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TematicheMedio Oriente e Nord AfricaGuerra di Gaza: terroristi sunniti, soldi sciiti

Guerra di Gaza: terroristi sunniti, soldi sciiti

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Israele si prepara all’offensiva all’interno della Striscia di Gaza per privare Hamas della sua “capacità militare”. Fanteria, corazzati ed artiglieria dell’IDF sono schierati alla frontiera con Gaza, lungo la linea dei kibbutz riconquistati dalle mani dei terroristi palestinesi nelle scorse ore.

Nel frattempo, l’aeronautica di Tel Aviv ha colpito sia l’Università islamica di Gaza, sia la casa di Mohammed Deif, alto ufficiale delle Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām e da più parti considerato come il teorico dell’operazione Al-Aqsa Flood

Qualcosa si muove anche a nord, nell’alta Galilea, dove sono stati lanciati missili dal Libano. In realtà, già dal 9 ottobre le autorità israeliane della zona avevano lanciato l’allarme per l’infiltrazione di miliziani nell’area di Alma Echaab, così come scontri con forze della Jihad Islamica si sono verificati al confine, tra Shtula (Israele) e Ayta el Caheb (Libano). 

Hezbollah ha dichiarato che qualunque attacco israeliano in territorio libanese riceverà una pronta risposta, ma anche di non essere coinvolta nelle operazioni di infiltrazione in Israele, rivendicate, invece, da sigle della galassia palestinese, come, appunto il Jihad Islamico Palestinese che, però, nonostante la matrice sunnita, degli sciiti filo-iraniani di Hezbollah è alleato.

Ad oggi, nonostante abbia annunciato l’uccisione di militari israeliani, Hezbollah si sta tenendo fuori dalla “guerra di Gaza” propriamente detta, agendo più da “non belligerante” benevolo con i palestinesi che non da attore protagonista nel conflitto.

Nella composizione della galassia terroristico-militare palestinese a Gaza e nella West Bank è frequente la presenza di sigle sunnite finanziate ed armate dall’Iran. Il sunnita Movimento per il Jihad Islamico Palestinese è stato finanziato fin dalle origini dall’Iran di Khomeini, per poi entrare in rotta di collisione con Teheran per il mancato appoggio nella guerra in Yemen (2014-in corso) contro l’Arabia Saudita, e ricevere nuovi fondi dai Pasdaran a partire dal 2019.

Ma, sotto questo profilo, il caso di Hamas, già costola palestinese dei salafiti Fratelli Musulmani, è emblematico. L’Iran sta, infatti, puntando molto su Hamas, non solo rifornendola di armi, ma anche addestrandone a tattiche più articolate di guerra asimmetrica le milizie. Se intelligence e apparati militari di Israele sono stati colti alla sprovvista dall’operazione Al-Aqsa Flood, come ammesso anche dal generale Omer Tishler, capo staff dell’Aeronautica israeliana, lo si deve anche alla “evoluzione” tattica di Hamas sostenuta dai Pasdaran. 

Anche in Cisgiordania (dove una sempre più aggressiva Hamas, supportata dagli altri nuclei del terrorismo radicale, si confronta con una sempre più remissiva ANP) la situazione inizia a farsi incandescente. Scontri tra pattuglie israeliane e gruppi di miliziani si sono verificati a Jalamah, Nablus, Salfit, Ramallah e Betlemme, fino al confine con la Giordania, in un totale di 13 insediamenti, senza soluzione di continuità, ma con l’intento di scoordinare le difese di Tel Aviv nella regione. 

Le azioni palestinesi in Cisgiordania sono espressione del gruppo “Fossa dei Leoni”, nato nel 2022, composto principalmente da giovanissimi combattenti ed alimentato da una grammatica ostile tanto all’ANP di Abu Mazen ed a Fatah, quanto alle vecchie sigle del nazionalismo palestinese. “Fossa dei Leoni” è molto vicina ad Hamas e sta collaborando fattivamente ad Al-Aqsa Flood.

Le operazioni speciali condotte dall’intelligence israeliana (Mossad, Shin Bet e Aman), che hanno portato alla decapitazione dei vertici, assieme al naturale ricambio generazionale di ufficiali, sia politici che militari, e truppa delle milizie di Gaza e Cisgiordania, hanno causato una “trasformazione” interna alle principali sigle del terrorismo palestinese, determinando anche traiettorie, alleanze e legami differenti rispetto al passato. La radicata presenza iraniana nella regione, che può permettersi di utilizzare milizie sunnite (o nate come tali) per combattere la propria proxy war contro lo Stato di Israele, è un segno evidente dei cambiamenti in atto.

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