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Nafta? No, Nefta!

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Il 27 maggio 2024, il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, il primo ministro nipponico Kishida Fumio, e il premier cinese Li Qiang si sono incontrati a Seul per il diciannovesimo summit trilaterale tra le tre nazioni del nordest asiatico, il primo dopo quattro anni di stop. Corea del Nord, cooperazione trilaterale, e un’eventuale area di libero scambio i temi di discussione dell’incontro.

I delicati equilibri tra le tre nazioni asiatiche

Se dovessimo guardare alla storia dei rapporti tra questi tre Paesi, l’aggettivo “complicati” non basta a descriverli. Certo è che per secoli la Corea è stata più vicina alla Cina che al Giappone, soprattutto dal punto di vista militare. Dal ’53 ad oggi, invece, le relazioni bilaterali tra Seul e Tokyo hanno vissuto, per utilizzare un eufemismo, degli alti e bassi. Dal ’65, anno della firma del Trattato di normalizzazione dei rapporti, la natura delle relazioni bilaterali, ma non solo, è stata determinata dal partito del Presidente sudcoreano in carica. Tendenzialmente, i conservatori coreani sono più inclini a mantenere rapporti positivi, mentre i progressisti sono solito adottare una linea meno accondiscendente nei confronti di Tokyo. Per quel che riguarda i rapporti di questi due Stati con la Cina, la Corea è stata l’ultimo Paese asiatico ad aver formalizzato i rapporti con Pechino, nell’agosto del ’92. Il Giappone, al contrario, aveva già vent’anni prima, ovvero nel ’72, stabilito rapporti formali con la Repubblica Popolare Cinese attraverso un Comunicato congiunto.

Le relazioni trilaterali in senso più stretto sono iniziate solamente nella seconda metà degli anni Duemila, a latere dei summit ASEAN Plus Three nel 2008, la piattaforma multilaterale che vede coinvolti i dieci Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico. Da quell’anno, infatti, Cina, Corea e Giappone hanno dato il via ai summit trilaterali in senso più stretto, fino ad inaugurare, nel 2011, il Trilateral Cooperation Secratariat (TCS), un’organizzazione internazionale con funzioni consultative e, soprattutto, di raccolta di dati statistici relativi ai tre Paesi asiatici. Per quanto di fatto questa istituzione non abbia un’effettiva (o importante) funzione di coordinamento, è interessare notare la ricchezza di dati raccolta e condivisa a livello trilaterale. Inoltre, dal punto di vista politico-economico è da tenere in considerazione un fattore: non esiste, ad oggi, un’area di libero scambio che veda le tre potenze incluse nell’accordo, eccezion fatta per la Regional Comprehensive and Economic Partnership (RCEP).

Stando ad un intervento di un professore sudcoreano di politica estera cinese ripreso da Nikkei Asia, è improbabile che questa avvenga fintanto che ad occuparsi dei lavori sarà il premier Li piuttosto che Xi Jinping. Inoltre, sebbene i rapporti trilaterali siano andati a singhiozzi tra le tre nazioni, questi sono continuati nonostante le vicissitudini. Tuttavia, secondo uno studio condotto dal Peterson Institute of International Trade usando un modello economico neoclassico, la RCEP dovrebbe essere maggiormente benefica soprattutto per Corea e Giappone; dunque, appare come queste due nazioni abbiano poco o nessun incentivo a portare effettivamente avanti le negoziazioni in tema di accordi di libero scambio.

In conclusione, il nordest asiatico rappresenta un caso di studio interessante per quel che concerne i rapporti economici; se guardiamo alla loro storia, questi sono stati intersecati per secoli. Oggi, sembrerebbero essere ancora tali. Da una parte, è proprio la stessa storia a interporsi a possibili sviluppi futuri, condita da tensioni geopolitiche attuali; dall’altra, ogni volta che questo trio si incontra, pezzetto dopo pezzetto stanno costruendo una serie di relazioni trilaterali economiche e commerciali che sembrerebbero essere destinate a procedere a passo lento vero un cammino di lungo periodo, cominciato forse secoli fa.

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