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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoLa guerra in superficie e quella in fondo al...

La guerra in superficie e quella in fondo al mare

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Il conflitto in corso in Ucraina è stato spesso catalogato come guerra d’attrito, del genere che pensavamo fossero ormai superate, quantomeno in territorio europeo. Allo stesso tempo ne è in corso un altro, meno visibile, tra gasdotti e cavi sottomarini, ma altrettanto importante e forse ancor più rilevante da un punto di vista strategico. Le recenti rilevazioni del Wall Street Journal, secondo le quali la Polonia è stata la base operativa di sabotatori ucraini per l’attacco subacqueo ai gasdotti Nord Stream del 26 settembre scorso, sembrano confermare sospetti sempre più diffusi

Un’ulteriore rivelazione giornalistica, questa volta condotta dai media olandesi Nos e Nieuwsuur e dai tedeschi di Die Zeit e ARD, ha reso noto pochi giorni fa che fu l’intelligence militare olandese ad avvisare, nel giugno del 2022, la CIA di un piano d’attacco ucraino contro i gasdotti Nord Stream. Pochi dubbi insomma. Con toni iperbolici, qualche osservatore ha definito la distruzione dei gasdotti di fatto il più grave attacco contro la sicurezza della Germania mai scatenato dopo l’8 maggio 1945, giorno della resa del Terzo Reich, oltre a costituire un gravissimo attacco alla sicurezza energetica dell’Unione europea, come va ripetendo inascoltato in questi giorni il ministro degli esteri ungherese, Péter Szijjártó. Al netto della retorica, anche se la proprietà dei gasdotti era riconducibile in maggioranza al monopolista russo Gazprom, la questione è fortemente e soprattutto strategicamente una questione europea. Sotto l’acqua ribollente di metano nel Baltico c’è uno dei motivi dell’escalation della guerra mossa da Putin all’Ucraina e ora al punto di non ritorno. Autorevoli voci statunitensi definirono l’esplosione »una splendida opportunità per mettere definitivamente fine alla dipendenza dell’Europa dall’energia russa«, come ebbe a dire la vicesegretaria di Stato, Victoria Nuland. 

La questione è delicata. Come hanno avvertito i funzionari europei, il sabotaggio di due gasdotti tra la Russia e l’Europa dovrebbe servire da campanello d’allarme per il continente per proteggere le sue infrastrutture critiche.  La Norvegia, che ha sostituito la Russia come maggiore esportatore di gas verso l’Ue sulla scia dell’invasione, sta dispiegando le forze armate nelle installazioni di gas e petrolio. Uno dei principali ufficiali militari norvegesi ha avvertito che il paese scandinavo deve prendere sul serio la minaccia alle sue infrastrutture, con gasdotti che conducono a Regno Unito, Germania, Francia, Belgio e ora alla Polonia. Bisogna ricordare infatti che, poche ore dopo le esplosioni, è stato inaugurato ufficialmente un nuovo gasdotto dalla Norvegia alla Polonia. Considerando i gasdotti subacquei esistenti o in corso di realizzazione nel Mediterraneo, inclusi quelli che arrivano in Italia, la minaccia diventa una questione decisamente europea e non può venire sottovalutata, almeno non dalle nazioni che affidano ai tubi il loro import – export di energia. 

Silenziosa ma aspra, allo stesso tempo è in corso anche una guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, nelle profondità dell’Oceano Pacifico, per il controllo dei cavi sottomarini che garantiscono le trasmissioni Internet. Nel 2018 fu avviato un progetto tra Amazon, Meta e China Mobile per la realizzazione di un cavo sottomarino, che collegasse la California a Singapore, Malesia e Hong Kong. Non se ne fece nulla, ma nel 2021 la Casa Bianca presentò un nuovo progetto, ma senza cinesi e privo dello sbocco a Hong Kong. Quando sembrava che tutto fosse a posto e gran parte dei 12 mila chilometri di condotte erano state costruite, Washington decise di far saltare tutto. Però, sotto la superficie del problema e delle soluzioni ‘americane’ spunta sempre un motivo di riflessione, per tutti gli occidentali. La Casa Bianca pretende che il blocco di alleanze segua, acriticamente, la politica della ‘terra bruciata’ verso Pechino e non tutti vogliono dipendere da un sistema Internet prettamente Made in Usa. 

I gasdotti avevano legato Mosca all’Unione all’europea, la dipendenza dava a Putin un senso di sicurezza, lo strumento per condizionare gli europei e renderli più docili e interessati alle sorti della Russia. Il caso Nord Stream 2 è emblematico di come confliggevano gli interessi americani ed europei. Non si trattava soltanto di una questione economica, ma strategica. Quando Mosca ha capito che con Scholz il Nord Stream 2 non sarebbe stato al sicuro, il piano inclinato di minacce e contro-minacce è precipitato fino all’invasione dell’Ucraina e nella situazione odierna, dove c’è un’unica certezza. Sia a Est che a Ovest sanno che niente sarà più come prima: il cordone ombelicale che legava la Russia all’Europa, sul gas e non solo, è spezzato e ora galleggia in alto mare, o forse in fondo al mare dove pure è in corso un’altra guerra, non energetica, ma tecnologica. 

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