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“Greenwashing” europeo? Le reazioni alla nuova tassonomia europea sul nucleare e sul gas naturale

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Nella notte di Capodanno la Commissione Europea ha comunicato agli Stati membri l’aggiornamento della tassonomia sulle attività economiche considerate sostenibili all’interno dell’Unione. Particolarmente controverso è l’inserimento nella lista dell’energia nucleare e del gas fossile. Tra Paesi contrari e favorevoli si accende il dibattito.

Il 22 giugno 2020 la Commissione Europea ha presentato una lista di attività economiche considerate “sostenibili” all’interno dell’Unione Europea, al fine di orientare l’azione di imprese, investitori e decisori politici verso un futuro più attento alla salvaguardia dell’ambiente. 

La “tassonomia europea” è poi entrata in vigore il 12 luglio 2020 con il regolamento 2020/852, e costituisce il primo reale tentativo di distinzione tra attività sostenibili a livello climatico e attività inquinanti. Il regolamento europeo si inquadra nel programma “Fitfor55”, il quale mira a raggiungere la neutralità climatica dell’Unione entro il 2050, con l’obiettivo intermedio nel 2030 di riduzione delle emissioni di gas serra del 55% rispetto ai livelli del 1990.

Nella notte di Capodanno scorsa la Commissione Europea ha introdotto (seppur non siano ancora entrate in vigore ufficialmente le modifiche) all’interno della tassonomia verde l’utilizzo del gas naturale e dell’energia nucleare, in quanto considerati “mezzi per facilitare la transizione verso un futuro prevalentemente rinnovabile”. Il gas naturale è infatti una fonte di energia meno inquinante rispetto al carbone, mentre lo sfruttamento di energia nucleare non comporta emissioni di gas serra. 

La proposta della Commissione giunge dopo un braccio di ferro durato mesi tra Paesi a favore e Stati membri contrari all’inserimento nella lista delle attività “pulite” dell’energia nucleare e del gas fossile. A preoccupare sono le implicazioni ecologiche ed economiche di tale decisione: l’utilizzo di centrali nucleari, infatti, comporterebbe la produzione di scorie radioattive di difficile gestione. Inoltre, etichettare un’attività economica “sostenibile” implica indirizzare verso di essa ingenti risorse e investimenti, a scapito di altre. 

Le reazioni dei Paesi contrari sono state forti. Robert Habeck, Vicecancelliere della Repubblica Federale di Germania e membro dei Verdi, ha accusato la Commissione di “greenwashing”, cioè di falso ambientalismo, e ha affermato che l’inserimento dell’energia nucleare e del gas naturale nella tassonomia europea indebolisce il valore stesso dell’etichetta di attività sostenibile. Della stessa opinione è Steffi Lemke, Ministro per l’Ambiente tedesco, anch’esso appartenente al partito dei Verdi. 

Alle reazioni da parte della Germania – la quale, nel frattempo, sta dismettendo le proprie centrali nucleari – si sono uniti anche Lussemburgo, Spagna e Austria. Quest’ultima ha anche intimato un’azione legale nei confronti della Commissione, nel caso energia nucleare e gas naturale entrassero ufficialmente nella tassonomia europea. 

I Paesi che invece si sono espressi a favore della proposta della Commissione Europea sono Finlandia, Polonia, Repubblica Ceca e Francia, i quali considerano l’energia nucleare necessaria nell’attesa della transizione a fonti di energia rinnovabile. La Francia, posta alla guida dei Paesi pro-nucleare, si affida – al momento – all’atomo per il 70% del proprio fabbisogno energetico, ma pianifica di dimezzarne la portata entro i prossimi 15 anni.

L’Italia non ha ancora espresso la propria posizione in merito. Greenpeace, Legambiente e WWF hanno manifestato il proprio malumore, e auspicano che il Governo esprima la propria ferma contrarietà alla nuova tassonomia verde. Greenpeace afferma che la proposta costituisce “un duro colpo all’impegno europeo per il clima e per l’ambiente”. Fortemente contrario è anche il Partito Democratico , che giudica la proposta sul nucleare “radicalmente sbagliata”, insieme al Movimento 5 Stelle e ad Europa Verde. Ad esprimersi a favore della nuova tassonomia europea è la Lega, che considera nucleare e gas fossile necessari “per limitare emissioni da carbone e ottenere bollette meno care per famiglie e imprese”.

In ogni caso, la Commissione non è intenzionata a concedere l’etichetta di sostenibilità senza condizioni. Nuove centrali di gas naturale potranno infatti essere costruite fino al 2030, a patto che le emissioni di CO2 siano inferiori ai 270 grammi per kilowattora, mentre pare, in base alle bozze di testo in circolazione, che nuove centrali nucleari possano essere costruite fino al 2045, a patto che non costituiscano “danni significativi” all’ambiente e siano dotate di strumenti e di criteri severi per lo smaltimento delle scorie radioattive.

La Commissione, dopo aver consultato gli esperti entro il 12 gennaio, dovrebbe adottare l’atto verso la fine del mese. La palla passerà dopodiché al Parlamento Europeo e al Consiglio, i quali avranno quattro mesi per discutere la proposta. Il Consiglio ha facoltà di bloccare il procedimento, ma è necessaria una maggioranza di 20 membri (cioè, il corrispettivo del 65% della popolazione dell’Unione Europea) a sfavore della proposta della Commissione. Numeri molto difficili da raggiungere: secondo le ultime indiscrezioni, anche il governo Scholz, nonostante le rimostranze di alcuni ministri, pare abbia intenzione di astenersi dal voto in seno al Consiglio europeo, consapevole delle difficoltà di costituzione di una coalizione contraria abbastanza ampia.

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