo Bolsonaro ha comportato un aumento dell’instabilità all’interno del colosso latino americano. In questo contesto, un intervento militare non sarebbe un’eventualità poi così remota.

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Instabilità politica

In Brasile la diffusione del nuovo coronavirus ha comportato l’acuirsi dello scontropolitico tra il Governo federale, gli Stati federati e i municipi. Il Governo federale brasiliano non gode dell’autonomia sufficiente per poter impedire le iniziative intraprese da molti Stati federati e municipi, i quali hanno implementato misure di confinamento nonostante il dissenso del Presidente, che considera il Covid-19 una semplice “gripezinha”. Il 19 aprile scorso, i sostenitori di Bolsonaro hanno manifestato contro il Congresso di fronte al quartier generale dell’esercito a Brasilia. Infuriati per le misure di lockdown prese da alcuni governatori degli Stati federati, i sostenitori di Bolsonaro hanno invocato l’Atto istituzionale numero 5, decreto emesso dal regime militare brasiliano dopo il golpe del ‘64, il quale prevede l’abilitazione dell’intervento militare contro l’opposizione del governo. Bolsonaro, recatosi al quartiere generale dell’esercito, ha dimostrato il suo sostegno alla folla e ha ribadito di non essere disposto a negoziare nulla. Queste dichiarazioni hanno preoccupato i governatori degli Stati federati e 20 di essi (su un totale di 27) hanno apertamente condannato Bolsonaro firmando una lettera aperta a sostegno della democrazia. Così, uomini politici che in passato avevano appoggiato e sostenuto Bolsonaro come il governatore di San Paolo, João Doria, e il governatore di Rio de Janeiro, Wilson José Witzel, hanno apertamente criticato il Presidente brasiliano e hanno imposto misure di distanziamento sociale e isolamento nei rispettivi Stati.

Calo dei consensi

Bolsonaro si è fin da subito rifiutato di implementare le norme di distanziamento sociale e di seguire le indicazioni fornite dall’OMS e dalla comunità scientifica per affrontare il Covid-19. Egli ha agito e sta agendo in perfetta coerenza con la sua politica e con il suo atteggiamento di sempre: il governo Bolsonaro in questi due anni è stato guidato da principi ultraliberisti come l’individualismo esasperato, la negazione degli aiuti sociali e l’estrema valorizzazione del capitale a discapito dello stato sociale. Il suo discorso irresponsabile in merito alla pandemia deriva da un’ulteriore caratteristica del governo Bolsonaro, il quale si è sempre voluto porre come un “outsider”, contro il sistema, le conoscenze ed i poteri storicamente costituiti. Questo comportamento è ancora più pericoloso in tempo di pandemia e, nonostante i sondaggi ad oggi diano Bolsonaro ai minimi storici di consenso e popolarità a causa della sua gestione disastrosa della crisi, il Presidente gode ancora del sostegno di una parte della popolazione che si sente legittimata a perseguire i comportamenti illeciti dettati dallo stesso. Questo calo della popolarità del governo Bolsonaro si è acuito con la crisi del nuovo coronavirus, ma era presente fin da febbraio, soprattutto a causa della mancata capacità del governo di sostenere una crescita economica duratura. La grande instabilità economica e politica che sta affliggendo il Brasile in questo momento rappresenta un contesto favorevole ad un eventuale cambiamento di regime.

Gabinetto di militari

Il disaccordo sulle misure con cui affrontare la crisi causata dalla pandemia in Brasile è stato anche motivo di rimozione dall’incarico di due ministri della Salute. Il medico ed ex deputato Luiz Henrique Mandetta, favorevole al distanziamento sociale e alle misure di lockdown, è arrivato allo scontro verbale con il Capo di Stato ed è stato rimosso dal suo incarico il 16 aprile e sostituito con l’oncologo Nelson Teich. A distanza di un mese, Teich ha rinunciato al Ministero a causa delle tensioni con il Presidente, relative alla riapertura e all’utilizzo del farmaco antimalarico clorochina – la cui efficacia contro il SARS-CoV-2 non è stata scientificamente provata – come trattamento del virus. Dal 15 maggio ha preso l’incarico di ministro della Salute ad interim il Generale dell’esercito brasiliano, Eduardo Pazuello.

L’avvocato e pastore presbiteriano André Mendonça è il nuovo ministro della Giustizia, a seguito delle dimissioni di Sérgio Moro. Moro è stato il giudice a capo del processo per lo scandalo della LavaJato e il giudice che ha condannato per corruzione l’ex Presidente Lula da Silva, finito in carcere poco prima delle elezioni di ottobre 2018 che hanno visto la vittoria di Bolsonaro contro il candidato sostenuto da Lula, Fernando Haddad. Inaspettatamente, lo scorso 24 aprile Moro non solo ha rinunciato al suo incarico, ma ha anche accusato Bolsonaro di aver deposto il capo della Polizia Federale Maurício Valeixo per sostituirlo con una persona di fiducia. Il video che riprende il discorso di Bolsonaro a riguardo, reso pubblico dal Supremo Tribunale Federale, doveva servire da prova a sostegno di tali denunce. Tuttavia Bolsonaro ha negato le accuse mosse da Moro nei suoi confronti e ha affermato di essersi riferito ai membri della propria sicurezza personale, non ai dipendenti della Polizia Federale.

Fino a che punto è disposto a spingersi Bolsonaro per mantenere il potere?

L’instabilità del paese, aggravata dalla crisi del nuovo coronavirus, rischia di mettere a repentaglio la più grande democrazia dell’America Latina. Sempre più presenti i membri delle Forze Armate al governo a partire dalla crisi scaturita dal Covid-19: il leader della squadra predisposta per affrontare la crisi è il Generale Walter Souza Braga Netto. Senza contare che fin da subito Bolsonaro ha scelto come vice Presidente il Generale Hamilton Mourão. La metà del suo gabinetto di governo è composta da militari ed egli conta sulla loro azione per preservare il potere. La crisi economica in corso minaccia il governo brasiliano ed il Presidente dimostra di non voler fare alcun passo indietro. L’8 giugno scorso Alexandre de Moraes, ministro del Supremo Tribunale Federale, ha ordinato al Governo di reinserire nel bollettino giornaliero i dati riguardanti le morti causate dal nuovo coronavirus, che Bolsonaro aveva voluto rimuovere. Il generale Augusto Heleno, Capo del Gabinetto di Sicurezza nazionale, ha commentato la continua investigazione e interferenza del Supremo Tribunale Federale affermando che ci sarebbero state “conseguenze imprevedibili per la stabilità nazionale”. I sostenitori di Bolsonaro, durante le loro proteste, hanno richiesto lo scioglimento del Congresso, la riorganizzazione del potere giudiziario e l’allontanamento degli oppositori politici. Nel corso di una di queste manifestazioni tenutasi il 3 maggio a Brasilia, Bolsonaro ha dichiarato di avere il popolo al suo fianco e che le Forze Armate a loro volta sono e saranno sempre a fianco del popolo brasiliano. Anche se alcuni membri delle Forze Armate hanno voluto smentire l’ipotesi di un intervento militare, il dibattito sull’eventualità che questo accada sta suscitando preoccupazioni circa la resilienza delle istituzioni democratiche brasiliane.