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I due successi di Trump in vista del 3 novembre

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Con il passare delle settimane si avvicina la scadenza delle prossime elezioni presidenziali americane previste per martedì 3 novembre. Da una parte, come è noto, correrà per la riconferma il presidente uscente Donald Trump, sostenuto dai repubblicani, mentre per i democratici sarà Joe Biden a tentare di insediarsi alla Casa Bianca. 

Ad oggi la campagna elettorale, caratterizzata dalla gestione del Covid e da come poter rilanciare il paese a seguito della pandemia, non è appassioniate nè interessante. Anzi. L’impressione è che i due pretendenti stiano cercando di distogliere l’attenzione dalle proprie lacune programmatiche attaccando in modo sistematico il proprio avversario. 

Un tema estremamente marginale nel confronto tra i candidati pare essere la politica estera che viene coniugata in funzione anti-cinese da Trump e anti-russa da Biden. Nulla di più. Eppure, indipendentemente dalla propria opinione, va riconosciuto al tycoon di New York di aver incassato nelle ultime settimane due successi di politica internazionale che, sia per la sua oggettiva incapacità di affrontare con la dovuta serietà alcuni dossier politici che per un ostinato atteggiamento aggressivo dei media internazionali nei suoi confronti (che finiranno per favorirlo), hanno occupato poco spazio nei giornali internazionali. 

Il primo successo è l’inizio del processo che porterà alla normalizzazione dei rapporti tra Emirati Arabi Uniti ed Israele. Nelle scorse settimane, grazie alla oggettiva mediazione di Washington, il governo di Tel Aviv e la casa reale di Abu Dhabi hanno annunciato il reciproco riconoscimento che si concretizzerà in breve tempo. Nelle prossime settimane infatti Trump ospiterà alla Casa Bianca le due delegazioni ma già in questi giorni ci sono stati i primi storici voli aerei (che peraltro hanno sorvolato lo spazio aereo saudita) e la prima missione diplomatica di Abu Dhabi in territorio israeliano.

Come spesso accade non sono mancate le polemiche. Secondo qualcuno l’accordo tra i due paesi medio orientali è da ricercare nella volontà di Abu Dhabi di incrementare la frattura nel mondo arabo tra Sunniti e Sciiti. Secondo altri tutto ruota attorno all’interesse militare americano che con questo processo potrebbe aumentare la sua influenza nella zona, sia sotto l’aspetto strategico sia sotto quello commerciale. In entrambi i casi può esserci un fondo di verità ma è un dato di fatto che quando paesi, storicamente e culturalmente distanti, intraprendono un dialogo è sempre una buona notizia. 

Analogo, con i dovuti distinguo, è l’accordo commerciale stipulato la scorsa settimana sempre alla Casa Bianca tra Kosovo e Serbia. I due stati, nati sulle ceneri delle guerre balcaniche degli anni scorsi e che mai si sono riconosciuti, sono in perenne conflitto anche per motivi etnici: il primo infatti e’ un paese musulmano mentre il secondo ortodosso. Nonostante i rapporti conflittuali degli ultimi anni e nonostante i falliti tentativi di mediazione promossi da Bruxelles (entrambi ambiscono a far parte dell’Unione europea) il Presidente Trump è riuscito a convocare al medesimo tavolo entrambi i leader per firmare un accordo definito di “normalizzazione commerciale” ma che potrebbe far ben sperare. 


Come sappiamo la politica internazionale è uno scacchiere di non facile interpretazione dove non è semplice distinguere in modo nitido gli avvenimenti positivi e negativi. In questo caso però, nonostante alcune lecite zone d’ombra, i due accordi voluti da Trump sono accordi positivi. Non riconoscerlo sarebbe un grave errore.

Giangiacomo Calovini,
Geopolitica.info

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