Hezbollah alla prova del COVID-19 e della crisi in Libano: tra minacce e opportunità

Mentre Washington aumenta il suo pressing su Hezbollah, il “Partito di Dio” cerca di incrementare la sua influenza sul paese dei cedri. La crisi sanitaria e quella economica potrebbero essere un’opportunità per il Partito di guadagnare consensi e influenza, ma c’è il rischio di perderli.

Hezbollah alla prova del COVID-19 e della crisi in Libano: tra minacce e opportunità - Geopolitica.info fonte: atlanticoquotidiano.it

Lo scorso 30 aprile la Germania ha designato l’intera organizzazione di Hezbollah come terroristica. All’atto diplomatico ha fatto seguito la chiusura di tutte le attività del movimento sciita in territorio tedesco. Così facendo la Germania si uniforma alla linea statunitense e israeliana di lotta al “Partito di Dio”. La chiusura di importanti assets economici di Hezbollah in Germania denota la volontà di colpire indirettamente l’Iran, indebolendo quello che è da molti considerato come il suo maggiore alleato nella regione. La mossa di Berlino è solo l’ultimo tassello, in termini cronologici, di una più ampia lotta contro le attività di Hezbollah. Fin dall’indicazione come organizzazione terroristica da parte statunitense nel ‘95, la pressione su Hezbollah è aumentata proporzionalmente ai suoi attacchi. Ciò, unito al contrasto con Israele, ha contribuito ad alimentare la narrativa del “Partito di Dio” come movimento di resistenza contro il sionismo e contro le ingerenze occidentali in Libano. Fin dalla sua fondazione negli anni ’80, Hezbollah ha tenuto in vita la narrativa della “resistenza”. Anche quando Israele ha ritirato le proprie truppe dal Libano nel 2000, Il Partito ha reiterato tale immagine rivendicando le cosiddette “fattorie di Sheb’a”, occupate da Gerusalemme nel ’67 insieme alle alture del Golan. Ciò che invece è mutato nel corso degli anni è stata la sua postura verso la politica interna libanese. Hezbollah è stato capace, negli ultimi tre decenni, di radicarsi nel sistema libanese, trasformandosi da milizia rivoluzionaria pronta a sovvertire l’ordinamento del Libano, a un partito politico perfettamente integrato nel tessuto socio politico del paese. Ciò gli ha permesso di legittimare la sua presenza nel paese, pur mantenendo il suo arsenale, vero e proprio strumento coercitivo del “Partito di Dio”. La complessa struttura piramidale intorno alla quale è organizzato rappresenta un caso unico in Libano: attraverso una fitta rete di servizi sociali rivolti ai più poveri, inclusi finanziamenti a scuole e ospedali nelle aree più depresse del paese, il Partito si è guadagnato le simpatie e l’appoggio di buona parte dei libanesi, riuscendo in più occasioni ad entrare nella maggioranza di governo. Dallo scorso dicembre Hezbollah è al governo insieme ad Amal e al Free Patriotic Movement del Presidente della Repubblica Aoun. L’alleanza fra i tre partiti, suggellata con un accordo nel 2006, testimonia un ulteriore mutamento all’interno del “Partito di Dio”, ormai capace di strutturare alleanze trans confessionali stabili (il FPM ha infatti una forte base maronita), a dimostrazione di quanto la sua integrazione nel complesso panorama politico libanese sia ormai completa. Se la pressione esterna e le dinamiche interne hanno sempre messo a dura prova l’esistenza di Hezbollah, occorre sottolineare quanto la sua capacità di rinnovamento e adattamento all’ambiente che lo circonda gli abbia sempre permesso di sopravvivere. Il merito di tutto ciò va all’Iran, sponsor principale di Hezbollah,  ma nel corso degli anni, il “Partito di Dio” è cresciuto al punto tale da essere oggi in grado non solo di muoversi autonomamente nel contesto regionale del Mashreq, ma anche di diversificare le proprie fonti di finanziamento (anche grazie al riciclaggio di denaro e al traffico internazionale di droga), pur mantenendo fortissimo il legame con Teheran.

COVID-19: un nuovo nemico per Hezbollah o un’opportunità?

Oggi il Libano si presenta alla prova COVID-19 nel peggiore dei modi: il suo sistema sanitario non è in grado di assicurare una risposta efficace e adeguata ad una eventuale esplosione del virus (ad oggi i casi non superano il migliaio), mentre le misure di lockdown hanno solo parzialmente bloccato la mobilità dei cittadini, che in diverse città sono scesi in strada per manifestare contro il carovita. Alla luce della nuova emergenza sanitaria, Hezbollah si è presentato come attore complementare dello Stato, al servizio di tutti i libanesi, mobilitando la sua rete sanitaria parallela attraverso la fornitura di materiale medico e l’invio di volontari e specialisti. La capacità del Partito di raggiungere le zone più depresse del paese, che difficilmente verrebbero raggiunte dagli aiuti statali, gli permette quindi di raccogliere altri consensi, reiterando la sua immagine di movimento a sostegno di tutta la popolazione a discapito dell’appartenenza religiosa. In uno dei suoi recenti discorsi, il segretario del Partito, Hasan Nasrallah, ha definito il COVID-19 come un nuovo nemico per Hezbollah e per tutti i libanesi, sottolineando ancora una volta il suo ruolo come resistenza contro un nemico stavolta invisibile. Al netto della retorica del Partito, appare chiaro come di fronte a questa nuova crisi, Hezbollah stia ora raccogliendo i frutti di anni di politiche di assistenza sociale e sul territorio, provando inoltre ad allargare la propria base di consensi anche ad altre fasce della popolazione.

La crisi economica e le tensioni con Israele rischiano di compromettere la posizione di Hezbollah

Se Hezbollah mira a raccogliere consensi attraverso la lotta al COVID-19, la recente crisi economica e finanziaria, la peggiore della storia del Libano, rischia di mettere a dura prova la sua posizione. Le proteste che sono scoppiate nelle ultime settimane, tanto contro il carovita, quanto contro logiche di potere ancora legate a vecchi schemi clientelari, hanno interessato anche le roccaforti di Hezbollah, a dimostrazione che le proteste sono rivolte a tutti i partiti, nessuno escluso. Fino a due mesi fa, l’inflessibilità del Partito dinanzi ad un possibile intervento del Fondo Monetario Internazionale in Libano rendeva impossibile qualsiasi tipo di negoziato, lo scorso mese invece, Nasrallah ha lanciato segnali di apertura, rendendo tuttavia l’intervento soggetto a condizioni di protezione della sovranità del Libano. Il cambio di postura di Hezbollah nei confronti dell’FMI è legato a doppio filo alla necessità di mantenere alto il consenso della fascia più povera del Paese, la sua base elettorale fin dagli anni ‘90. Inoltre, le continue frizioni al confine con Israele, da ultimo uno sconfinamento delle truppe israeliane in territorio libanese, e il continuo coinvolgimento del Partito nella guerra civile siriana, rischiano di compromettere ulteriormente la posizione di Hezbollah. Un eventuale conflitto armato fra le due parti potrebbe non trovare l’appoggio dei libanesi, dal momento in cui la popolazione è già spinta allo stremo dopo anni di crisi economica e politica. La popolarità del “Partito di Dio” rischia quindi di essere compromessa da fattori endogeni ed esogeni intorno ai quali Nasrallah dovrà necessariamente destreggiarsi.

Hezbollah cerca di mettere le mani sulla Banca Centrale Libanese?

Nell’ultimo mese, il Governo si è scagliato contro l’istituzione che più di tutti ha segnato la storia libanese degli ultimi due decenni: la Banca Centrale Libanese. Ha fatto scalpore il recente attacco lanciato dal Premier, Hassan Diab, e da alcuni parlamentari di Hezbollah, contro il Governatore della Banca Centrale, Riad Salameh, alla guida dell’istituto da quasi 30 anni. Salameh ha avuto un ruolo di primo piano nel mitigare le conseguenze della crisi finanziaria del 2008 e nel mantenere stabile il valore della lira alla luce dei numerosi eventi che hanno scosso la Repubblica nell’ultimo ventennio. Il Primo Ministro ha scaricato la colpa della crisi finanziaria sul Governatore, reo di aver attuato politiche monetarie che hanno condotto al crollo della lira rispetto al dollaro. Al netto del tentativo di allontanare da sé le colpe della crisi, queste accuse potrebbero nascondere la volontà del “Partito di Dio” di sostituire il Governatore con un loro uomo di fiducia; ciò permetterebbe al Partito di espandere significativamente la propria sfera di influenza sul Libano. Un attacco del genere arriva in un momento in cui le finanze di Hezbollah sono bersaglio degli attacchi congiunti dei paesi occidentali. Lo stesso Salameh negli anni si è sempre mostrato disponibile verso la comunità internazionale per quanto riguarda la lotta al riciclaggio di denaro, una delle maggiori fonti di finanziamento del “Partito di Dio”. 

Le capacità di sopravvivenza e adattamento di Hezbollah saranno nuovamente messe alla prova nei prossimi mesi. Ciò che appare evidente è che il sistema Libano, di cui il Partito è ormai parte integrante, si sta lentamente dirigendo verso l’implosione: le crescenti proteste represse nel sangue, la crisi economica e finanziaria, una crisi migratoria che affligge il paese da anni e da ultimo la crisi sanitaria, sono tutti elementi che stanno contribuendo al suo collasso. 

Nicolò Rascaglia,
Geopolitica.info