Il bivio tra il passato sovietico e la pandemia: la giornata della vittoria 2020

Quest’oggi si terranno le celebrazioni della giornata della vittoria, la parata in memoria della fine della Seconda Guerra mondale prevista il 9 maggio era stata infatti rimandata a causa del coronavirus. L’evento ricorda i 75 anni della vittoria dell’Armata Rossa sulla Germania nazista. In questa occasione si tiene la famosa “Parata della Vittoria” nella piazza Rossa di Mosca. La ricorrenza è molto sentita dalla popolazione russa, infatti oltre ad assistere alla tradizionale sfilata dei soldati, dei veterani e dei veicoli militari storici, i cittadini partecipano anche alla cosiddetta parata del “Reggimento Immortale”, esibendo fotografie dei parenti che hanno combattuto contro i nazisti.

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Tuttavia, il 9 maggio di quest’anno, la condivisione dei ricordi e delle foto di guerra è avvenuta online ed il presidente Putin si è limitato a omaggiare con dei fiori il memoriale del milite ignoto. La Russia, infatti, aveva proclamato il lockdown a marzo, presto diventando il terzo paese più colpito del Covid-19 con più di 500.000 casi. Tuttavia, negli ultimi giorni il numero dei nuovi contagiati ha iniziato a diminuire, scendendo sotto la soglia degli 8000 al giorno, registrando il dato più basso dal 30 aprile

Il vero significato dell’evento

Le celebrazioni per la fine della Grande Guerra Patriottica (come viene definita la Seconda guerra mondiale in Russia) si tengono in tutta la Federazione e in molti Stati ex-Sovietici. Questo tipo di eventi hanno una forte connotazione politica: essi assumono una valenza fondamentale nel processo di costruzione dell’identità nazionale.

Il fatto che l’Unione Sovietica sia stata il principale responsabile della sconfitta della Germania nazista è un elemento cruciale per la memoria storica russa. A questo proposito, la Duma di Stato ha recentemente deciso di spostare la data che segna la fine della Seconda guerra mondiale dal 2 al 3 settembre. La scelta è stata motivata attraverso una dichiarazione del vicepresidente della Duma Jurij Švytkin: l’obiettivo è ribadire la tradizione sovietica invece che quella internazionale; in un’ottica fortemente patriottica si è così deciso di incentivare la memoria storica sottolineando il ruolo dell’URSS come il maggiore vincitore della Seconda guerra mondiale.Infatti, la data del 2 settembre 1945, riconosciuta internazionalmente, segna la resa del Giappone firmata a bordo della corazzata americana Missouri. Tuttavia, secondo i documenti sovietici del tempo, sarebbe il 3 settembre il giorno in cui l’URSS avviò l’azione decisiva che portò alla ritirata delle truppe giapponesi.

Nonostante ciò, la decisione della Duma ha suscitato alcune critiche ed è stata presa come un’offesa specialmente dall’Ossezia del Nord, una delle Repubbliche russe del Caucaso settentrionale. Infatti, il 3 settembre è anche la data di commemorazione delle vittime dell’attentato terroristico alla scuola di Beslan del 2004 in cui morirono 334 persone, di cui la maggior parte bambini.

In conclusione, il processo di costruzione di un’identità nazionale è comunque problematico. Ricorrere alla celebrazione degli elementi gloriosi del comune passato sovietico non deve quindi essere intesa come una strategia scontata; queste pratiche non costituiscono necessariamente una base solida per far sì che tutte le regioni e le repubbliche russe si sentano parte “della stessa Russia”. Inoltre, quest’anno la celebrazione del settantacinquesimo anniversario dalla vittoria della Seconda guerra mondiale non costituiva solo un evento patriottico, volto a rinvigorire il consenso interno del Cremlino, ma sarebbe stato anche un evento rilevante dal punto di vista internazionale. Infatti, molti dei capi di stato avrebbero dovuto partecipare alla parata, tra cui anche Emmanuel Macron e Giuseppe Conte. Sarebbe stato un significativo seppur piccolo segnale di distensione dei rapporti tra UE e Russia. È da chiedersi, dunque, se la portata di tale celebrazione, carica di valori politici nazionali ed internazionali per la Russia, manterrà un significato così forte anche oggi, nonostante gli effetti della pandemia.