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I giovani speranza per il pianeta: la risoluzione n. 2535 e la Strategia ONU 2030 per la Gioventù

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Il 14 Luglio 2020 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato la Risoluzione n. 2535, con la quale focalizza la propria attenzione sulle future generazioni, considerate  portatrici  di principi e cambiamenti positivi per l’avvenire.

Il Consiglio di Sicurezza, attraverso tale risoluzione, e riprendendo risoluzioni precedenti (n. 2250 del 2015 e n. 2419 del 2018 e la Dichiarazione Presidenziale del 12 Dicembre 2019 S/PRST/2019/15), ha voluto focalizzare l’attenzione  sull’importanza delle generazioni future, per la creazione di un mondo più equo.

A tale proposito, vengono menzionate alcune risoluzioni e dichiarazioni, le cui misure rientrano in determinate tematiche, così suddivise:

  • Misure rientranti nell’Agenda su Donne, Pace e Sicurezza (n. 1325 del 2000; n. 1820 del 2008;  n. 1888 e 1889 del 2009, n. 1960 del 2010; n. 2106 e 2122 del 2013; n. 2242 del 201;  e n. 2467 e 2493 del 2019 ed annesse  Dichiarazioni Presidenziali);
  • Misure riguardanti la Protezione dei Civili nei Conflitti Armati ( n. 1265 del 1999; n. 1674 del 2006 e n. 1894 del 2009);
  • Misure relative alla Costruzione della Pace (n. 1645 del 2005; n. 2282 del 2016; n. 2413 del 2018; le Dichiarazioni Presidenziali sulla Costruzione della Pace Post-Bellica S/PRST/2012/29; S/PRST/2015/2 e S/PRST/2016/12);
  • Ed infine le contromisure atte a combattere il terrorismo (le n. 2178 e 2195 del 2014; n. 2354, 2395, 2396, 2462 e 2482 del 2019;  le Dichiarazioni Presidenziali  S/PRST/2015/11, S/PRST/2020/5).

La generazione attuale di giovani, ossia le persone tra i 18  e i 29 anni di età (anche in base alle risoluzioni dell’Assemblea Generale A/RES/50/81  e A/RES/56/117) “è la più grande che il mondo abbia mai conosciuto; inoltre, “i giovani costituiscono spesso la maggioranza della popolazione dei paesi colpiti da conflitti armati”, divenendo essi stessi rifugiati o sfollati interni ai loro Paesi.

Con tale premessa, si esprime forte preoccupazione per il fatto che i giovani risultino i più colpiti, sotto vari fattori (sociale, economico, di discriminazione di genere ed altro) dalle scelte dei governi e delle organizzazioni multilivello.

Per entrare più nel dettaglio di quanto appena detto, si evidenziano molteplici difficoltà per i giovani, soprattutto in Paesi con forti criticità di sviluppo, per avere garantito, ad esempio, l’accesso a un’istruzione “inclusiva, equa e di qualità, formale e non formale” (1° report del Segretario Generale del 2 marzo 2020-S/2020/167– e Progress Study on Youth, Peace and Security, dal titolo “The missing peace“), o per quanto concerne le opportunità economiche a loro disposizione (per le quali le varie risoluzioni prevederebbero misure come: politiche inclusive per le donne e progetti per l’implementazione delle economie locali, attraverso l’acquisizione di strumenti e competenze professionali e manageriali).

Già l’implementazione di questi due aspetti summenzionati (istruzione ed economia), concorrerebbe ad avere un risvolto positivo, soprattutto per quei giovani dei paesi colpiti da conflitti armati, aiutandoli nel porre le basi di una società più equa e stabile,  in una fase post conflittuale.

Oltre a ciò, va considerato come i giovani rappresentino una risorsa imprescindibile per lo sviluppo demografico del pianeta, ed anche per questo motivo, dovrebbero avere la possibilità di prendere parte attiva ai processi di pace, prendere parte alle decisioni e ai comportamenti, rispetto ad esempio ai cambiamenti climatici, così come alle sfide poste dalla salute pubblica (come la pandemia di COVID-19).

Ovviamente, per avere voce in capitolo, i giovani “devono poter essere considerati all’interno di qualsivoglia strategia globale per prevenire e risolvere i conflitti, affrontandone le cause profonde e costruendo la pace, assieme ad altri attori della società civile, quali  le comunità, i costruttori di pace (…) il settore privato, il mondo accademico, i think tank, i media e i leader culturali, educativi e religiosi” e devono poter fare pressione sia sui governi che sulle organizzazioni ai vari livelli, senza subire discriminazioni di alcun tipo (razza, sesso, disabilità, convinzioni politiche o religiose o altro).

Per quanto poi concerne la possibilità di incidere nei processi decisionali da parte delle giovani donne, queste ultime devono ancor più fare i conti con gli ostacoli  che si trovano ad affrontare, con le violazioni dei diritti umani di cui sono spesso vittime e con la possibilità di accedere ad un’istruzione di qualità, tanto quanto i loro coetanei di sesso maschile. A tale riguardo, si ricordano le ricorrenze legate ad alcune  risoluzioni e adozioni in materia di politiche di genere o più in generale:”

  • il 5° anniversario della risoluzione n. 2250 del 2015;
  • il 20°anniversario della risoluzione n. 1325;
  • la revisione dell’architettura di costruzione della pace delle Nazioni Unite;
  • il 10° anno del lancio dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile;
  • il 25° anniversario della Piattaforma d’azione della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne;
  • il 75° anniversario delle Nazioni Unite;
  • e il 5° anniversario dall’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Nel prosieguo della odierna risoluzione, viene poi ribadito quanto raccomandato dal  Segretario Generale delle Nazioni Unite, attraverso la Strategia delle Nazioni Unite per la Gioventù 2030, del 12 Agosto 2015, sulle innumerevoli sfide (politiche/sociali/economiche) e minacce (ambientali o terroristiche) che i giovani sono sempre più costretti ad affrontare, sia veicolando messaggi attraverso social media, che lanciando o diffondendo petizioni,  svolgendo attività di volontariato,  ma anche sviluppando quegli strumenti cognitivi che consentano loro di opporre resistenza, ad esempio nei confronti di radicalizzazioni e reclutamenti da parte di gruppi terroristici.

E’dunque urgente che i giovani siano artefici in prima linea del proprio destino e che lottino per i propri diritti, contro le tante ingiustizie che avvengono a livello mondiale, contro gli alti livelli di disoccupazione giovanile così come per la salvaguardia del pianeta.

Insomma, una loro “emarginazione dai vari processi decisionali sarebbe alquanto dannosa”.

È però parimenti urgente che gli Stati si impegnino in primis a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti gli individui, che consentano l’accesso alla giustizia e preservino o pongano le basi per garantire lo stato di diritto, che perseguano chi si macchia di gravi crimini e che si attrezzino per tutelare e reinserire in società i sopravvissuti ai conflitti.

E’ poi necessario che gli Stati s’impegnino a tutelare l’incolumità di quei giovani che “si occupano di lavorare per la pace, la sicurezza e la ricostruzione di aree devastate dai conflitti” (Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai relativi Protocolli aggiuntivi del 1977), con ciò accogliendo anche gli sforzi della Commissione per la costruzione della pace, per implementare l’Agenda su Giovani, Pace e Sicurezza per i giovani, la pace e la sicurezza e incoraggiando a far pervenire all’attenzione del Consiglio di Sicurezza stesso le osservazioni di quei giovani impegnati nei processi di pace, attraverso il Segretario Generale e i suoi Inviati Speciali.

Infine si chiede che l’Ufficio dell’Inviato del Segretario Generale per la Gioventù promuova le varie attività a favore dell’Agenda summenzionata, in conformità con l’attuazione della presente risoluzione e delle risoluzioni n. 2250 e 2419.

Per concludere, si può affermare come i giovani siano imprescindibili al fine di sviluppare best practices nei vari ambiti ed in qualunque parte del globo; bisogna solo decidere che sono realmente importanti ed investire su di loro e per il loro futuro: risorse finanziarie da stanziare e reale volontà politica in tal senso, permettendo.

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