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TematicheAmerica LatinaIl lungo anno appena trascorso ad Haiti

Il lungo anno appena trascorso ad Haiti

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Haiti è uno tra i Paesi più poveri del mondo e che vive da circa un decennio una situazione di grave crisi economica, politica, e umanitaria. Le conseguenze dei disastri ambientali, come i due potenti terremoti del 2010 e del 2021 e i frequenti uragani, oltre all’instabilità politica hanno impoverito ancora di più la popolazione e costretto molti haitiani a emigrare.

La situazione già critica di Haiti ha subito un grave peggioramento durante l’anno appena trascorso non solo a causa del già citato terremoto, ma soprattutto in seguito al vuoto di potere che si è aperto dopo l’assassinio del Presidente Moïse per mano di una banda armata, rafforzando parallelamente le numerose bande criminali attive ad Haiti. 

Come era iniziato l’anno di Haiti?

All’inizio dell’anno si sono intensificate le proteste popolari contro l’allora Presidente in carica, Jovenel Moïse. I cittadini chiedevano le sue dimissioni e lo svolgimento di nuove elezioni presidenziali. L’opposizione sosteneva che i 5 anni di mandato presidenziale dovevano contarsi a partire dalla data delle elezioni, in questo caso avvenute nel 2015, vinte da Moïse e poi annullate per brogli e rimandate al 2016.  Il mandato di Moïse si sarebbe quindi dovuto concludere il 7 febbraio 2021 ma il Presidente, insediatosi ufficialmente il 7 febbraio 2017, contava i 5 anni del proprio mandato a partire da questa data. Il braccio di ferro tra Moïse e l’opposizione, acutizzato dalle proteste popolari, giunse a un punto critico quando l’8 febbraio scorso il governo annunciò di essere riuscito a sventare un colpo di Stato finalizzato ad arrestare Moïse per insediare al suo posto un nuovo Presidente. Secondo Moïse invece, lo scopo dell’attacco era senza dubbio quello di ucciderlo. L’opposizione aveva annunciato di voler rimuovere Moïse sostituendolo con un Presidente ad interim fino a nuove elezioni e dopo il tentativo di colpo di Stato ha denunciato la repressione attuata dal governo che aveva fatto arrestare 23 persone. L’opposizione aveva anche chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, di non sostenere l’operato di Moïse, considerato antidemocratico. 

Il 2021 sarebbe dovuto essere, secondo i progetti di Moïse, l’anno delle nuove elezioni politiche e presidenziali e del Referendum per varare una nuova Costituzione.

La morte di Moïse e il terremoto del 14 agosto 

Il 7 luglio scorso, Moïse fu ucciso da una banda criminale mentre si trovava nella sua residenza a Port-au-Prince. Moïse aveva appena nominato un nuovo primo ministro, Ariel Henry, ma alla sua morte fu il primo ministro in carica, Claude Joseph, ad assumere il controllo del Paese e a proclamare lo “stato d’emergenza” per due settimane. Il vuoto di potere ha causato nuovi, violenti scontri tra le forze di polizia e alcune persone accusate di aver ucciso il Presidente.

Nella lista dei sospettati dell’omicidio compare anche il nome di Henry, diventato Presidente ad interim dopo le dimissioni di Joseph. A settembre il procuratore di Port-au-Prince, Bed-Ford Claude, ha chiesto di far incriminare Henry, accusato di essere coinvolto nell’omicidio del Presidente. La prova dell’accusa sarebbe, secondo il procuratore, una conversazione telefonica avvenuta proprio nella notte dell’omicidio tra Henry e Joseph Badio, un altro tra i principali sospettati dell’omicidio, e proprio mentre Badio si trovava nei pressi della residenza presidenziale. Su delegazione del primo ministro, Bed-Ford Claude è stato destituito a metà settembre e poi sostituito da Frantz Louis Juste.

Una recente inchiesta della giornalista del The New York Times, Maria Abi-Habib, ha rivelato che nei mesi precedenti all’assassinio, Moïse aveva iniziato a compilare una lista di nomi di potenti uomini haitiani, tra cui anche politici, coinvolti in un traffico di droga. Sarebbe quindi verosimile credere che gli uccisori del Presidente volessero appropriarsi di questa lista. 

Il 14 agosto scorso, la zona sud-occidentale del Paese è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.2 che ha provocato la morte di più di 2.000 persone. Le operazioni di soccorso hanno subito un significativo rallentamento a causa del passaggio della tempesta tropicale Grace che tra il 16 e il 17 agosto ha colpito le zone già interessate dal terremoto, aggravando i danni e aumentando il numero di vittime e feriti. I danni più gravi sono stati registrati comune di Les Cayes, dove gli ospedali rimasti operativi hanno raggiunto in fretta la capacità massima. Si tratta di un terremoto più potente rispetto a quello che nel 2010 aveva distrutto gran parte della capitale del Paese e provocato più di 200.000 vittime. A differenza di quest’ultimo, l’epicentro dell’ultimo terremoto si è registrato in una zona meno popolata del Paese, per cui i danni e il numero delle vittime sono stati più limitati.

Un Paese in crisi: migrazione, rapimenti e prezzo del carburante

Il terremoto di agosto ha inciso su una questione di cui si era già parlato negli anni della presidenza Trump, che è il flusso migratorio di persone che dagli Stati del Sudamerica tentano di entrare negli Stati Uniti attraversando il confine tra Texas e Messico. I numerosi sfollati haitiani hanno ingrossato le fila di migranti sudamericani che nel mese di settembre, vedendosi negare l’ingresso negli Stati Uniti, hanno dovuto accamparsi nei pressi del Del Río-Ciudad Acuña International Bridge che collega le due città da cui prende il nome. Le foto diffuse sui social, raffiguranti i migranti che attraversavano il Rio grande a piedi e quelle degli agenti della polizia statunitense che cercavano di respingerli con metodi violenti, hanno contribuito a far cadere sull’amministrazione Biden un’aspra ondata di critiche

Nel corso del 2021 è raddoppiato, rispetto allo scorso anno, il numero di rapimenti ad opera delle bande criminali che, soprattutto in seguito alla morte del Presidente, hanno visto il loro potere e le porzioni di territorio sotto il loro controllo espandersi sempre di più. Secondo il Centre d’analyse et de recherche en droits de l’homme (CARDH) dal primo gennaio 2021 al 15 dicembre 2021 sono stati registrati 949 rapimenti contro i 796 del 2020. Il caso più rilevante è stato il rapimento di 17 missionari, 16 statunitensi e uno canadese, dell’organizzazione Christian Aid Ministries avvenuto lo scorso ottobre per mano del gruppo criminale 400 Mawozo. Lo scorso 22 novembre, la stessa organizzazione ha annunciato la liberazione di 2 dei missionari rapiti. Altri 3 ostaggi sono stati rilasciati il 6 dicembre scorso mentre i rimanenti 12 missionari sono stati rilasciati il 16 dicembre. L’associazione ha dichiarato che alcuni dei missionari sarebbero riusciti a scappare ma non è chiaro come siano andate esattamente le cose dal momento che la polizia di Haiti ha rilasciato notizie contrastanti. Il13 dicembrescorso circa 90 persone sono morte a Cap-Haïtien in seguito all’esplosione di un’autocisterna che trasportava carburante. Dopo essersi ribaltata, l’autocisterna ha iniziato a perdere carburante e alcune persone accorse sul luogo hanno iniziato a raccoglierlo in dei contenitori quando si è verificata l’esplosione. In seguito all’incidente sono divampati anche alcuni grandi incendi che hanno distrutto le abitazioni limitrofe. Da anni il prezzo del carburante ad Haiti oscilla in continuazione: a causa della corruzione dei governi e dell’instabilità politica, spesso il governo non riesce a sanare i debiti sempre più ingenti che contraggono con le compagnie da cui acquistano il carburante. Nell’ultimo periodo dell’anno, complice il vuoto di potere e le estorsioni operate dalle gang, si è verificata una grave carenza di carburante che ha intaccato le principali attività commerciali del Paese e anche il funzionamento degli ospedali che devono limitarsi ad accogliere solo i pazienti più gravi.

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