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LibriI dodici libri da leggere in tema Scienza politica

I dodici libri da leggere in tema Scienza politica

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È arrivata la “Reading List di Scienza Politica” preparata dal Centro Studi Geopolitica.info, scopri i dodici libri utili per approfondire le conoscenze e le tematiche della Scienza Politica. I suggerimenti della Reading List permettono, infatti, di delineare un’ampia panoramica su una specifica materia integrando titoli accademici, scientifici e romanzi. Nelle prossime settimane, scopri le Reading Lists di ogni area geografica e tematica!

Volume: Lijphart, A., Le democrazie contemporanee, il Mulino, 2014

Abstract: All’idea di democrazia sono stati attribuiti significati assai diversi. Ma se dalle definizioni ideali si passa alle realizzazioni storiche, quali strumenti di accertamento empirico offre la scienza politica? Lijphart individua una tipologia bipolare – modello maggioritario e modello consensuale – a cui riconduce regolarità e variazioni riscontrabili nei diversi paesi. Questa nuova edizione esce in un periodo di grandi sfide per le democrazie e offre un contributo insostituibile al dibattito sul loro “rendimento”, un tema assai sentito in un paese come il nostro, incapace di scegliere tra l’uno e l’altro modello democratico.

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Volume: Sartori, G., Ingegneria costituzionale comparata, il Mulino, 2013

Abstract: Come progettare il mutamento istituzionale? A quali condizioni determinate riforme hanno o non hanno la possibilità di ottenere gli effetti desiderati? Per Sartori le costituzioni non sono soltanto strumenti di organizzazione giuridica del potere, ma anche struttura di incentivi intesa a indirizzare con premi e penalizzazioni il “buon fare” costituzionale. In questa ottica l’autore propone interventi fattivi sulle strutture politiche democratiche fondati sul controllo comparato e sulla convinzione che molto si può apprendere dall’esperienza di altri paesi.

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Volume: Passarelli, G., Preferential Voting Systems. Influence on Intra-Party Competition and Voting Behavior, Palgrave, 2020 

Abstract: Il volume esamina gli effetti del voto preferenziale sulla competizione elettorale intrapartitica e sul comportamento di voto. Utilizzando dati che coprono 19 paesi e più di 200 elezioni, fa luce su un aspetto spesso trascurato nello studio dei sistemi elettorali. L’autore dimostra che la capacità degli elettori di influenzare la selezione e la de-selezione dei candidati nei sistemi di voto preferenziale non è così importante come spesso si presume. Invece, la loro capacità di influenzare l’elezione di un dato candidato dipende in maniera significativa dall’equilibrio tra il potere dei partiti e il potere degli elettori. In questo modo, il lavoro avanza la comprensione dell’effetto del voto preferenziale sulle dinamiche intra-partitiche, sul turnover parlamentare e sul comportamento degli elettori. 

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Volume: Funiciello, A., Il metodo Machiavelli, Rizzoli, 2019

Abstract: I palazzi del potere, i corridoi, le anticamere, i salotti… chi, oltre ai leader e ai capi di Stato, abita questi spazi? Chi gestisce i flussi – di persone e di informazioni – in entrata e in uscita dagli studi dei potenti e dalle sale in cui si prendono le decisioni politiche? Chi aiuta, sostiene e a volte indirizza il leader nella sua quotidiana navigazione tra i marosi della politica nazionale e internazionale? Antonio Funiciello muove da queste domande, e dalla sua personale esperienza di Chief of Staff del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per proporre un’analisi attenta e serrata del ruolo dei collaboratori, del consigliere e del braccio destro. Per farlo parte da molto lontano, dal primo staff della storia, quello dei dodici apostoli riuniti intorno alla figura di un leader-maestro unico nel suo genere, Gesù di Nazareth, e ci accompagna tra le pagine salienti che il più noto consigliere politico di tutti i tempi, Niccolò Machiavelli, ha dedicato al delicatissimo incarico di chi, nel senso nobile del termine, serve il potere e i potenti. Emerge così, tra aneddoti e ricostruzioni di molte vicende italiane e internazionali, un ritratto documentatissimo di diversi leader (da Roosevelt a Trump, da Blair a Macron) e di coloro che, avvolti nell’anonimato di chi lavora nell’ombra, ne hanno facilitato l’ascesa e l’opera, insieme a un vademecum che individua e fissa nel tempo i tratti e le caratteristiche del perfetto consigliere. Il metodo Machiavelli è una dichiarazione di amore per la politica, nella consapevolezza che esiste anche un “potere buono. I suoi soci sono la verità e il coraggio. Perché, per dirla col Machiavelli delle Istorie, ‘in questo guasto mondo’ di una politica e di un potere pavidi e fasulli non si capisce proprio cosa dovremmo farci”.

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Volume: Skocpol, T., States and Social Revolutions: A Comparative Analysis of France, Russia, and China, Canto Classics, 2015

Abstract: Strutture statali, forze internazionali e relazioni di classe: Theda Skocpol mostra come tutti e tre si combinano per spiegare le origini e i risultati delle trasformazioni socio-rivoluzionarie. Le rivoluzioni sociali sono state rare ma innegabilmente di enorme importanza nella storia del mondo moderno. Stati e rivoluzioni sociali fornisce un nuovo quadro di riferimento per analizzare le cause, i conflitti e gli esiti di tali rivoluzioni. Sviluppa un’analisi storica rigorosa e comparativa di tre casi principali: la Rivoluzione francese del 1787 fino all’inizio del 1800, la Rivoluzione russa del 1917 fino agli anni ’30 e la Rivoluzione cinese del 1911 fino agli anni ’60. Ritenendo che le teorie esistenti sulla rivoluzione, sia marxiste che non marxiste, siano inadeguate a spiegare i reali modelli storici delle rivoluzioni, Skocpol ci esorta ad adottare nuove prospettive. Soprattutto, sostiene che gli stati concepiti come organizzazioni amministrative e coercitive potenzialmente autonome dai controlli e dagli interessi di classe devono essere resi centrali nelle spiegazioni delle rivoluzioni.

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Volume: Pizzimenti, E., Tigri di carta, Pisa University Press, 2020

Abstract: Alla metà degli anni Settanta del secolo passato, commentando lo stato dell’arte degli studi sui partiti politici, G. Sartori evidenziava il divario esistente tra la mole delle conoscenze empiriche accumulate, da un lato; e la scarsità di elaborazioni teoriche, dall’altro. A oltre quarant’anni di distanza, l’assenza di una ‘teoria dei partiti politici’ e la parcellizzazione degli studi sembrano ancora caratterizzare la Scienza Politica. L’obiettivo di questa ricerca è duplice. In primo luogo, essa si propone di far dialogare la Teoria delle Organizzazioni e la letteratura dedicata al mutamento organizzativo dei partiti politici. In secondo luogo, attraverso questo lavoro si intende sviluppare una teoria formale delle organizzazioni di partito che combini gli assunti del neo-istituzionalismo con un innovativo approccio multi-dimensionale. L’analisi empirica si concentra sul caso italiano, tra il 1994 e il 2018. Le caratteristiche della transizione ‘continua’ del sistema politico italiano rendono quest’ultimo un banco di prova unico per uno studio diacronico e comparato dei processi di sviluppo organizzativo dei partiti.

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Volume: Fiorelli, C., Political Party Funding and Private Donations in Italy, Palgrave, 2021

Abstract: Nonostante ogni evidenza contraria, i partiti politici rappresentano ancora l’attore collettivo più importante in un sistema politico democratico. Il loro ruolo di rappresentanza del pluralismo e la loro centralità elettorale non vengono sminuiti, anche quando sono fortemente messi in discussione. Nella misura in cui i partiti politici possono essere intesi come attori rappresentativi che articolano richieste politiche, questo libro si concentra sulla capacità dei partiti politici italiani di mobilitare risorse e in particolare risorse finanziarie. Attraverso l’analisi delle donazioni finanziarie private ai partiti politici, una fonte di informazione trascurata che sarà fondamentale nel prossimo futuro, l’autrice valuta la loro capacità connettiva con i rappresentanti di interessi specifici negli ultimi decenni al fine di fornire prove del loro mutevole ruolo rappresentativo come attori collettivi.

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Volume: Bobbio, N., Il problema del potere. Introduzione al corso di scienza della politica, CLUT, 2020

Abstract: Il problema del potere riorganizza le dispense del corso di “Scienza della politica” che Norberto Bobbio tenne nell’Università di Torino nel 1966. Un nuovo (e pionieristico) campo di indagine per il filosofo del diritto, che tuttavia rappresenta per certi versi un approdo quasi naturale nel suo itinerario: non solo per gli studi sui teorici dell’elitismo che egli aveva avviato già dalla fine degli anni Cinquanta, ma anche per gli esiti della sua teoria giuridica, giunta a mettere in discussione la chiusura del sistema kelseniano e a guardare, oltre la Norma fondamentale, verso il territorio in cui il diritto incontra il potere. Da questo momento in poi Bobbio ripeterà numerose volte la fortunata formula secondo la quale «diritto e potere sono due facce della stessa medaglia», sintetizzando efficacemente la convinzione che ispirerà tutta la sua successiva riflessione giuridica e politica: lo studio del diritto non può non implicare la riflessione sul potere, e viceversa.

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Volume: Pippa Norris, Driving Democracy: Do Power-Sharing Institutions Work?, Cambridge University Press, 2008

Abstract: Le proposte per le costituzioni di condivisione del potere rimangono controverse, come evidenziato dagli attuali dibattiti in Iraq, Afghanistan, Nepal e Sudan. Questo libro aggiorna e raffina la teoria del consociativismo, tenendo conto della marea di innovazioni contemporanee nelle istituzioni di condivisione del potere che si sono verificate in tutto il mondo. Il libro classifica e confronta quattro tipi di istituzioni politiche: il sistema elettorale, gli esecutivi parlamentari o presidenziali, gli stati unitari o federali, e la struttura e l’indipendenza dei mass media. Lo studio analizza i potenziali vantaggi e svantaggi di ciascuna di queste istituzioni per la governance democratica. Vengono analizzati i dati di serie temporali transnazionali riguardanti le tendenze della democrazia per tutti i paesi del mondo a partire dai primi anni ’70. I capitoli sono arricchiti dal confronto di casi di studio dettagliati. Il disegno di ricerca a metodo misto illumina i meccanismi causali sottostanti esaminando gli sviluppi storici e i processi di cambiamento istituzionale all’interno di particolari nazioni e regioni.

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Volume: Linz, J. J., Sistemi totalitari e regimi autoritari. Un’analisi storico-comparativa, Rubbettino, 2013

Abstract: Cosa distingue un “sistema totalitario” da un “regime autoritario”? E quali sono gli elementi che rendono il totalitarismo e l’autoritarismo modelli di organizzazione politica peculiari e specifici, con proprie caratteristiche interne e con autonomi meccanismi di funzionamento? Quali e quanti sono stati, nel corso del Novecento, i sistemi politici classificabili come “non democratici”? E quale è stata la loro diffusione nelle diverse aree del mondo? È a queste domande – al centro da decenni della riflessione scientifica – che cerca di rispondere questo saggio, considerato sin dalla sua uscita nel 1975 un classico della scienza politica contemporanea. Sulla base di un vasto materiale empirico, ricorrendo alla comparazione storica e a un rigoroso sforzo di concettualizzazione, Linz sviluppa una articolata classificazione dei regimi “non competitivi”, distinguendo tra una varietà di tipologie (dal totalitarismo all’autoritarismo, dal sultanismo al post-totalitarismo) e numerosi sottotipi (dai sistemi totalitari ideologici alle democrazie razziali, dai regimi autoritari di mobilitazione ai sistemi totalitari di partito). Quello che risulta è un quadro della storia politica del Novecento per molti versi innovativo, dal quale emergono con chiarezza le molteplici sfide e i differenti rischi che le democrazie hanno dovuto affrontare e superare prima di affermarsi e consolidarsi su una scala sempre più vasta.

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Volume: Levitsky e Way, S. e L. A., Competitive Authoritarianism, Cambridge University Press, 2010

Abstract: Basato su uno studio dettagliato di 35 casi tra Africa, Asia, America Latina e Eurasia post-comunista, questo studio esplora il destino dei regimi autoritari competitivi tra il 1990 e il 2008. Prendendo in esame due tipologie di variabili: i legami sociali, economici e tecnocratici con l’Occidente e le strutture di partito coercitive sviluppate e coese. Dove i primi erano estesi, come nell’Europa dell’Est e nelle Americhe, il costo esterno degli abusi ha portato i regimi in carica a cedere il potere piuttosto che ad un rollback democratico, dove invece erano limitati, la pressione esterna per la democratizzazione risultava più debole e i paesi raramente si democratizzavano. Laddove gli attori statali possedevano strutture di partito coercitive sviluppate e coese, riuscirono a contrastare le sfide dell’opposizione e i regimi autoritari competitivi sopravvivevano; in mancanza di tali strumenti organizzativi, i regimi erano instabili ma comunque raramente conoscevano una democratizzazione. 

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Volume: Pasquino, G., Minima Politica, UTET, 2020

Abstract: In tempi di politica minima occorre ripartire dalle basi per ricostruire una conoscenza minima della politica. La Repubblica italiana, sorta dalle macerie della guerra e inserita da subito nel tessuto politico della tradizione democratica europea, vive momenti di grande confusione. Guerre di visualizzazioni e like su Facebook, baruffe senza costrutto nei talk show, scenette tragicomiche nelle austere aule di Senato e Camera. A questo ircocervo tra reality show e vaudeville siamo talmente assuefatti che ci sembra l’unico orizzonte possibile. La ragione sta nell’ignoranza diffusa e persino compiaciuta che pare essersi impossessata del discorso corrente. Tra l’ansia da sondaggio e il termometro ossessivo dei social network, viviamo un assetto da campagna elettorale permanente dove i politici possono dire tutto e il contrario di tutto, fiduciosi nella labile memoria storica del loro elettorato e nell’inerzia intellettuale dell’opinione pubblica che dovrebbe sorvegliare e in caso criticare. Però, chi ancora crede nella democrazia sa che è imperativo reagire all’attuale temperie di approssimazione, fumisteria e populismo. Che è necessario impegnarsi per pulire il linguaggio, per fare uso corretto dei concetti fondamentali, per comunicare insegnando e imparando, giorno dopo giorno. Con il cuore e la testa ai “Minima moralia” di Theodor Adorno, Gianfranco Pasquino impartisce sei nitide, ironiche, affilate lezioni sui nodi cruciali della politica contemporanea: i meccanismi elettorali, gli speculari spettri di governabilità e rappresentanza, il ruolo e i compiti delle istituzioni nella complessa architettura della democrazia, lo spauracchio degli eurocrati e il mito del sovranismo. Ripercorrendo la nostra complicata storia nazionale, ma attingendo dove serve anche agli esempi europei e internazionali, “Minima politica” racchiude e sprigiona il minimo di conoscenze che i cittadini devono acquisire per capire gli accadimenti politici e partecipare ogni giorno alla vita di questo confuso e malgovernato Paese.

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