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Guinea: Il traffico di droga nel Golfo di Guinea – Parte II

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Non si possono trascurare, tra le cause endogene del fenomeno criminale, i problemi di natura economico-sociale che gravano sull’intero continente africano. Gli Stati dell’Africa occidentale sono avviluppati, alla pari di molti altri ed a differenza di poche e ben individuabili eccezioni, nella spirale della povertà che martirizza larghe fasce della popolazione. La miseria diffusa e la frequente impossibilità di sopperire alle più elementari esigenze alimentari ed agli altri bisogni primari producono le condizioni ideali per la proliferazione delle reti delinquenziali. Risulta agevole per i narcotrafficanti, dotati di consistenti risorse finanziarie, procurarsi braccia per compiere le attività di più basso livello, nonché appoggi logistici e connivenze in seno alla popolazione non attivamente coinvolta nelle attività criminali.

Alle drammatiche condizioni dei disoccupati e di quanti sono impegnati in occupazioni saltuarie o erratiche sono spesso accomunati i funzionari pubblici, colpiti dalla graduale e costante perdita di valore del proprio salario, sotto i colpi dell’inflazione e della crescita dell’indebitamento statale. L’indebolimento delle garanzie offerte a strati sociali un tempo considerati al riparo dalle fluttuazioni dell’economia ha dato la stura a diffusi fenomeni di corruzione e di gestione clientelare e neo-patrimonialista già insiti nella mentalità invalsa tra i pubblici ufficiali. L’insicurezza spinge gli amministratori pubblici, qualsiasi carica essi ricoprano, alla connivenza col traffico di droga. Inoltre, nella realtà africana il vincolo di fedeltà riconosciuto a reti informali su base familistica o tribale è superiore a quello che lega gli individui alle istituzioni statuali. Le “identità incorporate” (l’appartenenza al clan) finiscono quasi sempre per prevalere sulle “identità separate” (la cittadinanza). Ciò produce, nei cittadini africani, una spiccata propensione ad avallare comportamenti deviati, pur percependoli come tali, per non incorrere nel biasimo della comunità di appartenenza e per tentare di partecipare alla spartizione dei profitti.

Se è vero che l’inedia funge da brodo di coltura per la diffusione di comportamenti illeciti, non si può trascurare il carattere oramai imprenditoriale delle attività legate al narcotraffico. Ad esempio, sono ormai note le connivenze tra i cartelli sudamericani e le cosche africane, in particolare nigeriane. Inoltre, per gestire i proventi del commercio di cocaina le organizzazioni malavitose adoperano i circuiti finanziari internazionali, compresi i cd. paradisi fiscali, tanto che l’Ocse ha dedicato un recente studio alle forme di riciclaggio del denaro sporco impiegate dai cartelli africani. 
Come accennato in precedenza, la situazione interna dei Paesi del Golfo di Guinea non esaurisce il novero delle cause che hanno portato il traffico di cocaina ad assumere i contorni attuali. Per chiudere il cerchio, è opportuno ricordare alcune circostanze esterne che incidono sulla condotta dei narcotrafficanti. In primo luogo l’esponenziale incremento del consumo di cocaina in Europa: nel Vecchio Continente il numero stimato dei consumatori è passato dai 3,5 milioni del 2006 ai 5,5 milioni del 2008. L’espansione del mercato è localizzata principalmente nel Regno Unito ed in Spagna (ciò non significa, ovviamente, che i restanti Paesi dell’Unione europea ne siano immuni). Negli ultimi anni la cocaina ha soppiantato altri stupefacenti in termini di capillare distribuzione sul mercato europeo. Nel corso degli anni Novanta, il consumo di eroina ha subito un tracollo (benché oggi si parli di un suo progressivo ritorno sulla scena del consumo), mentre quello di cocaina ha vissuto un incremento marcato. Contestualmente, è stata accertata la riduzione della diffusione della cocaina sul mercato statunitense, tradizionalmente il più recettivo. Negli ultimi due decenni si è registrata una diminuzione della domanda pari al 50%. Tale riduzione è stata resa possibile dalle misure di contrasto sempre più efficaci che le autorità statunitensi hanno saputo elaborare ed attuare, coinvolgendo operativamente i Paesi di produzione e di transito. La coltivazione della coca, da cui deriva, dopo diversi passaggi, lo stupefacente appunto noto come cocaina, è concentrata in un’area molto circoscritta del globo: Bolivia, Colombia e Perù ne sono i principali esportatori. In questi Paesi, nonché nelle aree di transito, le attività criminali sono state contrastate attraverso il dispiegamento di specialisti del settore, l’addestramento delle forze di polizia e il rafforzamento dei controlli alle frontiere. Condizione indispensabile per conseguire risultati validi è, quindi, la cooperazione intergovernativa.

È ora possibile, dopo aver sommariamente ricostruito le radici del fenomeno criminoso, descriverne le conseguenze. Il transito della cocaina dal Golfo di Guinea in direzione dell’Europa ne ha prodotto un calo dei prezzi di vendita al dettaglio. L’incremento della domanda nell’area dell’Unione europea è in relazione biunivoca con l’abbassamento dei prezzi al consumo: da una parte, la maggior richiesta incentiva i trafficanti ad inondare il mercato; dall’altra, il transito sicuro e a basso costo dal Golfo di Guinea consente un maggiore afflusso, che esercita una pressione calmierante sui prezzi. 
Lo storno di cocaina in direzione dell’Europa ha altresì prodotto una crescita del consumo di droga anche in Africa. Tradizionalmente, questo tipo di stupefacente non ha trovato un humus fertile nel continente, a causa del prezzo elevato che ne impediva l’acquisto da parte dei locali. L’immissione sul mercato africano di una parte dei carichi diretti in Europa ha mutato lo scenario, rendendo disponibile ai potenziali consumatori la sostanza a condizioni più favorevoli (soprattutto nella versione “tagliata” conosciuta come crack-cocaine). Il consumo di droga, dopo aver piagato i tessuti sociali dei Paesi industrializzati e di alcuni Paesi in via di sviluppo, si sta diffondendo ora nel Golfo di Guinea, dove sinora l’unico stupefacente prodotto e consumato sul territorio era stata la marijuana. 
Le opportunità lucrative offerte dal narcotraffico possono, inoltre, generare un peggioramento dei fenomeni di corruzione e inoculata gestione amministrativa (descritti in precedenza). Il denaro circolante per effetto del transito della cocaina in questa regione costituisce una facile fonte di guadagno per chiunque operi nel settore, anche esternamente. Sempre più persone, dunque, saranno sedotte dalle possibilità di guadagno e distolte da attività lecite, ma decisamente meno remunerative. Inoltre, come conseguenza indiretta, l’afflusso e la circolazione di ingenti quantità di denaro dà luogo a spinte inflattive che danneggiano quanti risultano estranei alle logiche malavitose. Nondimeno, il radicamento delle reti criminali mina le fondamenta del processo di costruzione di entità statuali solide e resistenti alle influenze esercitate da attori esterni. Tali organizzazioni assumono sovente carattere transnazionale ed operano senza difficoltà in contesti geografici diversi, ramificandosi anche grazie al sostegno degli emigranti stabilitisi in Europa.
Sarebbe eccessivo soffermarsi sulla gravità dei rischi corsi dai Paesi toccati dalla dinamica sin qui descritta, più utile risulta invece la formulazione di alcune proposte per orientare l’attività di contrasto cui la comunità internazionale è chiamata a contribuire, precisando che le stesse non si presumono né risolutive né di facile implementazione.

Al fine di contrastare il fenomeno del traffico di cocaina attraverso l’Africa è opportuno operare in una duplice direzione: da una parte, intervenire a livello sociale e normativo nei Paesi dove lo stupefacente è consumato, stimolando una contrazione della domanda, dall’altra agire direttamente nel Golfo di Guinea, esercitando pressione sugli Stati interessati dal fenomeno del transito. 
In questo contesto è consigliabile attuare misure di consolidamento dell’autorità statuale legittima, mediante percorsi formativi rivolti ai dipendenti della pubblica amministrazione, segnatamente operanti nelle zone più periferiche. La diffusione capillare della rete burocratica è condizione imprescindibile nel travagliato percorso che conduce al consolidamento di istituzioni altrimenti claudicanti. Il rapporto centro/periferia rappresenta per i governi africani un banco di prova della propria legittimazione quali rappresentanti dell’intero corpo sociale nazionale. Le peculiarità etniche, confessionali e linguistiche dei gruppi presenti sul territorio espongono gli Stati del continente al rischio di conflittualità e rivendicazioni. L’Italia potrebbe incentrare la propria strategia cooperativa sul trasferimento, mutatis mutandis, del modello amministrativo su base comunale, applicato secondo il principio di sussidiarietà. Lontano dalla capitale e dai centri più importanti, infatti, lo Stato è incapace di assicurare alcunché ai cittadini, a causa dei problemi esposti nella prima parte di questo lavoro. È in queste aree che le reti informali mantengono una rilevanza ragguardevole, agevolando il lavoro dei trafficanti. Per spezzare il vincolo di fedeltà ai gruppi etnici e clanici è necessario realizzare la fornitura dei servizi pubblici essenziali da parte delle strutture statali: il senso di appartenenza è indirizzato verso i soggetti che aiutano individui e famiglie a sopperire alle proprie necessità primarie. Un aumento cospicuo delle capacità di governo promuovono la formazione, inoltre, potrebbe favorire la formazione di soggetti politici non necessariamente fondate sull’appartenenza tribale, ma su identità collettive separate e repertori conflittuali di minore intensità, regolati da prassi condivise e inerenti una gamma più vasta di territori, popolazioni e tematiche.

In aggiunta a questo processo di rafforzamento dell’autorità statale, che sortirà effetti solo nel lungo periodo, le forze di polizia ed i militari locali possono essere coadiuvati, nell’esercizio delle loro funzioni, da colleghi provenienti dai Paesi europei, nonché dagli Stati Uniti, previa la sottoscrizione di accordi bilaterali con gli Stati sui cui territori tali attività insisteranno. 
Il traffico di cocaina attraverso il territorio africano assurge a banco di prova della capacità, da parte dei Paesi direttamente coinvolti, di assumere il controllo dell’intero territorio nazionale, garantendo sicurezza e stabilità, nonché la fornitura dei servizi pubblici essenziali. La scarsità di risorse a ciò destinabili e la mancanza di expertise amministrativo impongono un intervento internazionale, in particolare a carico degli Stati europei, sui cui mercati gli stupefacenti saranno introdotti, con le nefaste conseguenze cui l’opinione pubblica è purtroppo abituata a confrontarsi. 
 

*Seconda parte di un articolo che riepiloga l’analisi curata da Gabriele Natalizia, Alessandro Ricci e Francesco Tajani su incarico dell’Ufficio del Rappresentante Personale per l’Africa del Presidente del Consiglio dei Ministri in occasione del vertice G-8 del luglio 2009.

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