I 7 messaggi nel video di Abu Bakr al-Baghdadi. Si apre una nuova fase del Califfato

Il video uscito ieri, che ritrae dopo la prima apparizione del luglio 2014 Abu Bakr al Baghdadi, segna una nuova fase dello Stato Islamico. Se il Califfo era apparso per la prima volta per rendere ufficiale la presenza dell’Isis, il video di ieri chiude il ciclo che ha visto lo Stato Islamico avere una struttura statuale-territoriale e ne apre uno nuovo. Nel video vi sono – stando alle traduzioni riportate dai principali media internazionali – messaggi espliciti e impliciti, dichiarati e simbolicamente rilevanti, come in tutta la propaganda proposta dal Califfato.

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1) La nuova fase terroristica

Partiamo dal messaggio più evidente, che ha a che fare con la scenografia utilizzata. Il video si svolge in uno scenario intimo: solo tre fedeli col volto coperto ascoltano il Califfo e il ridimensionamento è testimoniato dalla similitudine con la scenografia tipica dei video prodotti da Al Qaeda. La presenza del kalashnikov è il simbolo della fase in cui a predominare saranno gli attentati terroristici, come fu nella vicenda dominata da Bin Laden, ritratto anch’egli con la medesima arma. La nuova lotta avverrà secondo metodi terroristici.

2) Lo Stato Islamico è in guerra

Gli attacchi in Sri Lanka sono rivendicati come una vendetta dell’ultima battaglia persa dall’Isis nel marzo scorso, nelle ultime fasi a Baghouz. Lo Stato Islamico, stando alla dichiarazione di rivalsa, si considera ancora in pieno combattimento bellico. Esso risponde, come ha fatto in passato, colpo su colpo in una guerra senza un terreno definito, dalla geografia incerta. Ne aveva già dato dimostrazione con l’uccisione del pilota giordano, arso vivo: fu quella una risposta simbolicamente fortissima ai bombardamenti cui partecipò la stessa Giordania. Lo aveva poi fatto con il video “Kill them wherever you find them”, in cui si rivendicavano gli attacchi di Parigi del 13 novembre e in cui venivano considerati obiettivi strategici la Gran Bretagna di Cameron e la Francia di Hollande come parti in causa della Coalizione occidentale.

3) La guerra ai crociati

Nelle parole del Califfo vi sono alcuni elementi che abbiamo rimarcato già nell’articolo che pubblicavamo proprio ieri, prima dell’uscita del video, per dare una lettura dei fatti avvenuti in Sri Lanka. In questa nuova fase i cristiani rappresentano uno degli oggetti privilegiati del jihad. Gli obiettivi sono sempre più diversificati e si avrà una rinnovata attenzione a colpire il mondo cristiano. Oggi il Califfo incita a colpire i crociati, con particolare riferimento alla Francia. Non è un dato casuale: vengono ripresi proprio gli attacchi terroristici avvenuti nella capitale francese, considerato forse come l’avamposto della lotta terroristica in Europa, presumibilmente anche per la presenza di una rete già attiva.

4) Guerra globale, senza confini

Nel video vengono citate 92 operazioni in 8 paesi. Si incita poi a una guerra senza limiti, com’è nella logica jihadista: si deve colpire ovunque, per difendere la fede da minacce esterne, com’è nella logica del piccolo jihad: se prima ciò avveniva all’interno di un quadro “normativo” e territoriale più definito – sebbene in costante mutamento – ora la guerra si sposta in un altro ambito, combattuta con altri mezzi, mantenendo però sempre il suo carattere globale, indefinito dal punto di vista geografico, e pertanto più complesso da contrastare.

5) Il fronte africano

Si elogiano i gruppi affiliati in Mali e in Burkina Faso, anche in funzione anti-francese. Con ciò si vuole rimarcare non solo la lotta contro la Francia ma anche il ruolo che l’Isis si immagina potrà avere nel continente africano. Proprio in Burkina Faso domenica scorsa è avvenuto un attacco terroristico in una chiesa che ha portato alla morte di 6 persone. Non si conosce ancora la paternità dell’attentato, ma non appare così casuale che il video del Califfo sia stato diramato proprio il giorno successivo all’attacco.

6) L’Isis è vivo, al di là del territorio

Il messaggio più implicito che ci arriva è relativo alla vitalità dello Stato Islamico. Si è data troppo presto per certa la sua fine con la conclusione delle operazioni in Iraq e Siria, con gli ultimi scontri di marzo a Baghouz. Lo Stato Islamico – è questo il contenuto intrinsecamente più forte – è vivo al di là della sua presenza territoriale. L’Isis esiste oltre la sua capacità di farsi Stato come noi lo intendiamo, in senso westfaliano, territoriale e nazionale. L’appartenenza è data non dal territorio ma dalla fede e dal giuramento che può essere svolto ovunque nel mondo.

7) Il Califfo mantiene la leadership

Nel cambio di rotta impresso simbolicamente e fattivamente dal video e dalle parole espresse dal Califfo, si si garantisce agli affiliati, ai sostenitori e ai jihadisti di tutto il mondo una certezza, oltre a quella dell’esistenza del Califfato oltre la sua stabilità territoriale e para-statuale: essi potranno continuare a far capo al Califfo, a garanzia dell’esistenza dell’Isis: il Califfato vivrà fintantoché ci saranno jihadisti che combatteranno in suo nome. Una delle motivazioni alla base della pubblicazione del video pare essere proprio quella di dar nuova linfa e rinnovato vigore alla lotta jihadista.

Molti osservatori hanno infine messo in rilievo la tempistica strategica della pubblicazione di quest’ultimo video. Non è casuale nemmeno ciò: fa parte della orchestrazione efficacissima della propaganda messa in piedi nel corso di questi anni dallo Stato Islamico. La regolarità dei contenuti multimediali è una delle sue caratteristiche fondamentali, che rendono l’attività propagandistica particolarmente incisiva. In quest’ultimo caso si sono abbandonate le impalcature tecniche che avevano reso virali e sconcertanti i video dell’Isis, per dare spazio all’essenzialità del messaggio e alla minaccia sottostante il video: l’Isis non è morto; il Califfo non lo è, come avevano sentenziato i vertici militari russi.

Il primo in cui si mostrava al Baghdadi si svolgeva non casualmente all’interno di una moschea a Mosul: in quel caso vi era un popolo di fedeli visibile, si intendeva decretare un momento di ascesa al potere e di ufficialità, di legittimazione pubblica del Califfato. Questo video è invece la rappresentazione plastica del ritorno all’essenzialità e dell’apertura di una nuova fase vitale dell’Isis: il mondo intero deve oggi fare i conti con questa rinnovata minaccia jihadista, che non cesserà di esistere dopo la chiusura della fase “territoriale” dell’Isis, e di cui i fatti più recenti avvenuti in Sri Lanka sono la più evidente e tragica dimostrazione.