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TematicheCina e Indo-PacificoLa guerra in Ucraina riconferma le priorità strategiche di...

La guerra in Ucraina riconferma le priorità strategiche di Tokyo 

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A meno di un anno dall’inizio del suo mandato, il Giappone di Kishida Fumio si è trovato ad affrontare lo scoppio del conflitto in Ucraina. Se già sin dalla sua elezione alla presidenza del Partito Liberal Democratico era chiaro che la traiettoria strategica di Tokyo non sarebbe affatto cambiata, l’approccio adottato da Kishida in risposta alla crisi ucraina ha confermato che il primo ministro è risoluto nel portare avanti la linea impostata da Abe nel corso dell’ultimo decennio.

Novità e continuità dettate dal conflitto in Ucraina

L’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca sta lasciando un’impronta profonda, ma per nulla sorprendente, sulla politica estera e di difesa del Giappone. Di fronte alla crisi, Tokyo si è prontamente pronunciata a sostegno di un ordine internazionale fondato sullo stato di diritto e non sulla forza. Il governo giapponese teme, infatti, che il comportamento coercitivo russo in Europa possa costituire un precedente che rischia di destabilizzare anche gli equilibri regionali dell’Indo-Pacifico e, in particolare, quelli nello stretto di Taiwan.

In risposta, Tokyo ha rinnovato l’attivismo diplomatico iniziato sotto Abe e volto a rafforzare il network di legami che il paese sta costruendo a livello internazionale con attori like-minded. Ad esempio, Kishida si è prontamente schierato al lato delle potenze occidentali del G7, imponendo, a differenza del 2014, rigide sanzioni contro Mosca e revocandone lo status di most favored nation. Alla luce delle azioni russe, il governo di Tokyo ha inoltre accantonato la risoluzione della disputa riguardante le Isole Curili, le cui negoziazioni, a detta dell’ex ministro della difesa Onodera, probabilmente non proseguiranno durante questa amministrazione. 

Alla luce di queste circostanze, Kishida è andato ad approfondire il coordinamento e dialogo con i paesi dell’UE e, soprattutto, con la NATO. Sia Kishida che il Ministro degli Esteri Hayashi hanno, ad esempio, incontrato il segretario generale NATO Stoltenberg. Hayashi ha anche preso parte all’incontro dei ministri degli esteri dei paesi dell’Alleanza Atlantica. Kishida si è infine proposto come intermediario tra i membri del Quad, la cui continuità rimane legata all’incognita India. Il rifiuto di Nuova Delhi a denunciare le azioni del Cremlino ha suscitato le critiche di Canberra e Washington, rischiando di deragliare la fiducia reciproca tra i membri del meccanismo quadrilaterale. Di fronte a questo dilemma, Kishida si è recato in visita ufficiale in India, dove ha riconosciuto gli interessi strategici di Nuova Delhi, senza però sottrarsi a una “discussione schietta” sulla questione Ucraina. È probabile che il primo ministro giapponese continuerà a intercedere tra India e gli altri due partner anche durante il prossimo Summit previsto per il 24 maggio proprio a Tokyo.

La crisi in Ucraina è quindi divenuta un tema centrale dell’agenda diplomatica giapponese. L’obiettivo della leadership di Tokyo è quello di assicurarsi che il dibattito riguardo a questo conflitto non rimanga confinato alla sola stabilità della regione transatlantica ma che si estenda al riconoscimento delle sue implicazioni in un teatro più ampio, quello dell’Indo-Pacifico. Il tour diplomatico in corso, che spazia da paesi del Sudest asiatico a paesi europei, ne è una chiara dimostrazione. Durante la visita di Kishida a Bangkok, ad esempio, il tema della crisi in Europa è stato affiancato dall’annuncio di un nuovo accordo per il trasferimento di equipaggiamenti e tecnologie di difesa. Analogamente, Tokyo ha annunciato un nuovo accordo di difesa con il Regno Unito volto a definire le basi legali per il reciproco scambio di forze militari e la loro partecipazione a esercitazioni congiunte. Nonostante gli accordi non siano direttamente collegati alla questione Ucraina, questa crisi, così come la sua estensione per associazione alla sicurezza dell’Indo-Pacifico, ne ha sicuramente accelerato le trattative.

A livello domestico, il conflitto in Ucraina ha infine rinvigorito il dibattito preesistente riguardo la necessità di rafforzare le capacità difensive del paese. Pochi giorni dopo l’avvio delle operazioni russe, l’ex primo ministro Abe ha avanzato l’ipotesi che il Giappone autorizzi il dispiegamento di testate nucleari americane sul proprio territorio sulla base di accordi simili a quelli che Washington mantiene con Berlino. Sebbene questa rimanga un’ipotesi estrema e, poco probabile vista l’opposizione di Kishida stesso, vi sono però altri temi caldi su cui la leadership giapponese sembra poter trovare il consenso. 

A fine aprile, il partito di governo ha, ad esempio, presentato al primo ministro una serie di proposte per la stesura della nuova National Security Strategy che verrà finalizzata entro la fine dell’anno assieme a due ulteriori documenti, le National Defense Program Guidelines e il Medium Term Defense Program. La bozza ambisce a incrementare il budget di difesa al 2% del PIL e a introdurre capacità missilistiche in grado di colpire preventivamente basi nemiche in qualità di capacità di contrattacco. Nonostante quest’ultima misura continui ad essere controversa in quanto vista come una violazione della tradizionale postura esclusivamente difensiva del paese, l’instabilità in Europa potrebbe facilitarne l’introduzione. 

Alice Dell’Era
Geopolitica.info

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