Hollande tra macroregioni e gerrymandering

L’Eliseo ridisegna le autonomie territoriali francesi, all’insegna della razionalizzazione della spesa pubblica e dell’efficientamento delle attività amministrative. Con un occhio vigile sui recenti risultati elettorali, secondo i –molti – detrattori del Presidente. Sì, perché dalla ridefinizione dei confini delle regioni in cui il territorio transalpino è suddiviso derivano conseguenze elettorali di non poca portata. Il Partito Socialista, consapevole del momento negativo e scottato dalle abrasioni riportate nelle ultime consultazioni europee, deve evitare di creare “feudi” per il Fronte Nazionale e, ancor di più, per il centrodestra a caccia di ulteriori consensi.

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Sullo sfondo, su entrambi i versanti delle Alpi, si staglia l’esigenza di comprimere la spesa pubblica, attuando riforme strutturali che pesino il meno possibile sulle spalle dei cittadini in termini di abbassamento degli standard di servizio. Il primo ministro Valls, nel piano di stabilità, ha indicato in 11 miliardi di euro i risparmi attesi dalle comunità locali.

Certo, l’ombra del gerrymandering pesa sulla riforma molto meno delle altre rimostranze che, nei territori coinvolti, già si addensano come nubi oscure all’orizzonte. Nel mirino di Hollande non sono finite solo le Regioni, che passeranno dalle attuali 22 a 14, ma anche i piccoli Comuni, ritenuti, a torto o a ragione, uno dei principali elementi di disfunzione della macchina amministrativa. A loro si rivolge l’obiettivo di esercitare le funzioni in modo congiunto su aree abitate da non meno di 20 mila residenti, mentre oggi ne bastavano 5 mila per consentire la creazione di un Ente Pubblico di Cooperazione Intercomunale (EPCI), che hanno una propria fiscalità ed erogano direttamente i servizi ai cittadini. Ma il vero traguardo, fissato per il 2020, è l’eliminazione dei Dipartimenti, eredità della Rivoluzione. Tre quinti dei parlamentari dovrebbero votare a favore, circostanza al momento neppure ipotizzabile. Meglio spianare la strada, dunque, procrastinando a data remota l’attuazione dell’intervento più controverso. Quasi certo della non rielezione, il Presidente traccia la rotta per il suo successore.

Che il groviglio di competenze produca inefficienze è pacifico, e l’intera classe politica francese avalla l’ipotesi di una riforma. In un Paese a forte e radicata vocazione centralista, dove proprio Hollande si era dimostrato più aperto alle ragioni dei territori con la legge del 2014, non sembrerebbe difficile ridare a Parigi ciò che è di Parigi. Ma, contrariamente a quanto avviene in Italia, in Spagna ed in altri Paesi d’Europa, la riforma annunciata dal successore di Sarkozy mira a rafforzare le Regioni, conferendo loro dimensioni e poteri in grado di renderle autonome e competitive nel panorama continentale. Idem per i Comuni: allargarne il raggio d’azione per irrobustirli è l’idea di fondo del progetto socialista. In questo caso, si ravvede un’eco delle recenti riforme italiane, che hanno stabilito limiti più stringenti per le gestioni di servizi in forma associata.

Nessuna di queste tre innovazioni nell’architettura amministrativa sarà indolore. Quanto all’accorpamento delle Regioni, i territori già lamentano la perdita delle specificità che li connotano, in un rigurgito di campanilismo dietro il quale si celano, spesso, rendite di posizione difficili da intaccare. Per tacere dell’ingombrante sospetto di una ridefinizione dei confini più tesa ad arginare destra e centrodestra che basata su criteri obiettivi. E’ il caso della Picardie, che sarà accorpata alla Champagne-Ardenne, anziché, come naturale, al Nord- Pas de Calais, da più parti indicato come uno sgambetto al rampante Fronte Nazionale.

I Dipartimenti sono, da sempre, l’istituzione più cara ai francesi, in virtù delle molte competenze esercitate in campo socio-assistenziale: gestione delle scuole, delle infrastrutture, dei servizi ai disabili ed ai disoccupati. Comprensibile che oltralpe guardino con scetticismo ad una riforma che, agli occhi dei suoi critici, minaccia di abbassare i livelli di servizio sinora garantiti.

Che il percorso di riforme non sia indolore è sicuro, anche date le reazioni dei rivali di Hollande. Dalla “palude federalista” evocata da Marine Le Pen all’astrattismo paventato dai centristi, la strada è lastricata di ostacoli. Vedremo se le “macroregioni” di Hollande usciranno indenni dal lungo travaglio parlamentare. Appuntamento al 4 di luglio.