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Appunti ucraini: la guerra d’attrito nel Donbass ed il superamento della crisi tattica ucraina

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Si continua a combattere nel Donbass, che resta, allo stato attuale, l’unico fronte della guerra in Ucraina dove le forze russe possono tentare di avanzare e riaprire anche la partita strategica del conflitto.

Dopo la vittoria nella battaglia di Severodonetsk e Lysychansk, le forze russe (soggette in questa fase a “rotazione”) non hanno fatto
progressi significativi verso Slovyansk o lungo il saliente Siversk-Bakhmut, i due poli dello schieramento difensivo ucraino. L’ingresso di truppe russe a Berestove (circa 30 km a nord-est di Bakhmut) è stato solo un palliativo e frutto della strategica conquista di Popasna, rispondente però alla precedente fase operativa.
I comandi ucraini hanno strutturato le linee difensive come se fossero cerchi concentrici in grado di reggere gradi diversi di pressione da parte del nemico e, contemporaneamente, di coprire la più ampia porzione possibile di territorio.
La prima linea difensiva del Donbass ha Siversk al vertice settentrionale e Bakhmut a quello meridionale, la seconda linea, che copre anche il fronte di Lyman, ha in Sloviansk e Kramatorsk i suoi capisaldi. Da evidenziare è come Kramatorsk funga da baricentro strategico dell’intero sistema difensivo ucraino e non sia solo parte del meccanismo settoriale del fronte centro-settentrionale.
Se a Kherson gli ucraini hanno dichiarato di voler portare avanti una importante offensiva, con l’obiettivo di arrivare ai confini con la Crimea, nel Donbass Kiev intende sfruttare ogni possibilità che il terreno offre per combattere una guerra d’attrito.
Tattica che finora sta dando i risultati sperati visto che i russi hanno condotto meno attacchi ed avanzato di meno in questi giorni che nel periodo della dichiarata “pausa operativa” del 7-16 luglio.
Le difficoltà incontrate dai russi sono dovute principalmente alla conformazione geografico-antropica del Donbass che, nell’area attualmente interessata dai combattimenti, è densamente popolato e vede l’esistenza di molti centri abitati, di varia grandezza, che favoriscono naturalmente i difensori.
La scelta di continuare a combattere secondo le logiche della francese “battaglia metodica” e di puntare massicciamente sull’utilizzo dell’artiglieria quale arma strategica è obbligata per i russi dato lo stato delle loro forze ma, contemporaneamente, implica una condotta lenta delle operazioni e quindi una certa difficoltà a raggiungere gli obiettivi che ci si pone con tempistiche rapide (se ne era già parlato qui: https://www.geopolitica.info/artiglieria-nella-battaglia-del-donbass/). Un esercito con una catena logistica inceppata e sotto pressione come quello russo non può sperare di ottenere vittorie strategiche nel Donbass in tempi brevi, anche perché impossibilitato a cogliere le occasioni che alcune situazioni favorevoli sul campo creano. Subito dopo caduta di Lysychansk, la crisi tattica delle forze ucraine non è stata sfruttata a dovere, basti pensare all’incapacità dei russi di chiudere le truppe nemiche in ritirata in una sacca nell’area di Bilorivka, punto di passaggio obbligato per il ripiegamento ucraino (se ne era parlato qui: https://www.geopolitica.info/crisi-tattica-ucraina-donbass/).

In una fase intermedia tra la cinetica “crisi tattica” e la susseguente “stabilizzazione” relativa del fronte del Donbass, lo Stato Maggiore ucraino ha scelto di iniziare una intensa campagna contro i depositi e le catene di rifornimento dei russi. L’utilizzo di HIMARS e MLRS consente agli ucraini di distruggere chirurgicamente i magazzini del nemico, in particolare quelli di munizioni, che servono ad alimentare la grande massa di fuoco d’artiglieria che la Russia utilizza per la sua “bataille conduite”.
I principali obiettivi di queste azioni, sebbene poco pubblicizzati rispetto a quelli del fronte meridionale, si trovano proprio nel Donbass, nel territorio delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk.
Il comandante in capo delle Forze Armate Ucraine, il generale Valerii Fedorovych Zaluzhnyi, ha dichiarato che l’artiglieria a lungo raggio fornita a Kiev dai Paesi occidentali alleati ha una funzione fondamentale anche per stabilizzare la linea di fronte nel Donbass. E questa stabilizzazione si attua, appunto, impedendo all’artiglieria russa di agire nel pieno delle proprie capacità operative. Ecco perché anche il Ministro della Difesa di Mosca, il generale Sergei Kuzhugetovich Shoigu, nella sua ultima ispezione al fronte, ha spiegato agli ufficiali russi che l’individuazione e la distruzione di HIMARS, MLRS e droni ha la massima priorità. In questa fase, il fronte del Donbass, nonostante si continui a combattere violentemente, sembra aver trovato una propria stabilità. E questo era un obiettivo importante da raggiungere per gli ucraini, che sono obbligati ad impedire ai russi di rompere la propria elastica linea difensiva per evitare non solo il ripresentarsi della appena superata – certamente per meriti propri ma anche e, forse, soprattutto per demeriti de nemico – “crisi tattica” ma anche una “crisi strategica” che presenterebbe ai generali di Kiev una situazione militare ben peggiore di quella del 24 febbraio.

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