Honduras: i guai giudiziari di Hernandez potrebbero rallentare l’azione di Biden

Il presidente Juan Orlando Hernandez è risultato essere indagato per aver fornito protezione ad un trafficante di droga honduregno. L’inchiesta giudiziaria potrebbe mettere in pericolo le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Honduras, vanificando gli sforzi intrapresi dall’amministrazione Biden per risolvere la questione migratoria, anche alla luce del fatto che un gruppo di senatori democratici invoca sanzioni nei confronti del governo di Tegucigalpa.

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L’assistente procuratore statunitense Jacob Harris Gutwillig ha reso pubblica l’indagine a carico del presidente honduregno Hernandez per aver accettato tangenti e aver fornito assistenza e protezione a Geovanny Fuentes Ramìrez, trafficante di droga honduregno, accusato di aver consegnato cocaina in territorio americano grazie alla copertura assicuratagli dalla polizia e dal potere militare e politico honduregno. Gutwillig non ha usato mezzi termini nel definire l’Honduras un “narco-stato”.

Hernandez ha affermato che le accuse dei pubblici ministeri statunitensi sui suoi presunti legami con la criminalità organizzata potrebbero andare ad incrinare la cooperazione futura con Washington nel contrasto al traffico di droga.

Secondo Gutwillig, Hernandez avrebbe incontrato Fuentes tra il 2013 e il 2014: durante i loro incontri, i due avrebbero discusso sull’opportunità di portare quanta più cocaina possibile negli Stati Uniti. In tali circostanze sarebbero state concordate delle tangenti affinché Porfirio Lobo, predecessore di Hernandez, fornisse protezione al business della droga. Inoltre, durante il processo contro Juan Antonio, fratello del presidente honduregno, giudicato colpevole di traffico di droga, è emerso che Hernandez avrebbe accettato dal boss messicano “El Chapo” Joaquin Guzman, poi condannato nel 2019 all’ergastolo in una prigione degli Stati Uniti, una tangente del valore di un milione di dollari in cambio di protezione.

Il presidente honduregno in una serie di post su Twitter ha fermamente negato il capo di accusa, dichiarando la sua innocenza ed incolpando pubblicamente i membri del cartello “Los Cachiros”, accusandoli di aver fatto il suo nome allo scopo di guadagnarsi condanne detentive di minore entità e di screditare, come dichiarato dalla Presidenza in un comunicato, l’operato del governo impegnato a smantellare la rete di potere dei narcotrafficanti.

Nonostante sia attualmente sotto inchiesta, Hernandez è considerato da Washington uno stretto alleato. L’indagine, tuttavia, potrebbe mettere in pericolo le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Honduras e vanificare gli sforzi intrapresi dalla nuova amministrazione di Joe Biden, impegnatosi ad investire quattro miliardi di dollari in America centrale per affrontare, e cercare di risolvere alla base, i motivi che spingono la popolazione a migrare alla ricerca di maggior fortuna.

Gli attriti tra Washington e Tegucigalpa, comunque, non mancano: un gruppo di senatori democratici, capitanati da Jeff Merkley, democratico dell’Oregon, Richard Durbin e Patrick Leahy ha proposto di adottare un disegno di legge denominato “Honduras Human Rights and Anti-Corruption Act of 2021”, allo scopo di delineare un quadro completo per combattere la corruzione, l’impunità, le violazioni dei diritti umani in Honduras, sollecitando Biden ad imporre sanzioni di carattere economico, come ad esempio il blocco dei beni negli Stati Uniti, nei confronti di Hernandez.

Merkley, membro della Commissione per le relazioni estere del Senato, ha affermato che gli Stati Uniti non possono rimanere inerti dinanzi alla corruzione ed alla violazione dei diritti umani commessi dai più alti funzionari del governo honduregno; i problemi della nazione centroamericana, come affermato dal senatore, spingeranno le famiglie honduregne a scappare dal loro paese, in cerca di maggior sicurezza e serenità economica. Come dichiarato dal senatore Leahy il disegno di legge si propone di porre fine all’immobilismo che per anni ha caratterizzato l’operato delle amministrazioni statunitensi nei confronti dei problemi dell’Honduras.

I senatori sottolineano come la nazione honduregna risulti essere afflitta da una corruzione sistemica, resa ancor più marcata dalla chiusura del MACCIH (Mission of Support against Corruption and Impunity in Honduras), ovvero del programma in contrasto alla corruzione istituito nel 2015 dall’Organizzazione degli Stati americani e dal governo dell’Honduras. Al tempo stesso il gruppo di lavoro pone in rilievo diverse problematiche dello stato centroamericano, tra le quali si possono annoverare: le gravi violazioni nei confronti dei diritti umani e ambientali, sistematicamente messi in pericolo dall’intesa tra governo, forze di sicurezza statali e criminalità organizzata e l’uso eccessivo della forza da parte dei membri della polizia in particolare nel contesto delle proteste pacifiche portate avanti dalla società civile.

Nel disegno di legge si evidenzia il fatto che esistano prove sostanziali che Hernandez abbia fornito protezione ai trafficanti di droga; mentre appare preoccupante l’amnistia concessa per i crimini perpetrati dalle autorità, tra i quali possono essere annoverati quelli commessi durante il colpo di stato del 2009.

Dopo la fine della guerra fredda, le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Honduras si sono mantenute su buoni livelli, rinvigorite sia dal fatto che Washington rappresenti a pieno titolo il primo partner commerciale per Tegucigalpa, nonché dalla presenza sul territorio honduregno della base militare americana di Palmerola, formata da ben 600 unità. Nel 1990 George H. W. Bush garantì il sostegno statunitense ed aiuti umanitari all’allora presidente honduregno Rafael Callejas. Nel nuovo millennio, durante l’amministrazione di George W. Bush, i rapporti tra i due paesi vennero resi ancor più saldi dall’adesione da parte dell’Honduras al Central America Free Trade Agreement (CAFTA), accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e i paesi centroamericani istituito allo scopo di creare nuove e migliori opportunità economiche attraverso l’apertura dei mercati e la riduzione delle barriere commerciali.

Durante la presidenza Obama, gli Stati Uniti condannarono il colpo di stato avvenuto nel Paese centroamericano, definendolo “no legal”, e tagliarono circa 30 milioni di fondi destinati all’Honduras: tuttavia la crisi di Tegucigalpa rappresentò un serio danno di immagine per l’amministrazione del primo presidente afroamericano della storia a stelle e strisce, accusata di disinteressarsi a garantire il rispetto della democrazia e dei diritti umani nell’America Latina

La nuova presidenza americana guidata da Joe Biden ha invece provveduto a porre fine all’accordo di cooperazione in materia di asilo siglato con l’Honduras, approvato durante l’amministrazione di Donald Trump: gli accordi vincolavano i  migranti a domandare asilo nel paese in cui transitavano per primi, impedendo loro di giungere fino alla frontiera statunitense.

Resta ora da vedere se i guai giudiziari di Hernandez possano porre un freno alle intenzioni mostrate dalla nuova amministrazione statunitense di risolvere i problemi sociali ed economici che attanagliano la regione centroamericana: è probabile, in maniera analoga a quanto avvenuto ad Haiti, dove la popolazione chiedeva a gran voce le dimissioni del presidente Moise, che gli americani si mantengano piuttosto cauti circa un cambio di guardia alla guida dello stato centroamericano anche alla luce dei buoni rapporti diplomatici ed economici tra Washington e Tegucigalpa, rimanendo concentrati nel portare a compimento la risoluzione della problematica migratoria.