Scenari politico-strategici della guerra in Ucraina

Nell’ultimo summit NATO in Galles l’ammiraglio James Stavridis ha definito l’intervento russo in Ucraina (con uno specifico riferimento al romanzo di Huxley): l’inizio di un “nuovo mondo”. Questa citazione però è stata mal interpretata dalla stampa internazionale, che l’ha subito iconizzata come la dichiarazione di una rinnovata risolutezza da parte dell’Alleanza Atlantica. Quello che veramente Stavridis voleva dire, è che la comunità internazionale sta entrando in una nuova dimensione di conflittualità, sconosciuta alle generazioni passate e di cui le classi intellettuali e militari non conoscono bene le dinamiche e le possibili ripercussioni. L’ammiraglio si è riferito a questo nuovo tipo di warfare con il termine “ibrido”, intendendo con l’espressione l’impiego integrato di mezzi convenzionali e non convenzionali per portare avanti un’offensiva contro il nemico su diversi piani, anche al di fuori di quello militare.

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L’intervento ucraino e il nuovo warfare

Jhonson e Seely, trattando l’argomento, propongono il concetto di FSC (Full Spectrum Conflict): una chiave di lettura integrata che permette di inquadrare l’offensiva russa sotto un punto di vista cinetico, economico, politico e propagandistico. Essi ci fanno notare come al giorno d’oggi un’analisi unicamente politica o unicamente strategica delle operazioni risulta molto più incompleta che in passato e una comprensione sufficiente può avvenire solo attraverso la trattazione simultanea di questi aspetti.

La guerra ibrida non è una novità nella storia militare. Il termine infatti è comparso per la prima volta per descrivere la situazione in Libano nel 2006. Lo stesso concetto di ingaggio limitato è un antesignano di quella che è la guerra ibrida. L’attuazione di una strategia ibrida, però, oggi denuncia la presenza in Russia di un comando militare accentrato che è lontano dalla goffaggine delle operazioni Georgiane e Cecene. Solo una catena di comando efficiente che sappia orchestrare insieme le risorse prettamente esecutive con quelle collaterali, può portare ad un successo in questa circostanza.

La Russia con la sua operazione in Ucraina rivela di aver saputo adattare il suo potere militare alla nuova condizione regionale, sviluppando forze d’intervento rapide e altamente specializzate che gli permettono di conseguire obiettivi limitati a corto raggio ma in maniera molto efficace.

L’intervento Ucraino

Le operazioni sicuramente sono state a lungo calcolate. Poco è stato lasciato al caso nello scenario ucraino. Mosca ha subito puntato a fornire ai guerriglieri delle competenze e del personale che difficilmente sarebbero stati ottenuti nel breve periodo. Piccoli contingenti delle forze speciali russe, altamente addestrati, hanno affiancato le bande armate sin dall’inizio degli scontri. Questi operativi sono persone qualificate, preparate ad operare in teatri dove sono presenti dei civili e a pensare a come agire in relazione al fatto. Da questo punto di vista la natura strategica delle operazioni potrebbe essere accostata a quella che era la politica americana del win hearts and minds, sviluppata per il quadrante mediorientale. Militari e agenti del GRU hanno portato avanti operazioni di confidence building tra la popolazione per vincerne il favore. Agenti dei sevizi segreti inoltre hanno provveduto all’organizzazione di bande armate di auto-difesa tra i civili e al rifornimento di questi gruppi con mezzi e armi. In tutto ciò solo alla fine di Aprile il presidente Putin ha riconosciuto l’intervento russo in Ucraina. Le operazioni hanno visto infatti l’impiego di mezzi e uomini senza contrassegni, che ricordiamo sono illegali secondo il diritto internazionale.

A livello tattico i movimenti su vasta scala sono stati preceduti dalla securizzazione di obiettivi minori attraverso azioni rapide e leggere. Una volta assicurate le vie di rifornimento e i palazzi governativi locali, si è quindi passati alla fase di manovra, preceduta sempre da raffiche di artiglieria pesante sulle posizioni ucraine. Un esempio di questa tattica può essere visibile negli avvenimenti successivi al primo fallito protocollo di Minsk. Piccole ma molto efficaci incursioni da sud est e da est hanno spinto la Kiev alla firma del cessate il fuoco. Mosca ha utilizzato questo cessate il fuoco per ottenere una prima legittimazione dei ribelli ucraini e poi per posizionare le forze per la fase di manovra offensiva a Settembre del 2014. Questa è identificata dagli analisti con l’inizio della battaglia per l’ aeroporto di Lugansk. Il cessate il fuoco e la demarcazione della linea di contatto smilitarizzata dopo il primo protocollo di Minsk, hanno permesso il riposizionamento dell’artiglieria che è servita nell’offensiva contro l’aeroporto in questione. La struttura era stata progettata dai sovietici come un ostacolo strategico, in grado di resistere un attacco ingente. Il governo di Kiev non potendo e non volendo ingaggiare le forze russe in uno scontro aperto ha organizzato un corridoio di evacuazione per i contingenti nazionali, lasciando poche truppe a presidiare la posizione. La presa dell’aeroporto (proprio come le operazioni estive di Novoazovsk e Ilovaisk) è servita ai separatisti per fare pressioni sull’Ucraina per ulteriori concessioni territoriali. Nonostante le ultime negoziazioni e il nuovo cessate il fuoco al momento in cui si scrive gli scontri continuano, così come le rivendicazioni da parte dei miliziani pro russi di spingere il territorio da loro controllato fino alla frontiera amministrativa degli Oblast separatisti.

I teatri d’azione: Repubblica di Donetsk e Luhansk

Questo territorio rappresenta la spina dorsale della strategia russa. Fin tanto che esisterà uno Stato proxy all’interno del confini ucraini la NATO non accetterà il paese nell’alleanza restando lontano dai confini russi. I movimenti separatisti in queste zone all’inizio dell’estate del 2014 hanno ricevuto l’appoggio delle forze di Mosca, potendo così dichiararsi repubbliche indipendenti e assicurare il controllo della parte orientale delle regione a Mosca.

Al momento in cui si scrive forze ucraine si trovano ancora nelle zone di Avdiivka e Pisky e l’artiglieria tiene sotto tiro l’area di Donetsk. Al confine sud di Luhansk inoltre sembra che gli scontri continuano nonostante il cessate il fuoco soprattutto nei territori a sud di Pervomaisk. Infine si sono intensificate in entrambi Oblast le attività terroristiche nei confronti delle porzioni di territorio ancora in mano al governo centrale ucraino.

I teatri d’azione: Debaltseve

Questo è un importante hub ferroviario che collega Luganks e Donetsk. Al momento l’area si trova sotto il controllo delle forze separatiste. Le operazioni di conquista da parte dei ribelli sono state condotte da sue ovest e da nord est prendendo la città in poco tempo e lasciando alle forze ucraine la possibilità di ritirarsi verso Arteminsk.

Fondamentale è stato l’impiego dei veicoli corazzati russi e artiglieria pesante. La perdita della città è stato un grande colpo per gli ucraini dal punto di vista sia territoriale che logistico (Debaltseve infatti era uno degli ultimi cunei strategici che l’esercito ucraino aveva all’interno dei territori separatisti). Dopo questa conquista, le forze pro-russe sono in una posizione più forte rispetto a prima, avendo un collegamento ferroviario che unisce la Russia direttamente con la nuova linea di contatto.

I teatri d’azione: Maripuol

Questa città sarebbe il prossimo grande obiettivo dei ribelli.  Aleksandr Zakharchenko, capo delle forze di Donetsk ha dichiarato che Maripuol è un obiettivo strategico vitale perché permetterebbe al territorio dell’auto-dichiarata repubblica un sicuro approvvigionamento di acqua potabile. La città dopo il settembre 2014 ha scampato gran parte degli scontri ma a sud, fuori dalla città, i combattimenti continuano nonostante il cessate il fuoco. Lungo la città corre parallela alla costa sud l’autostrada H 20. Questa è già stata oggetto lotte tra i separatisti e i soldati ucraini. Questa città sarebbe un passaggio obbligato nel caso le forze ribelli decidessero di portare l’offensiva lungo la costa.

I teatri d’azione: Slaviansk

Slaviansk rappresenta la grande vittoria dell’esercito ucraino nello scenario. Ad aprile, piccoli contingenti russi, armati di armi leggere, aveva preso i palazzi governativi della città. Lo stesso mese il governo Ucraino ha lanciato la controffensiva liberando la base di Kramatorsk grazie all’impiego delle forze corazzate. A maggio, dopo una breve e tesa tregua, il governo lanciò un’offensiva su larga scala che portò alla conquista di tutti e 9 i check point intorno alla città. Un ruolo fondamentale è stato svolto dai veicoli corazzati e dalla superiorità numerica. La conquista della città, avvenuta a giugno, fece pensare ad una fine vicina della guerra in Ucraina. L’offensiva governativa è avvenuta in maniera veloce e efficace, ingaggiando gli avversari in maniera conseguenziale e attiva. La presa di Slaviansk è avvenuta in un momento in cui sicuramente il livello organizzativo e di potenza di fuoco dei ribelli era minore rispetto a quello di oggi e ciò ha giocato a favore dei militari ucraini.

I teatri d’azione: Crimea

La presa della Crimea a differenza degli altri scenari è avvenuta con un basso livello di violenza. Le truppe ucraine erano state ordinate di non ingaggiare a meno che non dovessero difendersi dal fuoco nemico. Questo ha permesso l’accerchiamento in breve da parte delle forze russe dei contingenti ucraini. La maggior parte delle operazioni è stata svolta dalla fanteria. L’impiego della marina e dell’aviazione è stato maggiormente di carattere preventivo e logistico. L’impiego di corpi speciali del GRU ha permesso di fare leva sula comunanza etnica della popolazione russa. Come dice Emmanuel Karagiannis dell’istituto di studi militari a Fort Leavenworth, Kansas: “The Russians have used very specialized, very effective forces. They don’t assume that civilians are cluttering up the battlefield; they assume they are going to be there. They are trained to operate in these kinds of environments”. A questo va aggiunto che l’intelligence russa era cosciente che le potenzialità di offensiva da parte dell’Ucraina erano piuttosto limitate e la promessa mobilitazione delle forze sul territorio si è rivelata presto un bluff governativo che non ha fermato l’avanzata di Mosca.

Gli scenari futuri

Ad un anno dal conflitto è ancora difficile stabilire quale sarà lo scenario ultimo dei combattimenti. Agenzie di intelligence e analisti da tutto il mondo continuano tutti i giorni a produrre scenari futuri analisi di contingenza. I piani di Putin rimangono ancora oscuri nel lungo periodo e solo il tempo rivelerà la natura dei fatti. Nei prossimi paragrafi tuttavia abbiamo riportato quelli che secondo noi rappresentano gli scenari più interessanti da prendere in considerazione. Fermo restando comunque che l’analisi condotta rimane meramente su un piano teorico.

Status quo

Congelare il conflitto sembra una scelta abbastanza logica in apparenza. In effetti la Russia ha già ottenuto quello che vuole con la creazione dell’ennesimo Stato proxy che securizzerebbe l’Ucraina dall’avanzata NATO. Il problema è che questa non è una soluzione attuabile nella situazione corrente. Le bande d’irregolari sul territorio sono ancora molte e Mosca deve fare i conti sia a Lugansk che a Donetsk con i sentimenti nazionalisti dei combattenti. I capi delle forze armate separatiste sono decisi ad andare fino ai confini amministrativi delle loro regioni e un eventuale rottura con i gruppi armati significherebbe per Mosca una grande grana proprio su confine orientale che fatica tanto a difendere.

Progetto “Novorassia”

Mentre oggi con il termine la stampa si riferisce a tutti i territori secessionisti, all’inizio dei combattimenti “Novorassia” identificava la possibilità per Mosca di unificare tutti i territori dagli Oblast secessionisti fino alla Trasnistria. L’obiettivo principale in questo scenario sarebbe sicuramente la città di Odessa la cui sottrazione porterebbe un grave colpo all’economia Ucraina. La nazione sarebbe definitivamente tagliata fuori dal Mar Nero soffrendo di conseguenza una grave perdita da un punto di vista strategico. Lo scenario include manovre d’incursione si larga scala che dovrebbero postare le forze pro-russe al di la del fiume Dniepr senza però i vantaggi di barriere naturali a difendere le forze pro-russe sul versante nord. La distanza tra il confine dei territori occupati e la Transnistria è di circa 700 KM. L’agenzia Stratfor per la realizzazione di tale scenario preventiva l’impiego di circa 30.000 uomini e un periodo di 14 giorni operativi. L’agenzia Mellow invece vede l’operazione più dilatata nel tempo preventivando un minimo di 20 giorni e l’impiego di 45.000 uomini.

L’opzione Dniepr

Uno scenario più realistico consiste nell’unificazione del territorio degli Oblast ribelli con il territorio della Crimea. Questo assicurerebbe un fronte comune per i territori occupati e permetterebbe anche di avere sicuri rifornimenti di acqua potabile. Forse però il vantaggio maggiore di questo scenario è l’ancoraggio delle forze di secessione all’elemento geografico più importante del territorio ucraino: il fiume Dniepr. Il territorio ucraino nella zona di riferimento è sostanzialmente pianeggiante e permetterebbe un avanzata della fanteria senza particolari ostacoli geografici. Il fiume sarebbe utilizzabile, una volta raggiunto, come un’efficace linea di difesa. Per questo tipo di operazione gli analisti preventivano l’impiego di circa 24,000-36,000 e due settimane operative. Questo scenario permetterebbe di prendere Maripuol e soddisfarebbe le aspirazioni dei ribelli. Il lato negativo dell’operazione è che lascerebbe le forze occupanti a difendere una stretta striscia di terra tra il mare e l’esercito ucraino per assicurare la comunicazione e i rifornimenti tra la Crimea e Donetsk.

Qualunque sia l’opzione che la Russia sceglierà in futuro sicuramente questa sarà commisurata agli obiettivi strategici di Mosca. La leva della minoranza rappresenta un fattore di cui la Russia non dispone al di fuori delle regioni russofone. Questo significa che spostandosi verso nord il livello di ingaggio e i tempi operativi sarebbero molto più dilatati e rischierebbero di innervosire l’occidente perché ci si avvicinerebbe pericolosamente agli stati baltici. È fuori da ogni dubbio che qualunque sarà la scelta di Mosca i russi continueranno a portare avanti piccole incursioni sul confine ucraino per sparpagliare ed indebolire il potere difensivo di Kiev. Tale strategia è stata la base dell’operazione “Ucraina” sin dalla prima ora e vista la superiorità numerica di cui godono i russi potrà portare altri vantaggi in futuro. Al momento la preoccupazione di Mosca è sicuramente quella di mantenere il controllo sulle forze ribelli che se dovessero soffrire di troppa autonomia potrebbero costituire un problema. A questo proposito sicuramente Mosca manterrà un ingaggio limitato commisurato alla forza difensiva ucraina di modo da non dare un margine di vantaggio troppo alto ai secessionisti e avere di conseguenza un’efficace leva nei loro confronti.