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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaI BRICS e il controllo degli stretti: una possibile...

I BRICS e il controllo degli stretti: una possibile spiegazione dell’allargamento

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Il primo gennaio 2024 il gruppo BRICS si è allargato ad Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Considerando l’eterogeneità politica, sistematico-costituzionale ed economica di tali Paesi, sorge spontanea una domanda: perché? Quale può essere la ratio di una tale espansione, tenendo presente le contraddizioni e tensioni già esistenti all’interno del gruppo originario? Una possibile spiegazione può essere tratta considerando la posizione strategica di tali Stati, situati in prossimità di alcuni degli stretti più importanti per la navigazione globale.

Perché espandersi?

Una prima risposta viene quasi spontanea: per contrastare l’Occidente. Tuttavia si tratta di una risposta semplicistica e parziale, se non errata. Infatti, pur essendo certamente presente una componente che potrebbe essere definita anti-occidentale (Russia, Iran, Cina), essa è più che compensata da Paesi che mantengono una postura ambivalente, se non di aperta cooperazione in ambito economico e/o politico con i partner occidentali (in primis, India, Brasile e Sud Africa).

Una seconda e preferibile risposta può essere prospettata: per affermare un assetto multipolare del sistema internazionale. Certamente questo elemento volitivo è comune a tutti i membri BRICS, nonché sostanzialmente affermato sin dalla prima dichiarazione congiunta del 2009. Si tratta forse dell’unico elemento che mantiene assieme un ibrido di cooperazione che non trova analoghi nel passato, un raggruppamento tanto eterogeneo da caratterizzarsi per una forte divergenza tra le nazioni partecipanti relativamente alla maggior parte delle grandi tematiche geopolitiche od economiche, come evidenziato dalla votazione discorde nella risoluzione ONU del 2022 relativa alla guerra in Ucraina.

Nondimeno, se questo può essere il motivo principale per l’espansione in sé, tale non chiarisce nulla relativamente alla ragione per cui scegliere quegli Stati.

Perché quei Paesi?

Prima di poter rispondere a questa domanda, sono necessarie due precisazioni.

In primo luogo, il controllo degli stretti marittimi può essere interpretato come il motivo prevalente dell’espansione verso quei determinati Paesi, situati in una zona – il Medio Oriente e il Corno d’Africa – la cui importanza strategica viene troppo spesso sottovalutata, ma sicuramente non è l’unico. Altre motivazioni hanno certamente concorso all’accoglimento di tali Stati, come la ricerca di maggiore sicurezza nelle rotte commerciali internazionali, la volontà di bilanciare le dinamiche di potere globali dimostrando di possedere capacità attrattiva rispetto a nuovi membri e, infine, di sfruttare le opportunità economiche e di investimento offerte da Paesi più o meno emergenti, ma tutti ricchi di risorse preziose e strategiche. In particolare, la scelta di accogliere Paesi mediorientali o africani può essere interpretata come un tentativo di segnalare agli altri Paesi del Sud globale la disponibilità dei BRICS a trattare ed interloquire con tali Stati su un piano di parità, in funzione di contrasto all’influenza occidentale asseritamente sfruttatrice e neocolonialista.

In secondo luogo, la logica esposta nel successivo paragrafo è applicabile all’adesione di questi Paesi, mentre la futura espansione dei BRICS+ in differenti aree del globo potrà ben essere motivata da considerazioni diverse.

Ciononostante, una possibile spiegazione dell’espansione può essere colta osservando una mappa della regione: Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si affacciano sugli stretti di Hormuz, di Bab el-Mandeb e sul canale di Suez. È forse un caso?

Pur non essendo possibile affermare con certezza che tali considerazioni siano state poste alla base dell’allargamento ai novelli Paesi BRICS, certamente la loro posizione geografica può garantire ai membri del gruppo una maggiore proiezione di potenza, nonché influenza, sugli stretti adiacenti alle rotte commerciali internazionali di maggiore importanza strategica, consolidando il loro potere economico e politico.

La ratio dell’allargamento può essere interpretata come una tecnica di proiezione del potere volta ad incrementare il proprio peso sullo scacchiere mondiale e rafforzare il leverage del gruppo. Invero, grazie all’adesione di Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, i BRICS+ ora controllano virtualmente entrambe le sponde dello stretto di Hormuz, vitale per il commercio petrolifero globale. Un discorso analogo si può estendere allo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso con l’Oceano Indiano: ciò grazie all’adesione dell’Etiopia, il cui territorio può essere utilizzato a fini interdettivi e di proiezione, pur non avendo accesso diretto sul mare, e alla presenza all’altra estremità del passaggio degli Houthi, proxy iraniani. Infine, l’Egitto è lo Stato sovrano del canale di Suez, di immensa importanza strategica e da cui transita il 30% del traffico globale marittimo di merce, mentre la sua alternativa, il Capo di Buona Speranza, è già sotto l’egida del Sud Africa. Persino l’adesione dell’Argentina, poi non inveratasi a causa di mutamenti politici interni, potrebbe essere letta nel senso di voler proiettare la propria influenza sullo stretto di Magellano, costosa alternativa al canale di Panama in caso di impossibilità di navigazione tramite quest’ultimo.

Con tutta probabilità da questa considerazione non va tratta la conclusione che i Paesi BRICS+ intendano, in un futuro più o meno remoto, interdire l’accesso agli stretti da parte degli Stati occidentali: ciò sia per la risposta militare che ne deriverebbe, che per convenienza economica dei relativi Paesi (si pensi all’Egitto, o all’importanza vitale della libera navigazione nello stretto di Hormuz per i Paesi del Golfo). Tralasciando la dubbia possibilità pratica di attuazione, una simile decisione congiunta sarebbe impossibile da raggiungere allo stato attuale, data l’eterogeneità di interessi e fini che caratterizzano i novelli Stati BRICS. Il tema è, auspicabilmente per l’Occidente, con tutta probabilità solo di proiezione, se non di monito: “controlliamo i passaggi vitali per la vostra economia, ora non potrete continuare a non considerarci”.
In conclusione, l’adesione di Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ai BRICS nel 2024 può essere letta alla luce della volontà di proiettare il potere del gruppo sulle rotte marittime globali, la cui importanza non può più essere ignorata o la cui libertà di navigazione data per scontato. Un tale disegno non può che rafforzare il tentativo di affrettare l’evoluzione del sistema internazionale verso un mondo volutamente multipolare, ma che in concreto sembra sempre più apolare: ciò è testimoniato dalle stesse divergenze e contraddizioni del gruppo BRICS+, gigante di ferro dai piedi d’argilla.

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