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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoGuerra in Ucraina: ricadute politiche inattese sulla Russia

Guerra in Ucraina: ricadute politiche inattese sulla Russia

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Solo un mese fa ben pochi osservatori credevano che il Cremlino avrebbe fatto ricorso a una guerra su vasta scala in Ucraina. E la maggior parte di essi non se ne era persuasa sulla base delle informazioni fornite dalle intelligence occidentali o di un ragionamento sulla finestra di opportunità che in questa fase si stava aprendo dinanzi a Vladimir Putin. Piuttosto, giungeva a tali conclusioni riconducendole al profilo psicologico del presidente russo o alle qualità aggressive del suo regime.

L’impressione, al contrario, è che la Federazione Russa abbia compiuto tale scelta in virtù di un cinico calcolo costi/benefici, capace di far apparire “razionale” l’opzione bellica. A fronte dei costi umani, più o meno prevedibili in caso di una guerra circoscritta all’interno dei confini ucraini, ed economici, essendo già nota la natura delle sanzioni che avrebbero colpito Mosca in caso di un’offensiva “maggiore” contro Kiev, agli occhi del Cremlino i benefici che ne sarebbero derivati in termini di potere e prestigio devono essere sembrati comunque maggiori.

Il problema è che non essendo immediatamente identificabili tutte le variabili di una guerra e risultando comunque complicato mantenere sotto controllo quelle già individuate, anche il più freddo dei calcolatori può incappare in errori macroscopici. Non si spiegherebbe altrimenti, perché spesso e volentieri gli Stati che aprono le ostilità finiscono poi per uscirne con le ossa rotte. In tal prospettiva, le prime ricadute politiche degli eventi ucraini sembrano mettere a rischio i calcoli del Cremlino sulla “razionalità” delle sue scelte. Sono già emerse, infatti, alcune conseguenze indirette della guerra che non erano prevedibili da Mosca prima che l’offensiva fosse lanciata e che prospettano l’emergere di un’eterogenesi dei fini.

L’attacco russo, anzitutto, condizionerà il dibattito interno alla NATO sul nuovo Concetto Strategico. Non solo ricompattando gli alleati al cospetto di un “ritrovato” nemico, ma probabilmente rafforzando anche le posizioni di quanti – i Paesi dell’Europa orientale – erano contrari sia a un’evoluzione “globale” dell’Alleanza che a un’equiparazione delle minacce provenienti dal Fianco est a quelle provenienti dal Fianco sud.

In secondo luogo, essa incentiva l’Unione Europea a superare quell’immagine di potenza “normativa” con cui a lungo si era identificata e a entrare nelle dinamiche della politica di potenza, come fanno presagire le parole sulla fornitura di armi agli ucraini del presidente della Commissione Europea Ursula von Der Leyen. Nel medio termine, inoltre, ha impresso nuovo slancio alla mozione francese sull’autonomia strategica europea e sulla cooperazione continentale in tema di difesa promossa nell’ultimo lustro dal presidente francese Emmanuel Macron.

Una terza conseguenza della guerra, invece, riguarda il rapporto tra Russia e Germania. L’escalation in Ucraina ha fatto sì che Berlino, che fino a poche settimane fa era il maggior “pontiere” tra Mosca e l’Europa, accettasse progressivamente le sanzioni sullo SWIFT, la sospensione sine die del gasdotto Nord Stream 2 e la fornitura di armi letali all’esercito di Kiev. Non solo, sembra averla indotta a mettere in discussione quasi ottant’anni di attitudine pacifista, che l’aveva confinata al ruolo di piccola potenza in campo militare a fronte di quello di grande potenza in campo economico. Il cancelliere Olaf Scholz, infatti, ha annunciato uno stanziamento di circa 100 miliardi di euro in difesa, che garantirebbe alla Germania nuove capacità belliche e le permetterebbe anche di soddisfare la soglia del 2% da anni richiesta in sede NATO e a cui si era sempre sottratta.

Strettamente collegata alla questione della mancata attivazione del Nord Stream 2 è una quarta conseguenza inattesa della guerra, ovvero il rallentamento che subirà il progetto perseguito congiuntamente da Berlino e Mosca di trasformare la prima nel principale hub energetico europeo grazie al gas russo. Questo era stato denunciato a più riprese da polacchi, estoni, lettoni e ucraini e con il tacito sostegno americano di essere una sorta di riedizione del patto Ribbentrop-Molotov. Dopo anni di derisioni e accuse di allarmismo, la storia sembra aver dato loro – almeno parzialmente – ragione. La necessità di diversificazione degli approvvigionamenti, funzionale a rendere l’Europa più autonoma dalla Russia, potrebbe far acquistare peso politico all’Italia. Questo implicherebbe il rilancio del progetto dell’hub energetico meridionale, grazie alle tante fonti di approvvigionamento a cui il nostro Paese per via della sua posizione strategica può attingere, dall’Algeria alla Libia, dal Mediterraneo orientale all’Azerbaigian.

Un’ultima conseguenza negativa della guerra per Mosca è il rilancio politico-diplomatico di due Stati che fino a poche settimane fa sembravano diventati dei “paria” all’interno dell’Unione Europea, vale a dire Polonia e Ungheria. Soprattutto la prima, la cui politica estera nel post-Guerra fredda è stata fortemente orientata a una forte contrapposizione con la Russia, sta conoscendo una vera e propria ribalta. È divenuta, infatti, il principale corridoio di soccorso umanitario ai profughi di guerra e, al contempo, la principale via di transito per i rifornimenti bellici alle Forze Armate ucraine. L’uscita dal vicolo cieco in cui Varsavia sembrava essersi cacciata negli ultimi anni, è stata immortalata da Papa Francesco, che ha lanciato un messaggio di encomio per quanto stanno facendo in questi giorni la Polonia e i polacchi a sostegno dell’Ucraina.

Questi cinque mutamenti provocati dall’offensiva russa sembrano difficilmente reversibili nel breve termine e prospettano costi preoccupanti per la Russia in termini politici anche dopo la fine delle ostilità. Mosca si trova a questo punto nella scomoda posizione di chi non può tornare indietro sui suoi passi, ma che proseguendo sul tragico percorso intrapreso rischia persino di peggiorare le cose. Seppure vincesse sul campo di battaglia, la sua rischia di rivelarsi in una vittoria di Pirro.

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