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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoGuerra in Ucraina: la prospettiva dell’Azerbaigian

Guerra in Ucraina: la prospettiva dell’Azerbaigian

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In seguito all’invasione russa dell’Ucraina, l’Azerbaigian ha cercato di bilanciare la necessità di rapporti normali con Mosca con la volontà di sostenere l’integrità territoriale e la sovranità ucraina. I rapporti che uniscono l’Azerbaigian con i due paesi hanno determinato la sua risposta di fronte alla guerra, e “neutralità” appare essere la parola d’ordine di Baku mentre cerca di preservare i suoi legami sia con Mosca che con Kyiv.

Politica di bilanciamento

Dopo la seconda guerra del Karabakh, la Russia ha aumentato ulteriormente la sua influenza nel Caucaso. Nella regione del Karabakh è infatti dispiegato un contingente russo di circa 2.000 peacekeeper, e nel 2021 la Russia ha inaugurato una struttura militare congiunta con la Turchia in Azerbaigian per aiutare a monitorare il cessate il fuoco. Inoltre, a febbraio 2022, dopo mesi di preparazione, Mosca e Baku hanno firmato un accordo di cooperazione che esclude politiche economiche dannose per le parti. L’accordo ha avvantaggiato l’Azerbaigian impegnando le parti a “costruire le loro relazioni sulla base dell’interazione alleata, del rispetto reciproco per l’indipendenza, della sovranità statale, dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità dei confini statali dei due paesi“. Ciò risulta fondamentale per un paese che per circa trent’anni ha subito un’occupazione di circa 1/6 del suo territorio, soprattutto considerando l’appartenenza dell’Armenia all’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (OTSC) guidata dalla Russia. Con le forze di pace russe di stanza nel territorio, Baku non può permettersi di alienare Mosca e rischiare che estenda totalmente il suo sostegno all’Armenia.

Inoltre, il fatturato commerciale tra Azerbaigian e Russia ha raggiunto quasi 3 miliardi di dollari nel 2021 e Mosca rimane uno dei partner commerciali più importanti di Baku. Questo contribuisce a chiarificare una delle ragioni per cui l’Azerbaigian non ha aderito alle sanzioni anti-russe. A questo punto, l’Azerbaigian non sembra essere nella posizione di potersi permettere un deterioramento dei suoi legami con la Russia. 

Allo stesso tempo, l’Azerbaigian ha legami storicamente saldi con l’Ucraina, la quale ha ripetutamente espresso sostegno all’integrità territoriale dell’Azerbaigian durante il conflitto del Karabakh. Dopo l’invasione russa, l’Azerbaigian ha inviato aiuti umanitari all’Ucraina per un valore di 5 milioni di dollari e ha consentito all’esercito ucraino e alle ambulanze di ottenere carburante gratuito dalle stazioni di servizio di proprietà dell’Azerbaigian, consapevole che questo avrebbe potuto portare a ripercussioni da parte della Russia. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inoltre recentemente indicato la capitale azera come possibile sede per i negoziati per il cessate il fuoco. Baku sta quindi cercando di mantenere un attento equilibrio tra questi due partner fondamentali. Una chiara indicazione di questo sforzo è stato il voto del Consiglio d’Europa che ha posto fine all’adesione della Russia. In tale occasione, anziché votare a favore dell’espulsione della Russia o del suo mantenimento nell’organizzazione, la delegazione dell’Azerbaigian ha optato per non presentarsi alle votazioni.

Il fattore energetico

Con l’intensificarsi della guerra economica tra Russia e Occidente, Baku pare essere in una posizione privilegiata per beneficiare dell’incombente crisi energetica presentata dai disordini nella regione. Sebbene la situazione nell’Europa orientale preoccupi la nazione del Caucaso, Baku potrebbe trarre vantaggio dalle circostanze, in particolare in relazione alle sue esportazioni di gas in Europa. Il brusco allontanamento della Russia dall’Unione Europea rappresenta infatti un’opportunità inedita per l’Azerbaigian, soprattutto se Bruxelles si muoverà nella direzione di una rinuncia all’acquisto di gas e petrolio russi.

Nel 2021, l’Unione Europea ha importato 155 miliardi di metri cubi di gas naturale da Mosca e solo 8,2 miliardi dall’Azerbaigian. Il vicino meridionale della Russia prevede di aumentare le sue esportazioni in Europa con una strategia di crescita delle esportazioni a lungo termine. Le autorità intendono infatti trasformare la regione del Karabakh, sotto occupazione armena fino a novembre 2020, in una zona di energia green, che consentirebbe all’Azerbaigian di aumentare la produzione di elettricità da fonti rinnovabili e di avere a disposizione una quantità maggiore di gas per l’esportazione.

La guerra russo-ucraina e l’ulteriore allontanamento della Russia dall’Occidente costituiscono una considerevole minaccia per la sicurezza energetica europea. L’attuale ambiente geopolitico restrittivo rafforza in modo naturale il partenariato tra l’Occidente e l’Azerbaigian e rende quest’ultimo sempre più fondamentale nella strategia europea di diversificazione energetica. A tale proposito, l’Italia si è già mossa nella direzione di concordare con l’Azerbaigian un aumento delle forniture di gas che verrà trasportato direttamente dal Mar Caspio a al Sud Italia attraverso il gasdotto TAP, con l’obiettivo di portare i flussi di gas da 7 a 10 miliardi di metri cubi. Pertanto, nel prossimo futuro è prevedibile una più stretta cooperazione tra l’Azerbaigian e l’Occidente sulle questioni energetiche.

Ripercussioni sulle relazioni Armenia-Azerbaigian

Il minimo storico nelle relazioni Russia-Occidente causato dall’invasione dell’Ucraina non può che riflettersi anche nel processo di pace Armenia-Azerbaigian. Una delle principali implicazioni della situazione attuale è legata al futuro del Gruppo di Minsk, la struttura creata dall’OSCE per incoraggiare una risoluzione pacifica del conflitto in Karabakh. In queste circostanze appare indubbio che questa missione sia destinata a essere relegata al passato, in quanto è altamente improbabile che una cooperazione pratica tra Russia e Occidente all’interno del Gruppo di Minsk sia possibile nel prossimo futuro.

Il 2 marzo, il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che l’avvio di negoziati per un trattato di pace con l’Azerbaigian è all’ordine del giorno del suo governo. A tal fine si dovrà procedere a implementare misure volte all’apertura della connettività regionale e alla delimitazione e demarcazione del confine tra Armenia e Azerbaigian, aspetti considerati fra i maggiori ostacoli rimanenti per una piena normalizzazione dei rapporti tra i due paesi. È ora plausibile aspettarsi che le parti riescano a portare a termine un simile trattato riconoscendo la loro integrità territoriale nel prossimo futuro. All’inizio di marzo, a seguito dei vertici di Sochi e di Bruxelles a cui i leader dei due paesi hanno partecipato nei mesi precedenti, il governo armeno ha infatti annunciato l’inizio dei lavori per la ricostruzione del tratto armeno della ferrovia Yeraskh-Julfa-Ordubad-Meghri-Horadiz, ovvero il collegamento ferroviario che attraversa la regione denominata dall’Azerbaigian “Corridoio di Zangezur“, considerata di rilevanza vitale per collegare l’Azerbaigian continentale con Nakhchivan, exclave azerbaigiana situata all’intersezione tra Armenia, Turchia e Iran.

Pertanto, sullo sfondo della guerra Russia-Ucraina, l’Armenia e l’Azerbaigian sembrano impegnati a superare le sfide nelle loro relazioni e ad accogliere le opportunità di pace emerse dopo la seconda guerra del Karabakh. Sebbene ci si possa aspettare poco o nessun coordinamento tra l’Occidente e la Russia nella mediazione di questo processo dopo la guerra in corso, in questo momento non sembra che ciò crei grandi sfide per il processo di pace e, al contrario, potrebbe offrire a Baku e Yerevan la possibilità di promuovere contatti bilaterali senza alcuna mediazione di terzi, il che aprirebbe un nuovo e importante capitolo dei trent’anni di negoziati di pace.

Per concludere

Nelle relazioni internazionali, l’Azerbaigian persegue storicamente una politica di equilibrio e neutralità sia nella politica di vicinato che nelle relazioni con paesi di altre regioni. Il mantenimento della stessa distanza con tutti i paesi è considerato il fondamento della politica estera degli interessi nazionali dell’Azerbaigian. Considerando le specificità della guerra in Ucraina, non sorprende quindi che la politica dell’Azerbaigian sia indirizzata a trovare bilanciamento e compromessi per mantenere relazioni positive con entrambi i paesi. 

Un ultimo fattore da tenere in considerazione è rappresentato dall’ eredità della mancata risoluzione di una serie di conflitti etnici e territoriali dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. I persistenti conflitti nel Caucaso hanno reso i paesi della regione vulnerabili alle manipolazioni e alle pressioni di Mosca. L’invasione russa dell’Ucraina ha dimostrato come Mosca sia disposta ad utilizzare strumenti coercitivi per tutelare i propri interessi nazionali, con ricadute anche drammatiche sui paesi coinvolti. La pericolosa situazione della sicurezza nella regione più ampia e l’influenza politica e militare ancora forte della Russia nel Caucaso meridionale lasciano a questi paesi poche scelte in questo critico sconvolgimento geopolitico. La risoluzione delle controversie territoriali risulta quindi fondamentale non solo per porre fine alla violenza persistente e allo spargimento di sangue, ma anche per consentire a questi paesi di affermare la propria sovranità e perseguire le proprie politiche estere senza condizionamenti.

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