I processi di integrazione nello spazio euroasiatico: Il caso dell’Unione economica eurasiatica

L’Unione economica eurasiatica (UEE) rappresenta un ambizioso progetto a guida russa mirato ad integrare lo spazio ex sovietico in una singola unione economica. Tuttavia, l’iniziativa si sovrappone in parte ad altri processi di integrazione dello spazio eurasiatico, tra cui il Partenariato orientale dell’Unione Europea e l’iniziativa cinese della ‘Belt and Road’. Che impatto potrà avere in futuro l’integrazione promossa dall’UEE nello spazio eurasiatico? Il progetto condurrà all’armonia o allo scontro in Eurasia?   

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Negli ultimi anni, il continente eurasiatico sta sperimentando tre principali progetti di integrazione che – da un punto di vista geografico – in parte si sovrappongono: l’Unione europea (UE), l’Unione economica eurasiatica (UEE) e la ‘Belt and Road Initiative’ (BRI) cinese. L’UE rappresenta una complessa organizzazione sovranazionale che fa perno sull’interdipendenza economica per garantire la pace e la sicurezza nel continente europeo. Dal canto suo, la UEE incarna il più recente tentativo russo di ricostruire una solida interconnessione tra gli Stati ex sovietici attraverso lo strumento economico anziché quello militare. Infine, la BRI simbolizza la volontà cinese di collegare in modo duraturo – attraverso un complesso sistema di infrastrutture e rotte commerciali – la Cina con l’Eurasia, tanto per terra che per mare. Oggi, l’UE rappresenta il più grande blocco economico mondiale, l’UEE ricopre la più vasta area geografica del pianeta e la BRI include il numero più grande di popolazione globale. Da un punto di vista geografico, i tre progetti in parte si sovrappongono, in quanto aspirano in diversa misura ad integrare gli stessi paesi in Europa Orientale, nel Caucaso ed in Asia Centrale.

Non è chiaro se – anziché competere come rivali – i tre progetti potranno interagire in modo positivo per perseguire obiettivi e scopi comuni. Infatti, laddove Cina e UE da un lato e Cina e UEE dall’altro hanno mostrato l’intenzione di voler collaborare nella cornice dei rispettivi progetti d’integrazione, non risultano esistere invece dei significativi legami di cooperazione tra l’UE e l’UEE principalmente a causa del deterioramento delle relazioni russo-europee in seguito alla crisi della Crimea del 2014. Sin dall’inizio, inoltre, il progetto di integrazione eurasiatica a guida russa è entrato in contrasto con gli Accordi di associazione europei (Association Agreements and Deep and Comprehensive Free Trade Areas, AA/DCFTA) negoziati con Armenia, Georgia, Moldavia e Ucraina.

Il concepimento e lo sviluppo dell’UEE possono essere considerati come uno degli strumenti utilizzati dalla Russia per riasserire il proprio prestigio e potere internazionale e per rafforzare la sua influenza.  La UEE è stata spesso intesa come una sorta di controparte dell’UE, allo stesso modo in cui l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) è stato paragonato ad un contraltare della NATO. Ad oggi, la UEE include cinque Stati membri: Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kyrgyzstan. Il trattato istitutivo dell’unione venne firmato ad Astana il 29 maggio 2014 da parte di Russia, Kazakhstan e Bielorussia. Nello stesso anno, rispettivamente in ottobre e dicembre, l’Armenia e il Kyrgyzstan hanno siglato l’Accordo di adesione all’unione, divenendone membri a pieno titolo. Il 1° gennaio del 2015 la UEE iniziò ufficialmente ad essere operativa. Nel suo insieme, l’unione ricopre un’area di 20 milioni di km2 ed include una popolazione di circa 180 milioni di persone. Nel 2015, il PIL della UEE ammontava a circa 1.6 trilioni di dollari. Nel 2014, i paesi dell’unione hanno prodotto più del 14% del petrolio e quasi il 20% del gas mondiali.  L’UEE può essere considerata come una nuova arrivata tra le organizzazioni internazionali regionali, operando come unione doganale a partire dal 2011 e come unione economica a partire dal 2015. In termini economici, l’unione offre agli Stati membri dei solidi vincoli commerciali, la modernizzazione delle proprie economie nazionali, un miglioramento della competitività nel mercato mondiale ed i benefici di un mercato comune.

Il consolidamento dell’UEE ha suscitato delle opinioni internazionali discordanti. Alcuni hanno considerato l’Unione come un mero strumento al servizio dell’agenda geopolitica russa: questa percezione è stata condivisa in maniera più sostanziale in ambienti occidentali di carattere liberale, che hanno accusato l’iniziativa di rappresentare un progetto neo-imperialista della Russia.  Altri credono che l’Unione rappresenti un chiaro tentativo russo di sviluppare un progetto rivale rispetto a quello europeo del Partenariato orientale; in tal senso, l’Unione incarnerebbe il desiderio della Russia di riaffermare formalmente la propria sfera privilegiata di interessi e di promuovere una visione pan-eurasiatica pronta a rivaleggiare tanto con l’Occidente atlantista che con l’emergente Cina.  Sostanzialmente, l’UE percepisce il progetto come una sfida alla sovranità dei paesi collocati nel proprio vicinato europeo-orientale e caucasico: tale percezione si è maggiormente acuita dopo il recesso dell’Armenia dall’Accordo di associazione europeo nel 2013 e dopo l’annessione russa della Crimea. Altri ancora, invece, percepiscono l’unione come un potenziale strumento di distensione dei rapporti russo-europei, in quanto incentiverebbe la collaborazione. Vi è chi sostiene che il fine dell’integrazione eurasiatica promossa dalla UEE consista nel promuovere riforme economiche interne nei paesi membri e nel rafforzare la Russia come attore politico-economico globale. Altri affermano che un’integrazione eurasiatica a guida russa possa incoraggiare lo sviluppo di regimi economici privi di incertezza, costi di transazione e fallimenti di mercato, dal momento che l’egemone regionale – ossia la Russia – rappresenterebbe il leader dello spazio economico e non un rivale. Esistono anche alcuni studi che – partendo da un’analisi neo-gramsciana del concetto di egemonia – percepiscono l’UEE come un’iniziativa russa di natura contro-egemonica. Infine, alcuni autori ritengono che l’unione possa contribuire alla creazione di una grande area di libero scambio pan-eurasiatica, da Lisbona a Vladivostok, che garantirebbe pace e prosperità in Eurasia.  In tal senso, Vladimir Putin ha osannato l’iniziativa affermando che l’unione non rappresenterebbe un tentativo di risuscitare l’Unione Sovietica, ma un veicolo per condurre i propri membri verso una più ‘Grande Europa’.