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TematicheEuropaI BRICS+: una sfida per l’UE

I BRICS+: una sfida per l’UE

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L’allargamento dei BRICS sancito al summit di Johannesburg (22-24 agosto) si presenta come il rafforzamento di una sfida sistemica ed identitaria all’Occidente. Il gruppo ha visto fino ad oggi due allargamenti, quello del 2011 (con il quale si è passati dai BRIC ai BRICS) e quello che si concretizzerà a gennaio 2024 costituendo il nuovo gruppo dei BRICS+. I nuovi stati sono l’Argentina, l’Etiopia, l’Egitto, l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. 

Dopo circa un decennio in cui l’influenza internazionale del Blocco è stata oscurata dall’ascesa della Cina, con il nuovo allargamento e più di 40 domande di ammissione da parte soprattutto di paesi del Global-South, il blocco sembra essersi rinvigorito. La distribuzione del potere si sta orientando verso una multipolarizzazione ed il potere in sé sta cambiando la sua natura frammentandosi a sua volta. Ci si aspetta infatti che nel prossimo futuro gli stati più potenti e capaci di influire a livello globale saranno coloro che si troveranno a gestire le principali catene del valore. Si tratterà di coloro che, più di altri, saranno capaci di controllare i flussi economici, climatici, migratori, sanitari, tecnologici, militari e culturali

I BRICS+ hanno le carte in regola per riuscire ad ampliare le proprie sfere di influenza nei sette ambiti, sfidando l’occidente e presentandosi come guida di un’idea alternativa all’attuale ordine liberale, che sta stretto a molti. In particolare l’UE deve porre attenzione a quelle che sono le loro potenzialità ed agire per ritagliarsi un ruolo per l’avvenire.

Le implicazioni per l’UE

Due sono i principali aspetti critici che l’allargamento e il rinvigorimento dei BRICS apportano agli obiettivi dell’UE: la sfida al multilateralismo europeo e le implicazioni riguardo alle possibilità di cooperazione con il Global-South in funzione della transizione energetica e dell’espansione del suo soft power. 

Il multilateralismo e l’Unione Europea

L’allargamento dei BRICS sembra affermare la costruzione di un club antioccidentale che si oppone all’attuale ordine mondiale. Essi sono la manifestazione di un processo più ampio di regionalizzazione che rischia di mettere in crisi l’efficacia del multilateralismo, rendendo più difficile per la comunità internazionale affrontare le sfide globali. Gli stati, tornati al centro delle relazioni internazionali, perseguono gli interessi nazionali più unilateralmente, bilateralmente e frammentati nei fora e nelle innumerevoli istituzioni. 

L’esito è che il sistema internazionale torni ad essere incentrato sempre più sulla politica di potenza, fomento di una reciproca sfiducia, ma anche su una rinascita del protezionismo a scapito dello sviluppo dato dal libero mercato. Meno responsabilità globale da parte delle grandi potenze e maggior concorrenza tra gruppi e beni pubblici globali frammentati, usati come armi geopolitiche. Inoltre il “vero multilateralismo” sponsorizzato dalla Cina e dai BRICS+, difende un insieme di valori differenti e contrari a quelli “universali” dell’ordine liberale, difendendo la non ingerenza e la sovranità a scapito della protezione dei diritti umani fondamentali e della democrazia.

Le implicazioni per l’Unione Europea a tal proposito sono direttamente correlate alla sua natura identitaria. Il multilateralismo è infatti un principio cardine dell’UE. Esso è per lei un elemento costitutivo, sancito inoltre dal Trattato sul Funzionamento dell’UE (Art.21 (1-2) TUE). L’importanza del multilateralismo è data dal fatto che si tratta di una potenza civile, e non geopolitica, che persegue i suoi obiettivi attraverso la cooperazione multilaterale perché deficitaria di un forte apparato istituzionale capace di perseguire la tradizionale politica di potenza. Non si tratta infatti di un attore geopolitico e anche se la Commissione ha riconosciuto l’importanza di diventarlo, le tempistiche non sono affatto brevi e la riuscita è ardua. Questo comporterebbe infatti anche un importante rinnovamento istituzionale a favore di una maggiore integrazione sovranazionale ed un eventuale allargamento. Inoltre  quello europeo è oggi il mercato più interdipendente a livello globale e l’UE non può permettersi che la frammentazione globale si concretizzi a tal punto da renderla incapace di giocare un ruolo chiave nel nuovo ordine internazionale. 

Cooperazione con il Global-South

Il secondo problema, che l’allargamento dei BRICS ha ulteriormente posto sotto gli occhi dell’UE e che si inserisce nel più ampio spettro del multilateralismo, riguarda la cooperazione con il Global-South. 

La guerra in Ucraina e la velocizzazione strategica della transizione energetica, hanno portato al centro dell’attenzione l’importanza dei paesi del sud del mondo. La loro posizione geoeconomica li rende infatti un’area strategica, ricca di risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi del Green Deal. La forza identitaria dei BRICS rende il gruppo più avvantaggiato nel contrarre accordi di sviluppo nell’area rispetto all’Europa svantaggiata dal suo passato coloniale. Inoltre centrali sono il ruolo cinese e russo nell’area, i quali hanno iniziato a tessere importanti legami con gli stati africani e sudamericani proprio attraverso una retorica che li mostra come alternativa attraente, grazie soprattutto al venire meno dell’importanza dei diritti umani e della democrazia, così come della rule of low. Condizionalità, quelle appena elencate, storicamente centrali negli accordi di partenariato stipulati con l’Unione Europea. 

L’importanza per l’UE di stringere rapporti più stretti con i BRICS potrebbe dunque diventare di vitale importanza, così come riconoscere la centralità e il valore del sud globale. 

Possiamo infine affermare che l’eterogeneità dei BRICS+ non rende al gruppo le cose semplici. La loro futura influenza dipenderà molto dai rapporti interni e soprattutto dal rischio di dipendere da un solo dei suoi partner, verosimilmente la Cina. Una Cina sempre più assertiva come fulcro, trasformerebbe probabilmente il gruppo in uno strumento per ampliare la BRI, soprattutto attraverso la New Development Bank (NDB). 

L’insegnamento che se ne può trarre dall’allargamento a sei nuovi stati, ad ogni modo, è che le voci dissidenti e revisioniste dell’ordine non sembrano affievolirsi ma anzi si stanno rafforzando e cercano vie alternative per affermare i propri interessi. Si tratta di un processo difficilmente arrestabile senza l’accettazione di una rivisitazione delle istituzioni multilaterali ed il riconoscimento di un ruolo, e dunque di responsabilità, dei nuovi attori. Data la tendenza del potere a frammentarsi e il mondo a dividersi sempre più tra stati forti e capaci di controllare le catene del valore e stati più deboli e dipendenti da esse, l’UE deve lavorare per costruire rapporti di fiducia con i paesi del sud del mondo. È infatti importante costruire una fiducia che permetta di stringere cooperazioni efficaci e funzionali al raggiungimento degli interessi reciproci. Senza una sana fiducia reciproca non ci può essere una altrettanto forte cooperazione, ma senza una cooperazione costruita su tale fiducia, anche il multilateralismo vacilla e l’UE potrebbe ritrovarsi bloccata in rapporti di dipendenza e in un mondo frammentato nel quale rischia di essere schiacciata.

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