Hillary Clinton: il programma elettorale

Alla voce “All Issues”, sul sito ufficiale www.hillaryclinton.com, il programma della candidata democratica. Questi, comunque, alcuni punti fondamentali.

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Ambiente. Il sistema “cap-and-trade” è la chiave di volta del piano per abbattere le emissioni di anidride carbonica. Al Governo tocca il compito di fissare annualmente il limite massimo di emissioni, quindi di assegnare quote di produzione alle industrie in modo che vengano rispettati gli obiettivi. Gli ecologisti contestano pure le estrazioni petrolifere nell’Artico, ma Hillary Clinton vuole andare avanti.

Sanità. Sfidando l’impopolarità, Hillary Clinton punta a un aumento delle entrate fiscali anche per sostenere la riforma sanitaria – la “Obamacare” – e garantire ogni anno ai malati tre visite specialistiche gratuite, attualmente soltanto deducibili dalle tasse. Previsto, inoltre, un incremento dei finanziamenti agli Stati dell’Unione per il “Medicaid”, introdotto nel 1965 dal presidente Lyndon B. Johnson per offrire assistenza ai cittadini con basso reddito salariale.

Interruzione di gravidanza. L’ex senatrice dello Stato di New York sostiene i principi stabiliti nel 1973 dai giudici della Corte Suprema, per i quali le leggi antiabortiste contrastano il Quattordicesimo Emendamento della Costituzione statunitense. Violano, cioè, i diritti delle donne.

Tasse. Per i redditi superiori ai 5 milioni di dollari,  Hillary Clinton “promette” una nuova aliquota di imposta al 43,6 per cento. Dovrebbero consentire entrate fra i 200 e i 500 milioni. Sul fronte delle politiche economiche e del lavoro, invece, la candidata democratica punta su un credito biennale d’imposta per la partecipazione agli utili d’impresa e su un aumento del salario minimo nazionale a 12 euro.

Porto d’armi. Hillary chiede al Congresso l’approvazione di una legge che vieta la vendita di armi d’assalto e introduce l’obbligo di controllo dei precedenti penali come limite negli acquisti di pistole, revolver, fucili. Insomma, spera di fare breccia nelle barricate parlamentari contro le quali Obama s’è inutilmente scontrato in questi anni.

Esteri. Guerra all’Isis, dialogo con l’Iran, presenza in Afghanistan sono punti fermi. In Siria e Iraq, comunque, niente “boots on the ground”. Escluso, cioè, l’invio di truppe di terra. Confermata la prosecuzione della clamorosa svolta dei rapporti mediorientali impressa da Obama firmando l’accordo sul nucleare con l’Iran.

Migranti. Prioritaria la lotta agli sfruttatori di clandestini. Inoltre, pieno sostegno alla sanatoria per i figli degli immigrati irregolari, il “Dream Act”, più volte bocciato dal Congresso americano.