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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaHezbollah e Hamas, l’asse di resistenza

Hezbollah e Hamas, l’asse di resistenza

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A seguito di nuovi attacchi israeliani nel sud del Libano, i leader di Hezbollah e Hamas si sono incontrati a Beirut per discutere “la prontezza dell’asse di resistenza” contro Israele. L’asse di resistenza rappresenta l’unione di libanesi, palestinesi, siriani e altri gruppi sostenuti dall’Iran contrari a Israele. Ma cosa accaduto e vi sono delle prospettive reali per questo asse?

Articolo precedentemente pubblicato nella scorsa edizione della newsletter Mezzaluna, iscriviti qui!

Dalla fine degli anni ’80, diversi analisti hanno definito il Libano come la base operativa iraniana nel Levante a causa della presenza di un attore parastatale armato: Hezbollah. Hezbollah è un partito e una milizia a base sciita. Nasce formalmente nel 1985 con l’obiettivo di liberare il Libano dall’occupazione israeliana e di avviare una rivoluzione islamica interna al Paese. Il modello di riferimento è l’Iran dell’Ayatollah Khomeini, finanziatore del Partito e tra i responsabili della sua nascita. Oggi l’Iran gode di molta influenza all’interno della comunità sciita libanese, che secondo alcune stime sarebbe divenuta la più grande in termini demografici. Fin dal 1982 Teheran non ha mai mancato di fornire il proprio supporto economico e militare ad Hezbollah, sia in chiave antisraeliana, sia per rinforzare la sua posizione in Libano.

La presenza di Hezbollah è motivo di tensione fra Israele e Libano, al punto tale che il confine fra i due paesi è attualmente controllato dai caschi blu dell’ONU. 

L’opinione pubblica libanese è divisa riguardo alla presenza di Hezbollah, i suoi oppositori ritengono che il mantenimento dell’arsenale abbia reso Hezbollah una minaccia per la piena indipendenza e sovranità dello stato libanese. 

Hamas, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwamah al-Islāmiyyah, Movimento di resistenza islamica militante nazionalista palestinese e movimento islamista in Cisgiordania e Striscia di Gaza Hamas nasce nel 1987 con l’obiettivo della creazione di uno stato islamico indipendente nella Palestina storica. Inoltre, si oppone all’approccio laico dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) al conflitto israelo-palestinese e rifiuta i tentativi di cedere qualsiasi parte della Palestina.

Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza nel 2007. Questo atto ha portato Israele a dichiarare che la Striscia di Gaza fosse in possesso di un’entità ostile e ha approvato una serie di sanzioni che comprendevano interruzioni di corrente, importazioni fortemente limitate e chiusure delle frontiere. Hamas ha continuato i suoi attacchi verso Israele, così come sono continuati gli attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza. 

Nel giugno 2008, Israele e Hamas hanno accettato di attuare una tregua prevista per sei mesi, conclusa a seguito di reciproche accuse di violazioni e che ha portato all’innesco di nuove discussioni. In particolare, Israele rispose al fuoco sostenuto dei razzi, organizzò una serie di attacchi aerei in tutta la regione con l’obiettivo ultimo di colpire Hamas. Dopo una settimana di attacchi aerei, le forze israeliane avviarono una campagna di terra nella Striscia di Gaza tra le chiamate della comunità internazionale per un cessate il fuoco. Da quel giorno piccole tregue sono susseguite, ma il terreno è sempre pronto a scontri quotidiani.

Gli attacchi in Libano

Giovedi 6 aprile 2023, Israele ha effettuato una serie di attacchi aerei con razzi armati nel sud del Libano a seguito al lancio di una raffica di razzi verso il territorio israeliano verificatasi all’inizio della giornata. Questa vicenda rappresenta il punto di escalation tra Israele e Libano più significativo dalle vicende verificatesi nel 2006.

Da questa vicenda si sono originate numerose reazioni. I raid aerei all’interno del Libano sono stati in corso per due giorni consecutivi dall’evento, così come segnalato dall’esercito israeliano. I notiziari locali riferiscono che l’unica città colpita è la città di Alqulaila vicino a Tiro nel sud del Libano.

L’esercito israeliano, al contrario, dichiara di aver raggiunto diversi obiettivi collegati al gruppo armato palestinese Hamas. 

Israele punta il dito contro Hamas, dichiarandolo responsabile di aver lanciato una molteplice sequenza di razzi usando il Libano come punto d’origine dell’attacco. Il vertice di Hamas Ismael Haniyeh è arrivato a Beirut nella giornata stessa dell’evento ed è stato ospitato da alcuni esponenti di Hezbollah.

Gli antefatti di questo evento riguardano principalmente i numerosi attacchi messi in atto da Israele nei confronti di Hamas nella Striscia di Gaza i giorni primi dell’attacco dal Libano. Alcune fonti di sicurezza palestinese hanno sostenuto dinnanzi ad Agence France-Presse che gli attacchi delle scorse settimane avevano colpito diversi siti di formazione di Hamas. L’esercito israeliano, ancora una volta, si è dichiarato responsabile per il cedimento di due tunnel e di un paio di siti di produzione di armi per Hamas a Gaza, fatto che si è verificato ancora una volta in risposta a precedenti scontri. Le sirene sono state attivate nelle città israeliane al confine settentrionale con Gaza, ma non sono stati segnalati feriti.

Non ha tardato la risposta degli Stati Uniti che, nella stessa giornata, hanno condannato lancio di razzi dal Libano e da Gaza attraverso le parole del portavoce del Dipartimento di Stato USA Vedant Patel. Di fronte ai giornalisti si è detto consapevole che la sicurezza di Israele è a prova di bomba e che la presenza degli Stati Uniti sia di fondamentale importante, soprattutto perché legittimano Israele a difendersi contro qualsiasi forma di aggressione.

Anche il Ministero degli Esteri francese ha preso parola e ha condannato il lancio di razzi, definendolo indiscriminato. 

La Forza Interinale delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) si è espressa tramite il Social Media Twitter: “L’IDF ha informato l’UNIFIL di aver attivato il suo sistema di difesa Iron Dome. Il capo della missione e comandante della forza, il maggiore generale Aroldo Lázaro, è in contatto con le autorità di entrambi i lati della linea blu. La situazione attuale è grave. UNIFIL sollecita moderazione e per evitare ulteriori escalation.” 

L’incontro

I leader dei movimenti armati Hezbollah e Hamas si sono quindi incontrati a Beirut per discutere “la prontezza dell’asse di resistenza” contro Israele. Come visto in precedenza, l’incontro avviene in seguito all’accusa da parte di Israele verso Hamas, accusato di aver lanciato 34 razzi nel sud del Libano, considerato il punto centrale del movimento sciita Hezbollah.

L’incontro nasce con l’intenzione di unire al meglio gli sforzi per attivare la sala operativa congiunta tra il Corpo della Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, Hezbollah, Hamas e la Jihad Islamica. 

Le quattro parti, conosciute come l’asse della resistenza, hanno formato una sala operativa congiunta nel maggio 2021, secondo un rapporto di Brookings. Yahya Sinwar, leader di Hamas, ha rivelato in un documentario mostrato su Al Jazeera nel 2022 che la sala operativa aveva sede in Libano e in precedenza aveva coordinato le attività di questi gruppi durante le due battaglie tra Israele e fazioni di Gaza nel 2021 e 2022. 

L’asse della resistenza si riferisce a libanesi, palestinesi, siriani e altri gruppi sostenuti dall’Iran contrari a Israele.

Nella discussione è stata incluso l’idea di “intensificazione della resistenza in Cisgiordania e Gaza” e “eventi alla moschea di Al-Aqsa” a Gerusalemme, secondo la dichiarazione, che non ha specificato quando si sono incontrati.

In aggiunta, la polizia israeliana ha preso d’assalto la sala di preghiera della moschea di Al-Aqsa, terzo luogo più sacro dell’Islam, in un raid appena prima dell’alba finalizzato a scacciare “giovani che infrangono la legge e agitatori mascherati” che si erano barricati all’interno.

Sono poi continuati gli attacchi in Libano e Gaza ed Israele ha annunciato di aver colpito obiettivi in Siria in risposta a sei razzi lanciati dal territorio siriano.

L’esercito ha detto che due razzi sono atterrati nelle Alture del Golan occupate da Israele, mentre i sistemi di difesa aerea ne hanno intercettato almeno uno.

Gli ultimi assalti a Israele, che non sono stati immediatamente rivendicati, sono avvenuti dopo che tre persone sono state uccise in due attacchi separati contro israeliani negli ultimi giorni.

A pagarne i risultati sono i civili, numerosi sono i morti e i feriti in seguito a questi eventi.


Prospettive ed elezioni

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una conferenza stampa a Tel Aviv e ha riconsegnato l’incarico al ministro della Difesa Yoav Gallan, licenziato nelle settimane precedenti. Netanyahu ha poi accusato la recente escalation della sicurezza sul governo precedente.

Da questa vicenda si potrebbe dichiarare che l’obiettivo di lunga data di forgiare un fronte unito da parte di coloro che si oppongono ad Israele sembra sempre più vicina ad avverarsi, soprattutto in seguito ai nuovi attacchi verificatesi dei giorni scorsi.

Le tensioni sono state alimentate anche da due incursioni della polizia israeliana nella moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme durante il mese santo del Ramadan per disperdere i militanti che si erano barricati all’interno. 

L’ultima valutazione dell’intelligence israeliana è preoccupante, presentando una maggiore probabilità di una guerra totale sul fronte settentrionale, per la prima volta da molto tempo. Al momento risulta prematura una dichiarazione così pesante, ma è una possibilità reale per la forza israeliana. Al tempo stesso, Israele crede che l’Iran e Hezbollah non siano interessati al confronto diretto con Israele, ma che la loro fiducia in sé stessi sia stata rafforzata e che la loro determinazione ad attaccare Israele sia aumentata. La direzione non è chiara, ma è notevole l’idea di ripristinare un’alleanza e creare un asse comune in opposizione ad Israele.

Inoltre, in Libano si complica la situazione circa le elezioni presidenziali previste per maggio 2023. I giornali nazionali riportano l’annullamento delle elezioni stesse, dopo che i componenti delle commissioni parlamentari incaricate di definire le linee di finanziamento per le consultazioni amministrative non sono arrivati ad un accordo.

In questo clima, il rinnovamento della propria presenza e autorità sul territorio, la creazione di accordi e di legami, non può che rappresentare un vantaggio per il partito di Dio, Hezbollah. 

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