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TematicheCina e Indo-PacificoI candidati alle elezioni taiwanesi e la loro posizione...

I candidati alle elezioni taiwanesi e la loro posizione verso la Cina e gli Stati Uniti

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Le elezioni presidenziali e legislative taiwanesi del prossimo Gennaio rivestono un’importanza fondamentale non solo per il futuro delle relazioni tra Taipei e Pechino, ma anche per gli equilibri strategici dell’Asia orientale. Ecco qual è il programma dei candidati e la loro linea posizione nei confronti della Cina e dei futuri rapporti con gli Stati Uniti.

La campagna per le presidenziali vede presenti quattro candidati, i quali propongono un differente approccio nei confronti di Pechino e della futura politica verso gli Stati Uniti. L’esponente del “Partito Democratico Progressista” e vice – Presidente in carica Lai Ching – te, nonostante le critiche che l’opposizione rivolge alla Presidente Tsai Ing – wen per le tensioni con la Cina sorte durante gli otto anni del suo mandato, sostiene invece come proprio la sua presidenza abbia dimostrato di saper gestire i difficili rapporti con il regime cinese, dichiarando che, se verrà eletto, continuerà a rafforzare la sicurezza di Taiwan stringendo ulteriormente i legami con gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali. Con meno esperienza e considerazione sul piano internazionale rispetto alla Presidente uscente Tsai Ing – wen, Lai Ching – te, dato in testa da tutti i sondaggi, ha sempre affermato come la sua Amministrazione non procederà a nessuna dichiarazione d’indipendenza – un atto che provocherebbe l’immediata risposta militare da parte di Pechino in base a quanto stabilito dalla legge approvata dall’Assemblea del Popolo nel 2005 – in quanto Taiwan costituisce già uno Stato sovrano, sottolineando però come questa tenderà comunque a rafforzarne la posizione sulla scena internazionale.  Espressione della corrente più radicale del DPP la quale sostiene una linea più spiccatamente indipendentista rispetto all’ala più moderata e pragmatica rappresentata proprio da Tsai Ing – wen, sul piano politico interno Lai ha dichiarato di voler inserire nella Costituzione i “quattro impegni” enunciati dalla Presidente uscente, ovvero rispetto della democrazia, dell’autonomia, dell’autodeterminazione e della sovranità taiwanese, mentre dal lato internazionale l’esponente democratico – progressista ha ribadito di voler rafforzare la cooperazione economica e militare con gli Stati Uniti e con il Giappone al fine di preservare la stabilità  e la sicurezza nella regione. E nelle sue intenzioni, proprio la collaborazione più stretta con Washington rientra nel più ampio disegno di far ottenere a Taiwan l’appoggio di un sempre maggior numero di Paesi contando proprio sull’immagine di democrazia consolidata dell’isola contrapposta invece all’autoritarismo  rappresentato dal regime cinese. Non mancano comunque all’interno del DPP quelli che temono come la linea più radicale di Lai possa portare ad un contrasto con gli Stati Uniti, ricordando quanto accaduto durante la presidenza di Chen Shui – bian, quando proprio i suoi toni ritenuti troppo confrontazionali portarono ad un peggioramento nelle relazioni con Washington. Rappresentante di un partito che dopo la storica sconfitta subita nel 2000 ha dovuto ricostruirsi abbandonando la sua immagine “pan – cinese” a favore di una più spiccatamente“taiwanese”, l’esponente del “Kuomintang” Hou Yu – yi, posto tra il secondo ed il terzo posto nelle rilevazioni, ha nel corso della campagna assunto una linea più pragmatica rispetto a quella di molti esponenti del KMT, a cominciare da quella sostenuta dall’ex – Presidente Ma  Ying – jeou che si apertamente contraddistinta in favore di un riavvicinamento politico con Pechino. Se da un lato quindi Hou ritiene come il dialogo con la Cina sia la soluzione migliore per ridurre le tensioni nello Stretto, dall’altro il candidato nazionalista non si è espresso in merito al fatto se riprenderà la linea del “1992 Consensus”, una formula diplomatica che ha regolato le relazioni tra Taipei e Pechino ed in base alla quale le due parti tacitamente riconoscono l’esistenza di una sola Cina non definendone però apertamente il significato. Sostanzialmente, la posizione del candidato nazionalista prevede delle regolari consultazioni tra le parti in modo da ridurre le tensioni, riaffermando comunque allo stesso tempo l’indipendenza “de facto” di Taiwan unitamente al mantenimento per il Paese della denominazione ufficiale di “Repubblica di Cina” così da evitare ogni accenno ed intenzione implicita di arrivare alla formale indipendenza. Ed in linea con questa affermazione, Hou nel corso della campagna ha prima respinto la formula “un Paese, due sistemi” avanzata da Pechino e proposta dalla Cina come modello per la riunificazione con Taiwan e poi ribadito che la sua posizione sul principio dell’esistenza di “una sola Cina” si baserà esclusivamente su quanto dettato dalla Costituzione taiwanese e dal “Cross Strait Act”, la legge che regola i rapporti di Taipei con la Cina pur non riconoscendola formalmente. Tuttavia, i forti legami esistenti tra il KMT ed il Partito Comunista Cinese, uniti alle frequenti visite compiute in Cina dagli esponenti politici nazionalisti, non giocano a favore del “Kuomintang”, dato che stando ai sondaggi il 70% della popolazione taiwanese considera ormai la Cina una minaccia per il Paese. Più moderata appare poi la linea espressa da candidato del “Taiwan People’s Party” Ko Wen – je,  il quale afferma come Taiwan dovrebbe assumere una posizione più bilanciata ed equidistante tra Stati Uniti e Cina, mentre in merito ai rapporti con quest’ultima ha sostenuto come sia nell’interesse di Taipei di avviare rapporti economici e culturali con Pechino per rafforzare la sua sicurezza. Tuttavia, lo stesso Ko Wen – je ha comunque ribadito come il mantenimento dello “status quo”, ovvero l’indipendenza “de facto” da parte di Taiwan, costituisce la sola opzione politicamente valida e realistica. Il suo programma in merito ai rapporti con Pechino è stato comunque criticato dai commentatori in quanto ritenuto estremamente vago, ambiguo e privo di qualsiasi connotazione ideologica. 

Decisamente orientata in senso più favorevole alla Cina appare infine la posizione di Terry Gou, candidatosi come indipendente, il quale ha espresso chiaramente il suo sostegno alla politica di “una sola Cina” nonché il suo scetticismo verso la forma di governo democratica. Ma proprio la sua aperta posizione favorevole a Pechino ed i suoi rilevanti interessi economici in Cina, uniti ai diversi scandali avvenuti durante la sua campagna elettorale, hanno fortemente indebolito la sua posizione, tanto che nei sondaggi Gou appare estremamente distanziato e con praticamente nulle possibilità di vittoria.

Dopo le tensioni registratesi durante il mandato di Tsai Ing – wen, per Pechino lo scenario più favorevole sarebbe quindi rappresentato dalla sconfitta del DPP e dall’affermazione del KMT con cui i dirigenti cinesi auspicano una ripresa del dialogo così da rendere possibili le aspirazioni di Xi Jinping di realizzare in un futuro prossimo la riunificazione dell’isola con la madrepatria. Il regime cinese, pur lanciando una campagna di disinformazione tesa non solo a screditare il governo e le istituzioni dell’isola, ma anche a convincere gli elettori che il sostegno degli Stati Uniti non sarebbe più così scontato, ha tuttavia evitato di rilasciare commenti e note ufficiali, temendo che un’interferenza diretta nel voto finirebbe solo per rafforzare la posizione di Lai Ching – te. Resta il fatto che una nuova affermazione del DPP con ogni probabilità porterebbe Pechino ad alzare ulteriormente il livello dello scontro con Taipei, in quanto, è opinione degli analisti, qualora la Cina vedesse come irrealizzabile l’obiettivo di giungere ad una riunificazione, il regime di Xi Jinping potrebbe porre in atto ulteriori dimostrazioni di forza al fine di intimidire la popolazione dell’isola convincendola che non vi sia alcuna alternativa a quella di riunirsi con la Cina. Va tuttavia sottolineato come le azioni poste in essere dalle forze militari cinesi negli ultimi mesi non abbiano però portato ad alcun cambiamento nell’opinione pubblica taiwanese, la quale non solo continua a respingere l’idea di una riunificazione, ma al contrario esprime una crescente approvazione verso la sovranità e l’indipendenza dell’isola, senza contare come la repressione attuata ad Hong Kong abbia fatto perdere ogni credibilità all’ipotesi che l’isola possa preservare la sua autonomia una volta avvenuta l’eventuale riunificazione. Neutrale è invece la posizione degli Stati Uniti che non hanno espresso il loro sostegno a nessuno dei candidati, anche se all’interno degli ambienti politici di Washington si teme come Lai, in merito all’indipendenza, possa assumere una posizione più radicale rispetto a quella moderata tenuta da Tsai Ing – wen. Per Washington, un’affermazione di Lai, porterebbe ad un ulteriore rafforzamento dei legami con Taiwan, anche se nei futuri rapporti con l’isola pesa l’incognita del risultato delle presidenziali americane del prossimo anno. 

Al contrario, un successo di Ho Yu – yi costringerebbe gli Stati Uniti a ridisegnare la loro politica regionale data l’intenzione del candidato nazionalista di riavviare il dialogo con Pechino, mentre appare invece indecifrabile l’atteggiamento che avrebbe la presidenza di Ko Wen – je data la poca chiarezza che circonda il suo programma.

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