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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaSe Helsinki e Stoccolma devono passare per Nicosia

Se Helsinki e Stoccolma devono passare per Nicosia

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L’idea di scomodare Cipro Nord come pedina per stimolare Ankara nella crisi ucraina era inizialmente stata dei Russi: prima che la Turchia chiudesse gli Stretti, il Ministro degli Affari Esteri Lavrov aveva menzionato la Repubblica Turca di Cipro Nord senza farla precedere dal canonico “autoproclamata”.

L’intento era evidentemente quello di offrire sul piatto un riconoscimento internazionale al quale Ankara anela per garantirsi l’autonomia energetica. La dottrina eurasista passa infatti anche per queste rotte. D’altronde, ultimamente anche il potente Segretario del Partito del Movimento Nazionalista Devlet Bahçeli aveva ricordato come il futuro di Cipro è “la turchità e non l’ellenismo”. Anche dalla coalizione di opposizione, tempo fa a dire il vero, simili parole erano tuonate dalla Leader del “Buon Partito”, la già Ministro di Polizia Meral Akşener, che aveva evocato la possibilità che “Ayşe vada in vacanza” ancora una volta, ricordando la frase in codice con la quale lo Stato Maggiore di Ankara, nel luglio del 1974, aveva mobilitato le Forze di proiezione aeronavale radunate ad Alessandretta, dando inizio proprio alle operazioni di occupazione di Cipro. 

Secondo “Express.co.uk”, riportato da ”“Capital.gr”, edizione di oggi 30 maggio, il Leader Nordcipriota Tatar avrebbe consigliato al suo omologo di terraferma di subordinare l’accesso alla NATO di Finlandia e Svezia al riconoscimento, appunto, di Cipro Nord. Se confermata, la notizia avrebbe la funzione di alzare la posta in gioco nel momento in cui Ankara guadagna molto peso. Un “aut-aut” interessante e deciso, che ha la funzione di “alzare la palla” per permettere la schiacciata. La cosa sarebbe di enorme fastidio per Atene, esaltata a seguito della visita di Mitzotakis a Washington. 

La notizia “bastone” poi andrebbe a braccetto con la corrispondente “carota”, ovvero la disponibilità turca recentemente dimostrata ad ospitare i colloqui di pace fra Russia, Ucraina e ONU. Come più volte sottolineato, né Ankara né Kiev hanno un effettivo potere decisionale sulle vere sorti della guerra, perché non rappresentano il vero vertice della piramide occidentale, ovvero quel complesso di interessi che viene poiticamente rappresentato dal Partito Democratico statunitense e che sembra essere molto interessato alla prosecuzione del conflitto. Questo non significa che in eventuali colloqui costantinopolitani non si possa addivenire formalmente ad una tregua, ma semplicemente che questa, se mai raggiunta, verrebbe suggerita e permessa in altri contesti d’oltreoceano. Potrebbero, questi (temporanei) ramoscelli d’ulivo essere magari giustificati in realtà dal timore che la continuazione del confronto militare possa paradossalmente rafforzare la Russia (= la Cina?). La cosa è deducibile dalle parole spese una settimana fa, a Davos, dall’ex Segretario di Stato Kissinger, il quale ha ricordato come delle 4 guerre da lui direttamente vissute, iniziate con supporto popolare e fiducia da parte statunitense, nessuna si sia conclusa felicemente ma con un ritiro unilaterale (= con vantaggio della controparte).

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